Sanità e autonomia differenziata, Alecci (Pd) attacca: «La Calabria rischia di pagare un prezzo altissimo»
Il consigliere regionale punta il dito contro le scelte del Governo e della Regione: «Scambio politico che penalizza cittadini e servizi essenziali»
Secondo il consigliere regionale del Partito Democratico Ernesto Alecci, le recenti decisioni assunte sul fronte del commissariamento della sanità calabrese e dell'autonomia differenziata delineano uno scenario che desta forte preoccupazione per il futuro della regione.
«Alla fine di luglio sono arrivate due decisioni che, lette insieme, raccontano molto del futuro della Calabria. Da una parte la Corte dei Conti non ha registrato né annullato il provvedimento sull'uscita dal commissariamento sanitario, dall'altra il Governo ha deciso di proseguire sul decreto del federalismo fiscale anche senza l'intesa con Regioni ed enti locali».
Per Alecci, è proprio in questo contesto che si consuma quello che definisce un «baratto politico», avvenuto con l'avallo del presidente della Regione Roberto Occhiuto.
«La stessa Corte ha chiesto chiarimenti sulla procedura di cessazione del mandato commissariale e sulle criticità ancora presenti nel sistema sanitario regionale. È un segnale chiaro: la partita non è affatto chiusa. Per noi l'uscita dal commissariamento è stata forzata politicamente».
Il consigliere dem richiama quindi alcuni dati contenuti nella relazione della Corte dei Conti: 328 milioni di euro fermi nella Gestione Sanitaria Accentrata, aziende costrette a ricorrere alle anticipazioni di tesoreria, fondo cassa sanitario dimezzato, diminuzione del personale medico, crescita del lavoro precario e aumento della spesa per il personale senza un corrispondente miglioramento dei servizi.
A questi elementi si aggiungono il saldo negativo della mobilità sanitaria, pari a 329 milioni di euro, e lo sforamento della spesa farmaceutica per 186 milioni di euro.
«Non basta rivendicare formalmente la fine del commissariamento. Restano aperti i nodi della liquidità, delle liste d'attesa, della carenza di personale, della spesa farmaceutica e della tenuta complessiva dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri».
Per questa ragione, il gruppo del Partito Democratico chiede garanzie concrete e verificabili sul Piano di rientro 2026-2028 approvato dalla Giunta regionale.
Nel mirino di Alecci finisce anche la posizione assunta dal presidente Occhiuto sull'autonomia differenziata.
«Lo stesso presidente Occhiuto ha spiegato di aver detto sì all'autonomia differenziata “per ottenere qualcosa”. Anche se nega uno scambio diretto, per noi quello scambio si è consumato nei fatti: l'autonomia differenziata è stata utilizzata come moneta politica in una trattativa che riguardava il futuro della sanità calabrese».
Alecci evidenzia inoltre che il decreto sul federalismo fiscale, destinato a entrare progressivamente in vigore dal 2027, sostituirà alcuni trasferimenti statali con una compartecipazione regionale al gettito Irpef.
Una scelta che, secondo il consigliere regionale, rischia di penalizzare una regione come la Calabria, caratterizzata da una minore capacità fiscale e da profondi divari infrastrutturali e sociali.
«In una regione debole come la Calabria, dove il gettito Irpef è più basso e meno dinamico, questo significa meno risorse garantite, maggiore fragilità finanziaria, più pressione fiscale locale e un possibile peggioramento dei servizi essenziali, dai trasporti alle politiche sociali».
Il consigliere del Pd contesta inoltre il fatto che federalismo fiscale e autonomia differenziata vengano portati avanti senza il pieno finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e senza un adeguato sistema di perequazione.
«In questo modo si rischia di aumentare ulteriormente le disuguaglianze tra Nord e Sud e di compromettere il futuro della Calabria, dalla sanità al trasporto pubblico locale, dalle politiche sociali al lavoro, fino alla famiglia e alla disabilità».
In conclusione, Alecci chiede maggiore trasparenza e una presa di posizione comune a difesa dei cittadini calabresi.
«Di fronte a tutto questo serve verità, non propaganda; servono risorse certe, non operazioni di facciata. Occorre una battaglia comune per difendere i diritti dei cittadini calabresi, non un baratto politico consumato sulla loro pelle».