Referendum giustizia, si vota fino alle 15 di oggi: piccolo vademecum per i ritardatari. A urne chiuse lo speciale su LaC Tv
Si riparte dal dato dell’affluenza: circa il 46% alle 23 di domenica. Calabria tra le regioni meno coinvolte dalla consultazione sulla riforma Nordio. Sfida finale tra le ragioni del Sì e del No
Si riparte dal dato finale delle 23 di domenica 22 marzo 2026: in Italia ha votato per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia quasi il 46% degli aventi diritto. Un dato che per la Calabria scende al 35,7%, uno dei più bassi in Italia, secondo un trend consolidato che vede la regione tra le più disinteressate alle chiamate alle urne. Che si tratti di consultazioni referendarie o elezioni cambia poco: i calabresi sono un popolo di astensionisti.
Dopo l’intera giornata di ieri anche oggi, fino alle 15, gli elettori sono chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale che interviene sugli articoli 104 e 105 della Costituzione, accompagnata da modifiche di coordinamento agli articoli 87, 102, 106, 107 e 110.
Subito dopo la chiusura inizierà lo spoglio delle schede che il network LaC seguirà in diretta con uno speciale a partire dalle 15 su LaC Tv.
Che cosa prevede la riforma
La proposta conferma il principio per cui «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», ma introduce una separazione più netta tra magistrati giudicanti e requirenti, cioè i pubblici ministeri. Non solo: prevede anche la distinzione dei rispettivi organi di autogoverno. L’attuale Consiglio superiore della magistratura verrebbe sostituito da due distinti Consigli, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e composti per due terzi da magistrati selezionati tramite sorteggio e per un terzo da professori o avvocati scelti da liste predisposte dal Parlamento.
La funzione disciplinare verrebbe invece affidata a un’Alta Corte, composta in maggioranza da magistrati estratti a sorte e, per la restante parte, da giuristi di comprovata esperienza individuati tra nomine presidenziali e sorteggio da elenchi parlamentari.
Le due posizioni in campo
Il confronto sulla riforma vede contrapposti, da un lato, la maggioranza di centrodestra che sostiene il governo e, dall’altro, l’Associazione nazionale magistrati insieme a gran parte delle opposizioni. Il dibattito si è progressivamente politicizzato, spostando l’attenzione dalle norme al confronto tra schieramenti. Ne deriva che spesso il giudizio sulla riforma si intreccia con valutazioni politiche più ampie, lasciando in secondo piano l’analisi tecnica del testo. Le ragioni del “Sì” e del “No” si sviluppano quindi non solo sul merito della riforma, ma anche sul contesto in cui essa è maturata.
Le ragioni del “No”
Una parte del fronte contrario alla riforma sottolinea come alcuni esponenti della maggioranza abbiano presentato il progetto come uno strumento per limitare il ruolo della magistratura nei confronti dell’azione di governo. Dichiarazioni di questo tipo hanno alimentato il timore che la riforma possa incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato, pur in assenza di norme esplicite in tal senso nel testo costituzionale.
Per questo motivo, votare “No” viene visto da alcuni come un segnale politico volto a difendere l’autonomia della magistratura. A rafforzare questa posizione contribuiscono anche valutazioni più ampie sul contesto politico internazionale e sui rapporti con governi percepiti come meno attenti ai principi dello Stato di diritto.
Le ragioni del “Sì”
Dall’altro lato, anche il fronte del “No” presenta elementi di criticità. L’intervento diretto dell’Associazione nazionale magistrati nella campagna referendaria, con la promozione di comitati e iniziative pubbliche, è stato interpretato da alcuni come un’ingerenza nel confronto politico. Questo ha contribuito a trasformare il referendum in uno scontro simbolico tra politica e magistratura.
Inoltre, secondo i sostenitori del “Sì”, molte delle critiche si baserebbero più su interpretazioni politiche che su una lettura puntuale delle norme. La riforma, infatti, non introdurrebbe un controllo diretto della politica sui magistrati, ma modificherebbe l’organizzazione interna dell’ordine giudiziario. Per chi la sostiene, votare “Sì” significa quindi evitare che la magistratura assuma un ruolo percepito come eccessivamente influente nel dibattito politico.
Le ragioni legate al merito della riforma
Guardando esclusivamente al contenuto delle norme, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene considerata da alcuni un completamento coerente della riforma del processo penale introdotta alla fine degli anni Ottanta, che ha segnato il passaggio a un modello accusatorio. In questo sistema, la distinzione tra chi accusa e chi giudica dovrebbe essere più marcata, per garantire maggiore equilibrio tra le parti.
Secondo questa impostazione, la riforma contribuirebbe a rafforzare il principio di terzietà del giudice e a chiarire il ruolo del pubblico ministero come parte processuale.
La questione del sorteggio e i limiti della riforma
Uno degli aspetti più discussi riguarda il ricorso al sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno e disciplinari. Per alcuni si tratta di una scelta coerente con la natura tecnica e non politica di tali organismi; per altri rappresenta un elemento di criticità. In ogni caso, il modello proposto non è isolato nel panorama europeo e si inserisce in un dibattito più ampio sull’organizzazione della magistratura.
Resta però un punto condiviso da molte posizioni: la riforma non interviene sul problema più rilevante della giustizia italiana, ovvero la lentezza dei procedimenti. Qualunque sia l’esito del referendum, il tema dell’efficienza del sistema giudiziario resterà centrale e richiederà interventi ulteriori.