✕
Sezioni
Edizioni locali
24/10/2026 ore 06.30
Politica

Salvini alla resa dei conti, Garavaglia sfida il leader: il voto segreto agita la Lega e il dissenso arriva fino in Calabria

Si apre oggi a Milano il congresso straordinario del Carroccio. Romeo e Fontana vicini allo sfidante, Giorgetti non si espone. Repubblica racconta il presunto tentativo di riconoscere i voti attraverso le schede. Sullo sfondo i sondaggi, la concorrenza di Vannacci e una contestazione che trova sostenitori anche nel Mezzogiorno.

di Redazione

Il congresso che avrebbe dovuto consacrare ancora una volta Matteo Salvini alla guida della Lega si apre oggi a Milano con un'incognita che va ben oltre il nome del prossimo segretario. Massimo Garavaglia, ex ministro e presidente della commissione Finanze del Senato, ha raccolto le firme necessarie per sfidare il leader uscente, trasformando un appuntamento immaginato come momento di rilancio in un confronto tra due diverse interpretazioni del futuro del Carroccio. Da una parte il partito nazionale costruito attorno alla leadership di Salvini, dall'altra la richiesta di recuperare pragmatismo, radicamento territoriale e tradizione federalista, mentre i sondaggi restituiscono l'immagine di una forza politica lontana dagli anni della sua massima espansione elettorale.

La posta in gioco non è soltanto la segreteria, ma il peso politico del dissenso che emergerà dal voto segreto. I circa settecento delegati riuniti all'Allianz MiCo dovranno scegliere tra Salvini e Garavaglia, ma soprattutto misurare la distanza tra una leadership che conserva importanti sostegni nell'organizzazione e una componente che chiede di modificare la linea del partito. Una distanza che attraversa la Lombardia, coinvolge il Veneto e arriva persino in Calabria, dove la candidatura alternativa ha trovato sostenitori.

Salvini si dimette per riprendersi la Lega. Ma se il Carroccio lo disarciona, il conto arriva a Giorgia Meloni

Il Nord si divide, Garavaglia sfida il modello Salvini

Il confronto nasce nel cuore storico della Lega. Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, e Attilio Fontana, presidente della Lombardia, sono tra i riferimenti più significativi dell'area vicina a Garavaglia. La loro posizione conferisce alla candidatura dello sfidante una dimensione politica che difficilmente può essere liquidata come una semplice iniziativa personale.

Romeo ha descritto il congresso come il confronto tra una visione maggiormente pragmatica e quella più patriottica rappresentata dal segretario uscente. Garavaglia, dal canto suo, ha rivendicato il federalismo, la centralità dei territori e una linea economica liberale, sostenendo la necessità di ampliare il consenso e recuperare sensibilità che rischierebbero di rimanere ai margini del dibattito interno.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, storicamente vicino a Garavaglia, non ha espresso un'indicazione pubblica inequivocabile di voto. Anche le posizioni di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga richiedono una lettura distinta dalle adesioni formali alle candidature: il richiamo alla questione settentrionale non coincide necessariamente con una contestazione personale di Salvini.

La frattura investe il modello di partito prima ancora della sua guida. Il segretario uscente ha costruito una formazione nazionale, capace di superare i confini geografici della vecchia Lega Nord; i suoi interlocutori critici chiedono ora di valutare quanto quella trasformazione abbia rafforzato il Carroccio e quanto, invece, abbia indebolito il rapporto con una parte della sua base tradizionale.

Il voto segreto e il caso delle schede: l'indiscrezione di Repubblica

A rendere più delicata la vigilia è un articolo pubblicato da Repubblica il 23 ottobre, firmato da Matteo Pucciarelli, nel quale viene riferita un'ipotesi che sarebbe circolata tra i fedelissimi di Salvini: utilizzare diverse modalità di scrittura del nome del segretario sulle schede elettorali, associandole alle regioni di provenienza dei delegati.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, indicazioni come il solo cognome, il nome completo oppure le iniziali disposte diversamente potrebbero consentire, qualora effettivamente adottate e considerate valide, di ricostruire la provenienza territoriale di una parte dei voti. Non permetterebbero necessariamente di identificare la scelta di ogni singolo congressista, ma potrebbero offrire elementi per valutare la compattezza delle delegazioni regionali.

L'indiscrezione non costituisce la prova che un simile sistema sia stato predisposto o utilizzato. Solleva però una questione politica e procedurale rilevante: la tutela della segretezza del voto in un congresso nel quale i rapporti tra segreteria nazionale, dirigenti territoriali e delegati sono diventati parte integrante del confronto.

Sempre secondo le ricostruzioni giornalistiche, i sostenitori di Garavaglia intenderebbero chiedere garanzie contro la possibilità di fotografare le schede compilate, impedendo l'introduzione degli smartphone nella cabina elettorale. Una preoccupazione che sposta l'attenzione dalle sole candidature alle condizioni nelle quali i delegati saranno chiamati a esprimere liberamente la propria preferenza.

Lega, Salvini si dimette da segretario: «Pronto a ricandidarmi». E vuole l’azzeramento dei vice

I numeri del dissenso e il peso della Lombardia

La candidatura di Garavaglia ha superato la soglia delle ottanta sottoscrizioni necessarie per partecipare alla competizione. Secondo Repubblica, alcune adesioni inizialmente ipotizzate sarebbero state successivamente ritirate a causa di presunte pressioni interne: una circostanza che resta attribuita alla ricostruzione del quotidiano e non può essere presentata come accertata.

La soglia del 30% dei voti viene indicata come un obiettivo politico dei sostenitori dello sfidante. Su una platea di circa settecento delegati, significherebbe raccogliere oltre duecento consensi e dare una consistenza numerica a una componente organizzata, indipendentemente dall'esito finale della competizione.

Particolarmente significativa appare la situazione lombarda, dove Garavaglia ha raccolto una parte rilevante delle firme e dove la contestazione coinvolge dirigenti di primo piano. In Veneto, invece, le indiscrezioni su possibili schede bianche suggeriscono un atteggiamento differente, nel quale la richiesta di cambiamento non si traduce necessariamente in un sostegno esplicito allo sfidante.

Il voto segreto rappresenterà quindi anche un'occasione per misurare la distanza tra gli schieramenti pubblicamente dichiarati e gli orientamenti effettivi dei congressisti.

Lega, l’aut-aut del Nord: Salvini lasci a ottobre o nascerà una nuova Lega Nord. Le indiscrezioni verso il congresso

La Lega nei sondaggi, tra Forza Italia e la concorrenza di Vannacci

Il congresso si svolge in una fase nella quale gli equilibri elettorali del centrodestra sono diventati più articolati. La rilevazione EMG per Rai3 diffusa alla vigilia attribuisce alla coalizione di governo il 44% e al centrosinistra il 43,1%, con Fratelli d'Italia al 26%. Secondo i dati riportati dalle agenzie, Forza Italia si colloca al 7,5%, la Lega al 7,3% e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 5,6%.

La Supermedia AGI/YouTrend del 22 ottobre presenta valori differenti: Fratelli d'Italia al 27,9%, Forza Italia al 7,3%, Futuro Nazionale al 6,8% e Lega al 5,6%. Le due rilevazioni, costruite con metodologie diverse, non consentono confronti diretti come se appartenessero a un'unica serie storica, ma mostrano entrambe una competizione serrata tra le formazioni che si contendono parte dell'elettorato del centrodestra.

La concorrenza di Vannacci e il ruolo di Forza Italia costituiscono due variabili che la futura segreteria non potrà ignorare. Il confronto congressuale assume così anche il significato di una riflessione sulla capacità della Lega di recuperare consenso, mantenere una propria identità riconoscibile e rafforzare il peso negoziale nella coalizione guidata da Giorgia Meloni.

La Calabria e quella contestazione che supera i confini del Nord

La candidatura di Garavaglia ha trovato sostenitori anche in Calabria, un elemento che merita attenzione perché dimostra come il confronto sulla linea nazionale non sia confinato alle regioni dove la Lega affonda le proprie radici storiche.

Le motivazioni politiche possono essere differenti. Al Nord prevalgono il richiamo al federalismo, all'autonomia e al rapporto con il tessuto produttivo; nel Mezzogiorno assume particolare rilievo il problema del radicamento territoriale e della rappresentanza parlamentare, in un quadro elettorale che rende più complessa la presenza istituzionale delle formazioni con consensi contenuti.

Il dato significativo è che sensibilità provenienti da territori diversi finiscono per incontrarsi nella richiesta di discutere la strategia nazionale. Non necessariamente condividono le stesse soluzioni, ma contribuiscono a trasformare il congresso in un confronto che coinvolge l'intero partito, dalla Lombardia alla Calabria.

Salvini e la prova del congresso: il risultato non esaurirà il confronto

La presenza di due candidature, il voto segreto e le tensioni emerse nella fase preparatoria rendono il congresso un passaggio rilevante nella storia recente della Lega. Il risultato stabilirà chi guiderà il partito, ma la distribuzione dei consensi offrirà anche una misura del sostegno alle diverse linee politiche.

Per Salvini, il confronto riguarda il rapporto tra la propria leadership e le richieste provenienti dai territori. Per Garavaglia, la possibilità di tradurre una contestazione politica in un consenso congressuale misurabile. Per la Lega, infine, si apre una discussione che investe identità, organizzazione e prospettive elettorali.

Il congresso comincia oggi, ma la questione politica che lo attraversa non si esaurirà necessariamente con lo scrutinio di domenica. Qualunque sia la scelta dei delegati, resterà da comprendere quale spazio verrà riconosciuto alle diverse sensibilità del Carroccio e in che modo la nuova segreteria intenderà rispondere alle domande poste da una stagione elettorale profondamente cambiata.