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17/03/2026 ore 20.20
Politica

Referendum giustizia, Di Biase (Pd): «Questa riforma non risolve nessuno dei problemi attuali»

L’esponente dem, in un appuntamento a Cosenza, spiega le ragioni del “No” alle urne: «Si tratta di un lavoro esclusivamente politico, non aiuta i tempi dei processi e i problemi dei cittadini». E sugli attacchi del centrodestra alla magistratura: «Il Governo punta a criminalizzare chi non la pensa come vorrebbero loro»

di Francesco La Luna

La battaglia per il referendum della giustizia continua a scaldarsi. A quattro giorni dall’apertura delle urne, prevista per domenica mattina, si moltiplicano gli appuntamenti per la chiamata al voto degli italiani. La riforma Nordio è ormai da mesi argomento di discussione e lunedì prossimo si conoscerà l’esito del quesito referendario. Il Partito Democratico, che continua il proprio posizionamento in opposizione alla riforma, spiega le proprie ragioni nel Palazzo della Provincia di Cosenza. Fra i relatori anche la parlamentare dem Michela De Biase, che spiega così le ragioni del “No”.

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«Questa riforma non affronta e non risolve neanche uno dei problemi che riguardano la giustizia e, quindi, la vita dei cittadini: non interviene sulla velocità dei processi, non risolve il problema della carenza di personale. Anzi, se possibile, diminuisce quelle che sono le garanzie per i cittadini. Questa è una riforma strumentale – prosegue la deputata – che ha come obiettivo principale non tanto la separazione delle carriere, quanto piuttosto uno smantellamento della Costituzione Italiana, che infatti verrebbe modificata in sette articoli. Noi, rispetto a questo referendum, siamo convinti della nostra posizione e siamo qui per ribadire le ragioni del no».

Di Biase: «Il Governo vuole criminalizzare chi non la pensa come loro»

La battaglia si è sviluppata anche sulle piattaforme social, con diversi post degli esponenti di centrodestra che hanno fatto discutere. Non ultimo quello relativo alla ormai arcinota famiglia nel bosco, con Meloni che ha attaccato i magistrati nonostante la legge che ha portato alla decisione di togliere i figli alla madre sia stata promulgata dal Governo della stessa premier.

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«Il governo Meloni – spiega Di Biase – ha stabilito, all’interno del decreto Caivano, che i genitori che non mandano i figli a scuola possono essere puniti fino a due anni di carcere. Io credo che alcuni fatti di cronaca non debbano essere strumentalizzati e che, al contrario, bisognerebbe consentire alla magistratura e agli assistenti sociali di sostenere e aiutare quelle realtà, perché tutto viene fatto nell’interesse dei minori».

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Una battuta da parte della deputata dem anche sul recente attacco della capa di gabinetto del guardasigilli Nordio, che ha definito la magistratura «un plotone d’esecuzione». In merito, Di Biase è molto dura: «Abbiamo già visto attacchi alla magistratura sul tema del centro in Albania e alla magistratura contabile sul Ponte sullo Stretto. Chiunque non sia allineato alle posizioni del governo viene delegittimato o, peggio, criminalizzato».

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Dal centrodestra, comunque, c’è anche chi accusa la sinistra di votare no soltanto per un sistema ideologico e di aver così tradito la propria natura garantista. E la figura più evocata dagli esponenti del sì è quella del partigiano e padre costituente Giuliano Vassalli, che già nei primi anni della repubblica parlava di separazione delle carriere.

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«I riferimenti che la destra fa a figure come Vassalli – attacca Di Biase – non hanno nulla a che vedere con questa riforma. Anzi, ritengo piuttosto inopportuno utilizzare il nome di una persona che oggi non può esprimersi su questo tema. Di una cosa però sono certa: essere favorevoli alla separazione delle carriere non significa voler smantellare la Costituzione. Oggi, purtroppo, il referendum si gioca soprattutto su questo punto».