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19/01/2026 ore 06.15
Politica

Regione, il capogruppo Pd Alecci: «La Calabria ha bisogno di un governo presente, non di campagne personali»

Per il consigliere regionale l’opposizione in Consiglio regionale è ben strutturata ed elenca le idee del centrosinistra su acqua, agricoltura e politiche industriali. E sul Partito democratico: «Nessuno detiene il marchio e io ringrazio iscritti e militanti che mettono passione per tenere aperti i circoli»

di Massimo Clausi

Nella scorsa legislatura regionale in molti hanno criticato l’assenza di mordente della minoranza di centrosinistra. Lo stesso Occhiuto, nel primo consiglio regionale, ha sottolineato come solo due esponenti di quel gruppo fossero stati riconfermati dai calabresi. Noi abbiamo parlato con uno dei due, Ernesto Alecci, oggi capogruppo del Pd per capire le prospettive della minoranza e del centrosinistra.

Salve, c' è l'opposizione?

«Sì, c’è e lavora ogni giorno. Come fatto in passato e come continua a fare sin dal primo giorno di questa nuova legislatura. Il nostro compito è garantire che la Regione sia all’altezza dei diritti dei cittadini: sanità pubblica efficiente, servizi essenziali, sviluppo e lavoro. Facciamo opposizione controllando e proponendo, non con slogan».

Chi la guida dopo la dipartita di Tridico?

«Ogni partito o movimento ha in aula i propri rappresentanti. Il Gruppo del PD è quello più nutrito, composto da 4 consiglieri accomunati da importanti esperienze amministrative e di radicamento sul territorio. Ciò comporta grandi responsabilità che ci assumiamo, dialogando continuamente con tutte le forze riformiste e civiche. Il lavoro procede con organizzazione e metodo, dentro e fuori l’Aula».

Su quali temi intendete incalzare Occhiuto, sanità a parte?

«Un’opposizione seria e coerente ha il dovere di analizzare e monitorare l’operato della maggioranza e proporre soluzioni nuove e più efficienti riguardo tutti gli aspetti della vita dei calabresi. La sanità in Calabria, come è normale che sia, è certamente il settore più importante e più sotto pressione, quello dove urge una ristrutturazione generale per quanto riguarda procedure, strutture, strumentazioni, personale. Dalla scorsa legislatura abbiamo ereditato dossier aperti e scottanti: infrastrutture e trasporti, ambiente e depurazione, spopolamento e aree interne, lavoro e sviluppo industriale, turismo, fondi europei e PNRR, politiche sociali e contrasto alla precarietà e alla povertà, monitoraggio degli enti strumentali. Negli ultimi 6 anni di governo di centrodestra la nostra regione non è stata protagonista di alcun salto in avanti. È ora di proporre nuove soluzioni».

Qual è la vostra visione di una politica industriale per la Calabria?

«Noi puntiamo su una strategia di filiera e innovazione: far diventare il turismo un’industria integrata con il settore agricolo, enogastronomico, culturale ed archeologico. Un turismo lento, esperienziale che possa dare una forte spinta occupazionale e soprattutto far rivivere i piccoli centri sul mare e nelle aree interne. Definire una politica di sviluppo energetico partendo dalle rinnovabili senza deturpare i territori ma anzi favorendo le comunità energetiche. Offrire sostegno vero alle start-up e PMI con incentivi stabili, semplificazione amministrativa, contratti di sviluppo e un patto per l’occupazione giovanile».

Occhiuto ha sottolineato che della vecchia opposizione siete rimasti solo lei e Laghi. Cosa avete sbagliato?

«Anche della vecchia maggioranza non proprio tutti sono stati riconfermati, ogni elezione è una nuova pagina che si scrive. Non credo ci siano stati errori. Ognuno ha fatto la sua parte. Non è questione di numeri o persone, ma di qualità dell’azione. Anche in questa legislatura in Consiglio regionale siedono amministratori competenti e apprezzati. Il PD c’è, presidia i dossier, presenta atti, ascolta i territori. A chi governa o a qualcun’altro può far comodo dire che l’opposizione non esiste… noi preferiamo far vedere che esiste nei contenuti e nelle proposte».

L' agricoltura sembra uno dei temi forti del centrodestra. Gallo ha avuto 30.000 preferenze. Secondo voi nel settore va tutto bene?

«In Calabria il settore dell’agricoltura ha un forte impatto su una platea numerosa e se quindi si riesce a traferire in modo più o meno puntuale le ingenti risorse europee già una buona parte del lavoro si è fatta. Ma ciò non basta. Bisogna dare respiro internazionale alle nostre produzioni non solo partecipando alle fiere ma affiancando i nostri imprenditori e portandoli per mano sui mercati europei e mondiali attraverso accordi commerciali privilegiati come hanno fatto altre regioni come, ad esempio, il Veneto o il Trentino Alto Adige. Modernizzare le produzioni e favorire sempre più la nascita di aziende di lavorazione e commercializzazione per avere maggiore potere contrattuale con le grosse catene di distribuzione piuttosto che vendere il prodotto subito dopo il raccolto o la produzione a prezzi spesso troppo bassi».

Come mai né lei, né gli altri membri dell'opposizione avete effettuato un accesso, come vostra prerogativa, agli atti della Film Commission per capire come venivano spesi i soldi?

«Questo non è del tutto vero. Noi del Pd (così come altre forze politiche della minoranza) abbiamo già in passato messo “sotto i riflettori” le spese e l’attività della Film Commission, anche attraverso azioni consiliari e pubbliche, gli accessi agli atti sono uno strumento fra i tanti. La trasparenza deve essere un principio, non un episodio. Continueremo a predisporre verifiche puntuali e iniziative in Aula per chiarire come vengono spese le risorse pubbliche e garantire accountability».

L'acqua è un tema principale per i cittadini. Eppure la politica non ne parla se non in termini populisti. Perché?

«L’acqua è una priorità democratica: rete, dispersioni, tariffe, governance industriale. Occorrono piani tecnici, investimenti e manutenzioni, non populismo. Al cittadino interessa aprire il rubinetto e avere un servizio affidabile, non intere zone a secco, ora anche d’inverno: su questo incalzeremo la Giunta».

Fra poco si vota in grandi città come Reggio o San Giovanni in Fiore e alla Provincia di Cosenza. Il centrosinistra non si è mai riunito dopo le regionali. Giocate a perdere anche stavolta?

«Assolutamente no. Serve unità, metodo e tempi rapidi. Lavoriamo su candidature credibili, coalizioni larghe e programmi concreti. Non inseguiremo polemiche, parleremo ai cittadini con proposte verificabili».

Il Pd sembra affetto da un tafazzismo incurabile. A Rc per la momentanea successione di Falcomatà è andato in scena una sorta di tutti contro tutti, a Cosenza si mette in discussione un segretario appena eletto. Le correnti insomma continuano a fare il bello e il cattivo tempo...

«Il Pd è per natura un partito plurale. Non c’è nessuno che ne detiene il simbolo o la “cassa” e che quindi costringe tutti ad allinearsi, come succede ad esempio nella Lega, in Forza Italia o ancora in FdI. Nel Pd si discute molto, e purtroppo alle volte il confronto rischia di creare tensioni che solo con senso di responsabilità e di appartenenza ad una comunità possono svanire e trasformarsi in idee differenti. Idee che poi messe insieme, da problema diventano un arricchimento. Stiamo provando a riorganizzare il partito sul territorio, aprendo luoghi di confronto, rafforzando regole e merito. Sono ottimista sulla riuscita di questo percorso. L’obiettivo è chiaro: il PD deve essere una casa inclusiva che si riunisce e discute tutto l’anno, non solo in campagna elettorale».

Che ne pensa dell'iniziativa messa in campo da Loiero. In tanti dicono che il Pd sia un comitato elettorale e non un partito. Non si riunisce fuori dalle elezioni, non apre dibattiti, non ha quasi più articolazioni sul territorio ...

«Come detto prima, ben venga qualunque tipo di confronto costruttivo. Ogni contributo che stimola partecipazione è benvenuto. Il Presidente Loiero, così come il Presidente Oliverio, con il loro enorme bagaglio culturale e politico, unito alle tante esperienze, sono una risorsa per tutta la nostra regione e quando intervengono su un argomento è sempre utile ascoltarli. Il PD sta lavorando per tornare partito di massa, con sezioni, forum tematici, ascolto delle categorie e agenda programmatica permanente. Non è facile in una società sempre più disillusa e distante dalla politica, ma per noi è un dovere farlo, insistere a parlare alla testa delle persone e non alla pancia con vuoti slogan populisti. E poi una cosa diciamola, si critica spesso il PD perché magari ha qualche circolo in meno sul territorio, ma degli altri partiti qualcuno ha mai visto delle sedi attive dove ci si riunisce tutto l’anno? A me sembra sia diventato quasi uno sport nazionale cercare per forza ciò che non va in un partito che al contrario con enormi sacrifici e grazie a tanti volontari e iscritti continua a tenere in vita la partecipazione sui territori. A loro non smetterò mai di dire grazie. Siamo orgogliosi della nostra organizzazione, distante da inutili comitati elettorali, ma semmai una comunità ben radicata sul territorio».

Occhiuto sembra talmente tranquillo in Calabria che sta "brigando” per una scalata nazionale a Fi. Che ne pensa di questo tentativo e del rischio che si interrompa prematuramente anche questa legislatura?

«Per gli allenatori di calcio, quando si chiede loro un giudizio sulle vicende dei giocatori delle squadre avversarie, la risposta è sempre più o meno la stessa: “non guardo in casa altrui…”. Ognuno può fare quello che vuole della propria carriera politica, ma l’importante è che le ambizioni nazionali non distraggano dall’azione in Calabria. Quella sarebbe una vera sciagura, un Presidente con il corpo qui ma con la testa altrove. Chiediamo stabilità, dedizione quotidiana e responsabilità. La Regione ha bisogno di un governo presente, non di campagne personali. Nel caso, poi, in cui questa legislatura si dovesse concludere anzitempo, ci faremo trovare pronti».

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