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22/06/2026 ore 12.32
Politica

Sanità, estate difficile per Occhiuto (che attacca i sindacati): mancano medici e il Pnrr mette a rischio le Case della Salute

La riforma Schillaci si è arenata, tra botta e risposta in Calabria restano dubbi sulla piena operatività delle 63 strutture previste. Il leghista Stefani, governatore del Veneto, ha fatto direttamente un'intesa con le associazioni. Cosa succederà nella nostra regione?

di Massimo Clausi

Non sarà un'estate facile per il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto. Il punto più pressante dell'agenda politica di Occhiuto, tanto per cambiare, è la sanità e in particolare la realizzazione degli ospedali e delle case di comunità che dovrebbero essere pienamente operative entro il 30 giugno per non mandare in fumo i circa 18 miliardi che il Paese ha investito col Pnrr.

Il problema riguarda tutto il Paese e si è maledettamente complicato dopo il dietrofront del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, sul decreto legge che prevedeva una riforma dei medici di famiglia, passandone una parte alle dipendenze pubbliche proprio per garantire una dotazione organica a queste strutture. La protesta dei sindacati di categoria e la contrarietà della Lega, ha convinto il Governo a ritirare il decreto legge. Per qualcuno, però, il problema è stato soprattutto economico perché passare i medici di famiglia alle dipendenze del pubblico avrebbe significato per lo Stato dover spendere almeno altri tre miliardi di euro.

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«Se le riforme si fanno sotto dettatura delle corporazioni o non sono buone riforme o, come nel caso di specie, non si fanno», ha commentato Occhiuto che era uno dei più convinti sostenitori di questa riforma. «Tra le Regioni, la Regione Calabria, è stata quella più dichiaratamente a sostegno di questa riforma. Secondo me, è un peccato che non si abbia il coraggio di riformare un ambito che è necessario riformare, ascoltando sicuramente le corporazioni ma evitando che le corporazioni dicano no. Noi abbiamo un buon rapporto con i medici di medicina generale. Nel nostro accordo è previsto che stiano nelle case di comunità e negli ospedali di comunità. Certo vorremmo che le aggregazioni funzionali territoriali però stessero davvero nei presidi pubblici e su questo faremo qualche azione nelle prossime settimane». Il riferimento è alla tentazione dei medici di famiglia di creare case di comunità in proprio, varando appunto aggregazioni funzionali territoriali ovvero più professionisti associati.

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Una dichiarazione che non è affatto piaciuta ai sindacati di categoria. «Non è un problema di lobby – ha  dichiarato dichiara Francesco Esposito, segretario nazionale della Fmt - le riforme vanno fatte d’intesa con i lavoratori che poi le subiscono; in questo caso i medici di famiglia. Invece di fare diktat da caporaletti sarebbe il caso di concordare le migliori modalità con le organizzazioni sindacali. Tant’è che alla fine si è convenuto di aderire alla nostra proposta. Se si fosse fatto sin dall’inizio avremmo evitato perdite di tempo visto le tempistiche stringenti d’avvio delle case di comunità».

In attesa di capire cosa farà Occhiuto, nella conferenza Stato-Regioni si è prodotto un atto di indirizzo, in vista del rinnovo del contratto nazionale di categoria, che prevede che in ogni Casa di comunità ci sia “una presenza minima di almeno un medico in ogni casa di comunità” e l'obbligo per i medici di medicina generale di effettuare in queste strutture fino a un massimo di 6 ore settimanali, per 48 settimane annue” . camici bianchi e cioè quelli che non hanno troppi pazienti che sono sempre di meno, visto che la maggior parte dei medici di famiglia è vicina o supera il massimale dei 1500 assistiti ciascuno.

Come in ogni branca mancano anche questi specialisti. I numeri dicono che siamo passati da 46.000 unità nel 2013 a circa 38.000 oggi. Il problema risiede anche nella formazione. Le borse di studio per questa specializzazione sono di undicimila euro l'anno tassabili contro i circa 26mila quasi esentasse di tutte le altre branche. Ovvio che sono pochissimi i neo laureati attratti da questa specializzazione. Il ministro Schillaci aveva messo in conto questa ipotesi, ma la sottosegretaria Sandra Savino (anch'essa di Forza Italia) in commissione Bilancio, a metà marzo, ha fatto saltare tutto dicendo che sulla riforma della specializzazione dei medici di medicina generale non ci sono le coperture. Il problema quindi resta, ma soprattutto resta il dubbio che essendo sempre meno i medici di famiglia, sono davvero pochi quelli che sono sotto il massimale dei 1500 assistiti

Che fare allora? Qualcuno ha deciso di fare da sé. Alberto Stefani, presidente leghista del Veneto, ha sottoscritto un accordo con l'associazione dei medici di famiglia per garantire la piena operatività delle case di comunità. Certo il veneto ha maggiori margini di manovra economica, cosa che la Calabria non ha. Una soluzione però è stata trovata.

Il Pnrr ha previsto per la Calabria 63 Case di Comunità e 20 Ospedali di Comunità.  Come si legge in una interrogazione presentata dal c apogruppo del Pd, Ernesto Alecci, secondo i dati Agenas al 31 dicembre 2025, risultano solo 2 Case di Comunità con almeno un servizio attivo e 1 Ospedale di Comunità operativa. Siamo certi che in questi mesi molti ritardi siano stati colmati, ma l'aspetto infrastrutturale è solo un aspetto del problema. Quello più importante è dove trovare i medici.

Per questo da qualche tempo alcuni insinuano che vi sia addirittura la possibilità che queste strutture, nate per migliorare la sanità territoriale pubblica e diminuire la pressione sul Pronto soccorso, vengono affidate in gestione a privati.