Sanità, la Calabria resta ultima nei Lea e Di Natale accusa: «Meno propaganda, più servizi. Non servono annunci ma medici»
Il consigliere provinciale rilancia i dati del Rapporto Gimbe: 189 punti su 300 nel monitoraggio 2024 e 326,9 milioni di saldo negativo della mobilità sanitaria. Nel mirino anche la medicina territoriale nel Cosentino
«La Calabria è ultima in Italia nei Livelli Essenziali di Assistenza. Un dato che non può essere liquidato con annunci e promesse: la Regione deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità».
Lo dichiara Graziano Di Natale, Consigliere Provinciale di Cosenza, che ha partecipato alla presentazione del Rapporto Gimbe e ha predisposto una relazione sulla situazione della sanità in Calabria, con un focus particolare sulla Provincia di Cosenza.
«I dati parlano chiaro: nel monitoraggio 2024 la Calabria raggiunge 189 punti su 300 e resta insufficiente nell’assistenza distrettuale. A questo si aggiunge un saldo negativo della mobilità sanitaria di 326,9 milioni di euro. Dietro questi numeri ci sono cittadini costretti ad aspettare mesi per una prestazione, a rivolgersi al privato o a partire per curarsi fuori regione».
Per Di Natale le responsabilità politiche e amministrative devono essere affrontate con chiarezza.
«La Regione governa e programma la sanità e deve rispondere dei risultati. Non basta inaugurare strutture o annunciare investimenti: bisogna dire quante Case della Comunità siano realmente operative, con quanti medici e infermieri e quali servizi garantiscano concretamente».
Particolare preoccupazione riguarda la Provincia di Cosenza: «In un territorio così vasto, la debolezza della medicina territoriale finisce per scaricare la pressione sugli ospedali e sul Pronto Soccorso dell’Annunziata. Servono personale, servizi territoriali e risposte concrete anche nelle aree interne».
«Dopo aver partecipato alla presentazione del Rapporto Gimbe e approfondito i dati nella relazione che ho predisposto – conclude Di Natale – una cosa è evidente: la Calabria non può rassegnarsi all’ultimo posto. Meno propaganda, più servizi. Meno annunci, più medici. I calabresi hanno diritto a curarsi nella propria terra senza essere costretti ai viaggi della speranza».