Sezioni
Edizioni locali
03/02/2026 ore 13.00
Politica

Referendum sulla giustizia, la sorpresa dai sondaggi: il No in forte recupero. Per i fuorisede salta il voto online

Secondo una rilevazione effettuata dall'istituto Ixe, a gennaio i contrari alla riforma Nordio sono vicini al 49,9%. Il Governo boccia gli emendamenti delle opposizioni per far votare i studenti e lavoratori da remoto. Il sottosegretario Ferro: «Non ci sono i tempi tecnici»

di Massimo Clausi
Magistrati protestano contro la separazione delle carriere

Il Tar del Lazio ha confermato i dati del 22 e 23 marzo per lo svolgimento del referendum sulla separazione delle carriere. La politica si sta infiammando sul tema, visto soprattutto dal centrodestra come una battaglia epocale. Un po' meno i cittadini a dire il vero. Intanto emergono i primi sondaggi con qualche risultato a sorpresa.

Uno degli ultimi è stato realizzato dall'istituto Ixe. Stando alla fotografia scattata dall'istituto di ricerca, il fronte del Sì, a gennaio 2026, si attesterebbe intorno al 50,1% (contro il 53% di novembre) mentre quello del No sarebbe al 49,9% (47% a novembre). Per quanto riguarda l'affluenza, il 61,5% degli italiani dovrebbe partecipare alla consultazione, che non prevede però un quorum: significa che il referendum sarà considerato valido a prescindere dalla partecipazione essendo una consultazione confermativa.

«Nordio non risolverà i problemi della giustizia: la magistratura non sia condizionata dal potere», da Catanzaro il No alla riforma

Certo la campagna elettorale è ancora molto lunga e non è detto che i dati rimarranno questi. Venerdì all'inaugurazione dell'anno giudiziario il primo presidente della Cassazione, Pasquale D'Ascola, ha invitato tutti a «un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione fra le istituzioni, che permette lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della giustizia».

Questo dialogo però non sembra al momento esserci perché, come spesso accade, il referendum ha travalicato i confini della giustizia e si è fatto sempre più politico. Basti pensare che nella stessa occasione il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha definito “blasfemo” il tentativo di spacciare questa riforma come la voglia di sottomettere il potere giudiziario a quello politico . Un termine forse poco appropriato che ha scatenato la dura reazione dell'Anm, ma anche delle opposizioni.

«Sarà più difficile lottare contro la ’ndrangheta»: Borrelli smonta la riforma della giustizia

E a proposito del dibattito politico e dell’esito del referendum, l’ultima novità riguarda l’impossibilità per i fuori sede di votare da remoto. Mercoledì alla Camera la maggioranza ha respinto gli emendamenti con cui l’opposizione aveva chiesto di introdurre il voto per i fuorisede, già adottato in via sperimentale per i referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno del 2025 e per le elezioni europee del 2024. Il governo ha motivato il no agli emendamenti con ragioni di forma e non di merito.

La calabrese Wanda Ferro, sottosegretaria al ministero dell’Interno, ha detto che il governo non vuole penalizzare i fuorisede, ma che mancherebbero i «tempi tecnici» necessari ai comuni per attuare le procedure.

Gli emendamenti dell’opposizione prevedevano che la richiesta del voto fuori sede venisse fatta almeno 14 giorni prima del referendum: è una procedura normale, usata anche al referendum del 2025, quando i fuorisede avevano dovuto presentare la domanda almeno 35 giorni prima delle votazioni. Secondo Ferro, però, questo ha impedito di approvare la richiesta, perché i tempi per le procedure si sarebbero ridotti ulteriormente di due settimane. Come questo influenzerà sull’esito della consultazione non è dato saperlo. Secondo le opposizioni, che come detto danno grande valenza politica al referendum, questa dei tempi è una scusa del Governo per non allargare la platea degli aventi diritto.

Tornando alla Ferro, lei invece ha sostenuto che il governo non ha previsto una nuova sperimentazione perché nelle due precedenti, quella delle europee e quella dei referendum, il numero delle persone che aveva chiesto di votare fuori sede era stato inferiore alle aspettative: circa 24mila elettori alle europee e poco più di 67mila ai referendum (nel primo caso la misura era stata prevista solo per gli studenti, nel secondo anche per i lavoratori), a fronte di una stima, fatta dal governo, di 4,9 milioni di elettori fuori sede. Anche considerando la bassa affluenza dei referendum, pari a circa il 30 per cento, il governo aveva stimato, dice Ferro, di ricevere comunque circa 1,5 milioni di richieste.

Nelle altre due votazioni il governo aveva permesso il voto fuori sede con una «disciplina sperimentale», attraverso una deroga alla legge che impone agli elettori di tornare nel comune di residenza per votare. In entrambi i casi era quindi una misura temporanea, ma il fatto che fosse stata adottata già due volte aveva indotto molti a pensare che fosse l’inizio di una tendenza. Molto interessante soprattutto per la Calabria che ha un numero molto alto di fuorisede per studio o lavoro.

Ferro ha detto che il governo ha intenzione di continuare «su questa strada, ma con i giusti tempi». Per questo referendum dunque niente da fare, si va avanti come prima. Vedremo nei prossimi giorni quanto il dibattito influenzerà l'orientamento di voto degli italiani. Intanto il dato a sorpresa è questo recupero del No

?>