Rincari, la Calabria alza la voce ma la politica tace. È indifferente anche ai provvedimenti sul caro energia
Le manifestazioni delle ultime settimane non riescono a trovare spazio nel dibattito pubblico nazionale, nonostante gli stimoli di Pd e M5s. E anche quando il ministro Giorgetti presenta lo scostamento di bilancio da 29 miliardi alla Camera ci sono una manciata di deputati. Ma di cosa si occupa la politica?
Di cosa si occupa la politica italiana? La domanda potrebbe sembrare banale ma non è così. Una delle principali priorità dovrebbe essere la grave situazione economica in cui versa il Paese, con un numero crescente di famiglie che scivola verso la soglia di povertà. Invece sul tema si registra poco o nulla.
Il caso più clamoroso si è registrato in Parlamento martedì. In agenda c’era un provvedimento molto delicato ovvero uno scostamento di bilancio di 29 miliardi da spendere per energia e difesa. Lo scostamento è strumento assai delicato a cui il governo ricorre quando, di fronte a circostanze eccezionali, si trova costretto a indebitarsi più di quanto era stato stabilito nell’ultima legge di bilancio e concordato con la Commissione Europea: prima di procedere però deve ottenere una specifica autorizzazione dalle camere, che devono votare a maggioranza assoluta.
Quando il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è arrivato in aula a Montecitorio per esporre il documento i banchi del governo sono vuoti. Solo cinque quelli occupati dalla maggioranza: tre dalla Lega, uno da Fratelli d’Italia e uno da FI. Altri sette deputati siedono sugli scranni delle opposizioni: sei sono del Pd, uno dei 5 stelle. Qualche minuto dopo arrivano quattro rappresentanti di Italia Viva: Maria Elena Boschi, Roberto Giachetti, Mauro Del Barba e Davide Faraone. Tanto che la deputata Pd Maria Cecilia Guerra gli esprime «solidarietà» per essere stato «abbandonato totalmente dalla sua maggioranza, indecente, non si è mai visto in un passaggio così significativo per il nostro Paese».
Il ministro prima di andare in Senato si limiterà ad una battuta con Repubblica: «Io c'ero, loro non vogliono lavorare lunedì ma sembra che nemmeno martedì abbiano tanta voglia». Il riferimento è al fatto che molti parlamentari vanno via da Roma venerdì per rientrare martedì in tarda mattinata con treni o aerei, cosa che aveva spinto il Governo a presentare il documento appunto di martedì. Ma sarà anche l’atmosfera da fine legislatura che di certo non spinge verso il massimo impegno parlamentare, i banchi erano desolatamente vuoti salvo riempirsi in tarda mattinata al momento del voto. Altra scusante per i nostri deputati è che, come denunciato poi dall’opposizione, il documento presentato dal Ministro era abbastanza generico. Nella sua relazione si citano in modo del tutto vago le possibili voci di spesa come «misure in favore di famiglie, studenti, imprese, pubbliche amministrazioni e al settore delle infrastrutture». Ma quali sono?
Questo è l’esempio più clamoroso, ma di certo non l’unico. Prendiamo le rivolte che da fine settembre stanno interessando la Calabria. Agricoltori, pescatori, autotrasportatori stanno manifestando contro un problema che riguarda tutto il Paese ovvero il rincaro dei carburanti. Eppure la protesta non ha guadagnato la ribalta dei media nazionali né spazio nel dibattito politico nazionale.
Il senatore del Pd, Nicola Irto, lo ha denunciato pubblicamente in aula, chiedendosi retoricamente se le sofferenze di questa parte del paese siano meno incisive e meno degne di attenzione di altre. Eppure il tema è sentitissimo da tutti, non solo in Calabria. Sulla stessa scia i deputati del M5s, Riccardo Tucci, Vittoria Baldino e Anna Laura Orrico hanno parlato del problema nel question time in cui hanno proposto alcune soluzioni. Stessa cosa a livello regionale ha fatto la capogruppo pentastellata, Elisa Scutellà, che in una interrogazione ha chiesto misure straordinarie a sostegno delle imprese agricole maggiormente colpite dai rincari energetici e controlli e strumenti di monitoraggio per contrastare eventuali fenomeni speculativi sui carburanti agricoli. Per il resto il nulla. Nessun intervento dai parlamentari calabresi del centrodestra, nessun intervento dal Governo. Eppure il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, annunciando la misura dei 15 milioni contro il caro gasolio aveva giustamente invitato tutti a fare la loro parte.
Per questo i manifestanti hanno deciso di alzare il tiro della protesta e si preparano ad isolare un pezzo del Paese con una serie di presidi permanenti. L’immediata reazione della gente è stata la corsa ai rifornimenti, prima di carburante e poi anche di generi alimentari. La politica quando reagirà?