Schlein prova a tenere unito il campo largo: «Mai più gli errori del 2022». Conte chiede garanzie su Renzi
Al Rumore Festival di Fanpage.it la segretaria del Pd rivendica l'unità della coalizione e respinge l'ipotesi di una leadership moderata imposta dall'esterno. Prima il programma, poi le primarie, mentre Conte insiste sull'affidabilità politica di Renzi. Sanità, salari e politica estera al centro del confronto tra gli alleati
Elly Schlein prova a riportare il confronto sul futuro del centrosinistra fuori dalla stagione dei veti incrociati, delle candidature anticipate e delle trattative permanenti tra segreterie, rivendicando il percorso unitario costruito negli ultimi anni e indicando nella definizione di un programma condiviso la condizione necessaria per presentare agli elettori un'alternativa al governo di Giorgia Meloni. La segretaria nazionale del Partito democratico, intervenuta domenica 11 ottobre al Rumore Festival organizzato da Fanpage.it a Roma, ha risposto alle richieste di garanzie avanzate dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte sulla presenza di Matteo Renzi nella coalizione, scegliendo di non alimentare il confronto personale e di richiamare invece le responsabilità politiche che attendono tutte le forze dell'opposizione.
«L'unica garanzia che posso dare è che non si rifaranno gli errori del 2022, di fare un favore alle destre di dividerci e di consegnare loro la vittoria», ha dichiarato Schlein, richiamando le conseguenze delle precedenti elezioni politiche, quando la frammentazione dello schieramento alternativo al centrodestra contribuì a consegnare alla coalizione guidata da Meloni una maggioranza parlamentare particolarmente ampia. Una risposta che non rappresenta un'assicurazione personale sul comportamento futuro di Renzi, come richiesto da Conte, ma un impegno politico rivolto all'intero centrosinistra, chiamato a superare le divisioni senza rinunciare alla propria identità.
Schlein respinge i veti: Unità e coerenza nel progetto»
«Uno è l'unità, l'altro è la coerenza nel progetto», ha spiegato Schlein, indicando i due principi sui quali ritiene necessario costruire l'alleanza progressista. La segretaria democratica ha quindi aggiunto: «Non mi sono mai appassionata di fare dei perimetri da sigla a sigla o da leader a leader», chiarendo che la discussione non può esaurirsi nella somma delle formazioni politiche disponibili a sottoscrivere un accordo elettorale.
La posizione della leader del Pd si colloca in un confronto che continua a registrare sensibilità differenti sulla composizione della coalizione, soprattutto per quanto riguarda Italia Viva, ma introduce una distinzione tra la necessità di allargare il consenso e quella di definire una proposta politica riconoscibile. Schlein ha richiamato il lavoro già compiuto dalle opposizioni su diversi provvedimenti parlamentari e sulle principali questioni economiche e sociali, sostenendo che la costruzione dell'alternativa non debba ripartire ogni volta dalle rivalità tra i leader.
Prima il programma, poi le primarie e la scelta del candidato premier
«Prima dobbiamo fare il programma comune, poi la discussione sulla leadership», ha dichiarato Schlein, ribadendo che la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio deve arrivare al termine di un percorso politico e non rappresentare il punto di partenza delle trattative. La segretaria del Partito democratico ha indicato nella possibilità di raggiungere un accordo tra le forze alleate oppure di ricorrere alle primarie due strumenti attraverso i quali affrontare la questione, senza trasformare la competizione interna in un ulteriore motivo di divisione.
Schlein ha ricordato le iniziative comuni delle opposizioni sul salario minimo, sui congedi, sulla riduzione dell'orario di lavoro e sulla politica industriale, richiamando la necessità di trasformare le convergenze già emerse in Parlamento in una piattaforma di governo. Un percorso che richiede ancora una mediazione sulle questioni più controverse, ma che la segretaria democratica considera indispensabile per evitare che la scelta del candidato premier finisca per precedere e condizionare la definizione delle priorità politiche.
La leadership e il messaggio a chi propone un candidato moderato
«Non abbiamo fatto il lavoro di riportare il Pd a sinistra per farmi spiegare da fuori che si vince al centro», ha affermato Schlein, intervenendo nel confronto sull'ipotesi di affidare la guida del centrosinistra a una personalità moderata, distinta dai leader dei principali partiti. La segretaria democratica ha così rivendicato il percorso politico compiuto dalla propria segreteria, respingendo l'idea che la ricerca di un consenso più ampio debba necessariamente tradursi nella rinuncia all'identità progressista del Partito democratico.
Il passaggio assume un significato particolare nel dibattito sulle primarie e sull'eventuale candidatura di una figura terza, perché Schlein distingue la necessità di coinvolgere le componenti centriste dalla scelta dell'indirizzo politico dell'alleanza. La segretaria del Pd non ha escluso il confronto con le forze moderate, ma ha ribadito che il programma e la leadership dovranno nascere da un percorso condiviso, senza affidare a una candidatura esterna il compito di risolvere le divergenze ancora presenti tra i partiti.
Sanità pubblica e salari, Schlein indica le priorità dell’aternativa
«Se vogliono la sanità a misura del portafoglio, noi difenderemo quella di Tina Anselmi», ha dichiarato Schlein, richiamando il principio universalistico sul quale si fonda il Servizio sanitario nazionale e il ruolo della ministra che contribuì alla sua istituzione nel 1978. La segretaria democratica ha denunciato le difficoltà di accesso alle prestazioni, le liste d'attesa e il fenomeno delle rinunce alle cure, indicando nella difesa della sanità pubblica uno dei terreni sui quali costruire una proposta politica alternativa alle scelte del governo.
Accanto alla sanità, Schlein ha richiamato la questione salariale, la precarietà del lavoro e l'aumento delle disuguaglianze territoriali, generazionali e di genere, collegando questi problemi alla necessità di rafforzare il potere d'acquisto delle famiglie e di garantire maggiori opportunità ai giovani. La leader del Pd ha sostenuto che il programma comune debba partire proprio dalle condizioni materiali dei cittadini, trasformando le proposte già condivise dalle opposizioni in impegni di governo verificabili.
Conte insiste su Renzi: «Non metto veti, ma un problema di affidabilità l’ho posto»
Le dichiarazioni della segretaria democratica arrivano mentre Giuseppe Conte continua a chiedere chiarimenti politici sull'eventuale partecipazione di Matteo Renzi e di Italia Viva all'alleanza. Il presidente del Movimento 5 Stelle, intervenuto allo stesso Rumore Festival, ha ribadito di non voler imporre esclusioni personali, ma di considerare necessario affrontare il problema dell'affidabilità degli alleati e delle conseguenze che determinate scelte potrebbero avere sul rapporto con il proprio elettorato.
«Non metto veti, ma un problema di affidabilità l'ho posto», ha dichiarato Conte, spiegando che le garanzie richieste non riguardano accordi giuridici o impegni formali, bensì la responsabilità politica di chi ritiene indispensabile la presenza di Renzi nella coalizione. Il leader pentastellato ha inoltre spiegato che la presenza di Renzi pesa sul consenso del Movimento, sottolineando le resistenze che continuano a emergere all'interno del Movimento 5 Stelle.
Conte ha inoltre indicato nella definizione del programma comune un passaggio preliminare rispetto alle primarie. Già alla festa del Manifesto, il giorno precedente, aveva proposto di chiudere il confronto programmatico tra gli alleati in un paio di settimane. Una prospettiva che presenta elementi di convergenza con l'impostazione di Schlein, pur lasciando irrisolto il nodo della composizione della coalizione e delle garanzie politiche richieste dal presidente del Movimento 5 Stelle.
Matteo Renzi sfida Giorgia Meloni alla Leopolda: «Al Quirinale o a casa»Il precedente del 2022 e la prova politica del centrosinistra
Il richiamo di Schlein alle elezioni politiche del 2022 riporta il confronto alle conseguenze della mancata intesa tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle, quando la rottura tra le principali forze dell'opposizione contribuì alla frammentazione dello schieramento alternativo al centrodestra. La coalizione guidata da Giorgia Meloni conquistò allora una maggioranza parlamentare ampia, favorita anche dal sistema elettorale e dalla distribuzione del consenso nei collegi uninominali, mentre le forze che oggi discutono della costruzione del campo largo si presentarono divise.
La segretaria democratica ha scelto di utilizzare quel precedente come argomento a sostegno della necessità di raggiungere un'intesa politica prima delle prossime elezioni, senza nascondere che il confronto richiederà ulteriori passaggi sui contenuti, sulla leadership e sulla composizione dell'alleanza. La sequenza indicata da Schlein prevede la definizione delle priorità programmatiche, il chiarimento delle posizioni sulle questioni ancora controverse e soltanto successivamente la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio.
Il centrosinistra si trova così davanti a un confronto che riguarda contemporaneamente la propria identità politica e la capacità di presentarsi come alternativa di governo. Schlein ha indicato nell'unità e nella coerenza programmatica le condizioni per evitare una nuova frammentazione, mentre Conte continua a chiedere garanzie sull'affidabilità degli alleati. La distanza tra le due impostazioni non riguarda soltanto il ruolo di Renzi, ma il modo stesso in cui costruire una coalizione nella quale partiti con storie e sensibilità differenti dovranno assumersi la responsabilità di sostenere un programma e una leadership comuni.