Regionali, Pappaterra si chiama fuori ma lancia un ultimatum al Pd: «Ora o mai più, scelga il coraggio del rinnovamento»
Il sindaco di Mormanno annuncia il passo indietro e si rivolge ai vertici dem: «La forzatura di Occhiuto ha costretto il partito a puntare su candidati già pronti ma è tempo di spezzare le logiche della conservazione e molti dovranno fare un passo di lato»
Paolo Pappaterra, giovane sindaco di Mormanno, non sarà della partita alle Regionali. Lo ha comunicato ai vertici del Pd e proprio al Partito democratico rivolge un appello: è vero che le dimissioni di Occhiuto hanno costretto il centrosinistra a una corsa contro il tempo e alla scelta di candidati già pronti e in grado di massimizzare il consenso ma è altrettanto vero che il rinnovamento non può più aspettare. Le Regionali, dunque, sono l’ultima chiamata: è il momento che i politici più stagionati si facciano da parte.
Che fa, si candida oppure no?
«Ho da poco comunicato ai vertici nazionali e regionali del Partito Democratico, non senza averli ringraziati per la loro stima, la volontà di non candidarmi in quanto per me sarebbe stato più naturale e coerente affrontare la competizione a livello regionale alla scadenza naturale della legislatura che sarebbe coincisa con la scadenza del mio mandato di sindaco e soprattutto spinta da un progetto di rinnovamento che era partito circa un anno fa a Mormanno in occasione degli Stati Generali sulle Aree Interne con la segretaria nazionale Elly Schlein e che si era ulteriormente consolidato con la recente elezione a segretario provinciale del Sindaco di Celico Matteo Lettieri sostenuta da un gruppo di giovani dirigenti ed amministratori sparsi sul territorio provinciale che non si sono seduti a tavoli spartitori ma hanno combattuto a mani nude con passione e coraggio. Le improvvise dimissioni del presidente Occhiuto con le conseguenti elezioni anticipate hanno costretto le forze politiche compreso il Pd ad assumere decisioni immediate e di emergenza che stanno conducendo alla composizione di liste con l’unico obiettivo di raccogliere quanti più voti possibili abbandonando, spero solo per questa circostanza, la strada di dare spazio anche a questo livello a un serio percorso di rinnovamento. Perché per me lo ribadisco il rinnovamento non è solo uno slogan come qualcuno va dicendo ma è un principio sacrosanto ed irrinunciabile senza il quale la politica non ha respiro e futuro».
Regionali Calabria, i partiti puntano sull’usato sicuro: anche i candidati (a volte) ritornanoIl nuovo corso della giovane segreteria provinciale quanto ha inciso nella formazione delle liste? Che spazio avranno i giovani amministratori del Pd?
«Il Pd è stato costretto ad assumere decisioni con il principale obiettivo di avere un largo consenso rinviando ad altre occasioni la strada di perseguire un serio percorso di rinnovamento. Il segretario provinciale si è trovato catapultato un mese e mezzo dopo la sua elezione nel pieno di una campagna elettorale regionale con organismi ancora incompleti. Ciò nonostante Matteo sta lealmente cooperando con la segreteria regionale provando ad inserire nelle liste ispirate dal Pd sindaci ed amministratori locali disponibili a candidarsi e questo mi scalda il cuore e mi lascia ben sperare per il futuro».
In Calabria si sperimenta un campo larghissimo, qualcuno dice che potrebbe essere un laboratorio nazionale. Lei che sensazione ha?
«Intanto mi faccia dire che è una grande notizia che dopo le ultime due sconfitte elettorali causate principalmente dalle divisioni questa volta il centrosinistra ha trovato la strada di compattarsi per affrontare nelle migliori condizioni possibili una sfida difficile. Non parlerei di campo larghissimo; si è costruita un’alleanza tra le forze del centro sinistra Pd, Avs e Movimento 5 Stelle con una poderosa area che vede insieme le forze di ispirazione liberale, popolare e riformista. Se questa sperimentazione avrà successo potranno dirlo solo gli elettori e in questo caso per come ha sostenuto un politico autorevole e di comprovata esperienza come Sandro Principe potrebbe essere una sperimentazione positiva unitamente a quella che ha portato all’elezione della Salis a Sindaco di Genova per le prossime sfide elettorali nazionali. Anche per la Calabria va dato merito alla nostra segretaria nazionale Elly Schlein di essere testardamente unitaria per tenere unito un fronte largo e composito che ha l’ambizione di governare il nostro paese senza dire che si tratta di una svendita ad alte forze della coalizione».
Che ne pensa della ricandidatura degli uscenti?
«Credo di aver risposto già prima. In una condizione straordinaria di chiamata alla armi di tutte le forze è evidente che il peso elettorale che possono mettere a disposizione dirigenti che da più tempo ricoprono o hanno ricoperto ruoli istituzionali diventa fondamentale. Detto questo confido ancora sulla possibilità che prima o poi il Pd superi queste logiche e dia spazio e fiducia a tanti giovani e donne bravi ed emergenti che lavorano quotidianamente sui territori a stretto contatto con la gente e soprattutto che alcuni politici più che alla loro conservazione capiscano quando è arrivato il momento di fare un passo di lato per generosità politica verso una nuova classe dirigente. In questa circostanza serviva più coraggio e purtroppo questo coraggio è mancato».
Come deve fare Tridico per attirare il voto degli astensionisti?
«Intanto mi lasci dire che la candidatura a presidente del professore Pasquale Tridico consente al centro sinistra di affrontare la competizione elettorale con fiducia e speranza a differenza del recente passato. Quanto a Tridico mi sembra si sia presentato bene, sta suscitando un profondo interesse in larghi strati della popolazione ed in particolare proprio tra quelle persone che negli ultimi anni avevano deciso di non andare più a votare perché delusi. Deve fare quello che sta facendo: parlare con chiarezza di ciò che non va bene in Calabria nei vari settori e rendere comprensibili a tutti le dieci priorità programmatiche oltre che realizzabili. Ma soprattutto stare in mezzo alla gente, ascoltarla, viverne i problemi e restituire fiducia. Oltre al suo percorso professionale ha colpito molto anche la sua storia familiare comune a tanti che rappresenta un forte valore identitario di chi si è costruito una bella prospettiva di vita superando difficoltà di ogni genere che può essere da esempio per tanti giovani che vogliono rimanere nella loro terra».
Occhiuto ha nelle sue fila molti portatori di voti importanti come l’assessore regionale Gallo, ad esempio. Ne centrosinistra non ve ne sono di quello livello. La partita è persa in partenza?
«Assolutamente no. Mai come questa volta la sfida per quanto difficile è assolutamente in equilibrio e contendibile. Dal 1995 ad oggi i calabresi non hanno mai premiato i governatori uscenti. Se il presidente Occhiuto ha imboccato questa strada evidente che oltre a puntare sul suo lavoro di questi anni confida molto sull’apporto che potrà arrivargli dai vari candidati. Va sicuramente riconosciuta all’assessore Gianluca Gallo la sua diffusa capacità di radicamento grazie a importanti ruoli di governo esercitati in questi anni che sicuramente rappresenta per il centro destra un valore aggiunto. Il centrosinistra dovrà rispondere con una rete di candidati radicati che a differenza del singolo valore siano capaci di fare un grande gioco di squadra seppure in una competizione con il voto preferenza, con liste rinnovate capaci di cogliere il voto di opinione. Se si sceglie solo la strada del voto di apparato non c’è dubbio alcuno che diventa inesorabilmente segnata».
In cosa secondo lei ha maggiormente fallito Occhiuto?
«Se Occhiuto ha fallito lo diranno gli elettori il 6 ottobre. Se proprio devo indicare delle negatività ne cito solo due: Il fatto di aver puntato tutto su se stesso, l’uomo solo al comando, dando scarso peso alla Giunta ed soprattutto ai Consiglieri Regionali che a mio giudizio essendo eletti dal popolo dovevano avere un ruolo e un peso maggiore nell’azione di governo e nelle scelte di indirizzo politico; l’altra negatività è senza ombra di dubbio la Sanità. Qui non si può scherzare: dire di aver cambiato le cose nel mentre in Calabria ancora si muore per mancanza di cure o casi di malasanità non è accettabile. Peraltro il presidente Occhiuto a differenza del presidente Oliverio al quale governi della sua stessa appartenenza politica (Renzi e Gentiloni) hanno negato il ruolo di Commissario, ha avuto sin dal suo insediamento il ruolo di Commissario/Presidente con un potere decisionale esclusivo tutto nelle sue mani e nella squadra di tecnici che ha nominato al Dipartimento regionale, nell’Azienda Zero e nelle Aziende Ospedaliere e Territoriali. Quindi su questo caso non ha alcun alibi da far valere».
Lei è un giovane sindaco delle aree interne: che ricetta si sente di dare in base alla sua esperienza contro lo spopolamento?
«La ricetta è chiara e nasce proprio dagli Stati generali della Montagna e delle Aree Interne che abbiamo organizzato a Mormanno: serve un vero e proprio Piano Marshall contro lo spopolamento a livello nazionale e regionale. Altro che accompagnare alla morte questi luoghi per come è scritto nella Strategia Nazionale approvata dal Governo: la considero uno sfregio alla dignità delle persone e bene ha fatto nei giorni scorsi la Conferenza Episcopale Italiana a prendere una chiara posizione su questo tema chiedendo al Governo ed al Parlamento di riconsiderare questa strategia mortale per i nostri paesi. Servono scelte e risorse e non palliativi. Le elaborazioni di Mormanno sono state raccolte in una proposta di legge che nei giorni scorsi è stata depositata alla Camera dei Deputati prima firmataria Elly Schlein. Mi auguro che anche a livello regionale la prossima legislatura metta questo tema al centro dell’agenda riprendendo un’analoga proposta di legge senza infingimenti e senza ipocrisie con l’obiettivo di ridare una speranza a quanti ancora vivono in questi luoghi meravigliosi».