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13/03/2026 ore 18.00
Politica

Referendum sulla giustizia, Cricenti (Cassazione): «Il Sì può dare un assetto più moderno al sistema»

Il consigliere della Suprema Corte spiega perché è giusto fa passare la riforma tra separazione delle carriere e riforma del processo penale

di Battista Bruno

Sui temi dell’imminente referendum abbiamo sentito il dottor Giuseppe Cricenti Consigliere della Corte di Cassazione e scrittore.

Il referendum sulla giustizia viene presentato dai promotori come un passaggio decisivo per cambiare il funzionamento della magistratura. Perché, secondo lei, votare Sì è oggi necessario?

Io penso che la separazione delle carriere è uno dei requisiti per realizzare il processo accusatorio, il quale ha due elementi distintivi: il primo è che la formazione della prova si fa in contraddittorio, a differenza che nel sistema inquisitorio dove invece la prova è formata dall’inquirente (Pm o giudice istruttore), e ciò comporta che l’imputato partecipa in contraddittorio alla formazione della prova. Ma l’altra caratteristica è proprio la separazione delle funzioni e delle carriere, che impone che il PM sia una parte al pari della Difesa.

I critici sostengono che questo referendum rischi di indebolire l’autonomia della magistratura. Come risponde a chi teme un possibile condizionamento politico dei giudici?

Più che basato su argomenti, mi sembra basato su slogan. Intanto, il giudice resta terzo ed imparziale, nessuna norma poi prevede la sottoposizione del PM al controllo del potere politico. Rimane l’obbligatorietà dell’azione penale e rimangono le regole del processo penale che impongono al PM di chiedere l’archiviazione in caso di elementi insufficienti. Dunque, il ruolo processuale del PM rimane lo stesso, e così la sua autonomia di azione. Segnalo poi che il numero dei membri di nomina parlamentare all’interno dell’Alta Corte di Giustizia viene ridotto da un terzo (attualmente sono cinque su quindici) ad un quinto (saranno tre su quindici). Infine, la legge prevede che dei collegi della Corte disciplinare debba per forza far parte un togato. Dunque, il potere politico riduce la sua partecipazione alla Corte disciplinare e garantisce che nei collegi ci sia un togato.

Molti cittadini percepiscono la giustizia italiana come lenta e inefficiente. In che modo l’approvazione dei quesiti referendari potrebbe migliorare concretamente la vita dei cittadini?

Questa è una riforma che ha altri obiettivi, che sono quelli di garantire una giustizia forse un po' più giusta, ed una maggiore indipendenza del singolo magistrato dalle correnti. Non ha come effetto diretto di ridurre i tempi. Ma ovviamente nessuna riforma ha lo scopo di risolvere tutti i problemi, ogni riforma ha le proprie ragioni. Se aspettiamo quella che li risolve tutti non ne facciamo alcuna. Ciò non toglie, tuttavia, che, da un lato, la separazione può avere effetti garantisti, se è portato a compimento il processo accusatorio, e, per altro verso, un CSM meno condizionato dalle logiche correntizie sarà un organo che contribuisce ad una maggiore efficienza, con direttive di organizzazione degli uffici più rispondenti ad interessi generali anziché a logiche di corrente.

Alcuni osservatori ritengono che riforme così delicate dovrebbero essere affrontate dal Parlamento e non tramite referendum. Perché, invece, ritiene importante affidare questa scelta direttamente agli elettori?

Infatti, è stata affrontata dal Parlamento, ma, trattandosi di una riforma della Costituzione, che non ha avuto in Parlamento l’approvazione dei due terzi, va confermata con referendum, che dunque è necessario perché la legge entri in vigore.

Nel dibattito politico il referendum ha diviso partiti e opinione pubblica. Che messaggio politico manderebbe un’eventuale vittoria del Sì?

Manda un messaggio politico- costituzionale più che altro, e cioè che si può cominciare finalmente a dare alla giustizia un assetto più moderno, più garantista, cioè che si può cominciare a fare delle riforme anche in vista di una migliore efficienza. Viceversa, una vittoria del No comporterà che per almeno una generazione non si parlerà più di una riforma della giustizia.

Se il Sì dovesse prevalere, quale sarebbe secondo lei il primo passo che la politica e le istituzioni dovrebbero compiere per completare la riforma della giustizia?

Secondo me dovrebbero portare a compimento la riforma del processo penale in senso pienamente accusatorio. Poi vanno fatte le riforme che assicurino celerità nei processi, e certezza del diritto.