Sanità Calabria, Dalila Nesci: «Fine commissariamento occasione da non sprecare»
L'ex parlamentare dopo la revoca decisa dal Consiglio dei ministri: «Promesse mantenute. Ora la sfida è il debito, la politica regionale sia matura»
La fine del commissariamento della sanità calabrese rappresenta «un risultato atteso» e «un’opportunità da non sprecare», ma apre al tempo stesso una fase complessa in cui la sfida principale resta quella del debito e della piena responsabilizzazione della politica regionale. È quanto afferma Dalila Nesci, già sottosegretario di Stato, commentando la decisione del Consiglio dei ministri del 9 aprile di revocare la gestione commissariale.
Secondo Nesci, si chiude una lunga stagione segnata da «un continuo rimpallo di responsabilità» tra politica e governance manageriale, spesso incapace di affrontare in modo strutturale le criticità del sistema sanitario calabrese. La revoca del commissariamento, sottolinea, è «frutto di un impegno politico mantenuto dal Governo guidato da Giorgia Meloni e del lavoro del presidente della Regione Roberto Occhiuto».
Nel ripercorrere le tappe che hanno portato all’attuale scenario, Nesci evidenzia come, dopo una fase in cui il rientro dal debito sembrava vicino, si siano susseguiti ulteriori commissariamenti con «aggravamento della situazione e blocco delle assunzioni». Tra i passaggi chiave, anche il cosiddetto “decreto Calabria” e la sentenza della Corte costituzionale del 2021, che ha ridefinito il ruolo dello Stato nel supporto alla struttura commissariale.
«Non è più rinviabile – aggiunge – una revisione complessiva dell’istituto del commissariamento e dei piani di rientro», ritenuti non più adeguati all’attuale contesto economico e sanitario.
Nel nuovo assetto, spiega Nesci, la cessazione del commissariamento comporta il ritorno della governance agli organi regionali, che riacquistano piena titolarità decisionale. Tuttavia, avverte, «la fine del commissariamento non coincide con il superamento delle criticità finanziarie»: il piano di rientro resta in vigore, con vincoli stringenti su spesa e organizzazione, oltre ai controlli ministeriali.
Per questo motivo, la politica regionale è chiamata a «una gestione fondata su competenza, trasparenza e accountability», evitando sia «semplificazioni populiste» sia rimozioni delle responsabilità del passato. «Cambia il soggetto che decide, ma non le regole del gioco», osserva.
Nesci richiama inoltre la necessità di intervenire sui criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale e sui meccanismi perequativi, alla luce anche delle prospettive legate all’autonomia differenziata, per evitare il rischio di sistemi sanitari «a velocità diverse».
«La fine del commissariamento – conclude – rappresenta un passaggio politico storico, ma non conclusivo. La priorità resta archiviare il debito sanitario e uscire definitivamente dal piano di rientro, garantendo ai cittadini un accesso equo al diritto alla salute».