«Sembra essere tornati indietro a 14 anni fa», la memoria corta e l'inguaribile voglia di avvelenare i pozzi
A Reggio Calabria il dibattito sulla “normalizzazione” della città infiamma le polemiche dopo il cambio di amministrazione
L’assalto alla diligenza è partito già da un pezzo. Da quando la vittoria alle urne di Francesco Cannizzaro ha riposto nel cassetto dodici anni di amministrazione Falcomatà. Da allora tanta polvere sotto il tappeto è venuta fuori, dentro il Palazzo e fuori, per le strade di Reggio Calabria. Soprattutto sono venute fuori le reali condizioni in cui versa la città, un misto di abbandono e pressapochismo, di cose irrisolte e lasciate a meno di metà. Ecco che “normalizzazione” diventa il termine perfetto per inquadrare il primo mese di attività della nuova amministrazione di centrodestra e per dipingere lo stato dell’arte. Un concetto, quello di “normalizzazione”, che però andrebbe esteso anche al di là dell’agire amministrativo e delle etichette politiche. Perché normalizzare significa intervenire in una situazione di emergenza, significa rimettere in moto una macchina con le ruote ormai bucate, significa anche infondere fiducia nella cittadinanza. Normalizzando anche i rapporti tra l’istituzione e i reggini.
L’assalto alla diligenza che, in questo primo mese con Cannizzaro a fare da cocchiere, ha aggredito alcune delle situazioni più emergenziali, è non solo immotivato, ma anche in malafede. L’assalto alla diligenza sono le mail e le segnalazioni (per così dire) anonime che continuano a dire che si è fermi al punto di prima, quando i risultati, nell’assoluta trasparenza dell’era dei social, sono stati illustrati con tanto di numeri indicativi che danno l’idea dello sforzo immane che nei primi trenta giorni l’amministrazione comunale ha messo in campo. C’è anche da considerare gli strumenti in mano al sindaco in questo momento, ed è certo tutto perfettibile, ma sicuramente non immobile. Basti pensare che si sono già svolti due Consigli comunali, sotto la canicola di queste settimane, per cominciare a coinvolgere il Consiglio tutto in questa opera di normalizzazione. Insomma il sindaco ci ha messo olio di gomito, presenza, faccia e, perché no, anche il sentimento.
Quando però a segnalare non è il solito anonimo, ma un consigliere circoscrizionale, la cosa ha un diverso peso. Il riferimento è al post social diffuso da Michele Cotroneo, che, con tanto di foto allegata, scrive: «Da giorni invio PEC e scrivo messaggi per segnalare la situazione di Via Nazionale Catona, [...]. È vergognoso che i rifiuti restino abbandonati per giorni, senza che nessuno intervenga. “Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.” E poi c'è il problema dell'acqua, che continua a creare enormi disagi. Catona è completamente abbandonata. I cittadini meritano rispetto, servizi efficienti e risposte concrete, non il silenzio». Aggiungendo poi un lapidario «Purtroppo siamo tornati a 14 anni fa» a un post contrassegnato con l’hashtag «Adesso peggio», diventato ricorrente nelle fasi più calde della campagna elettorale.
Ora, al di là di quest’ultimo particolare che lascia trasparire la provenienza dell’appello-denuncia di Cotroneo, e lasciando che allo stesso Cotroneo risponda chi rappresenta i cittadini in seno al Consiglio di circoscrizione, vale la pena sottolineare che sotto il post in questione, nei commenti, non c’è stato l’evidentemente atteso tripudio di accuse nei confronti del primo cittadino e dell’amministrazione. Sintomo di una obiettiva presa di coscienza da parte della cittadinanza, che molto più di qualcosa si sta facendo. Ma soprattutto che la gente lo apprezza. Sia bene inteso, la segnalazione è doverosa per ogni cittadino, ma, come dimostra il caso in questione, la propaganda lascia il tempo che trova. Anche perché quel richiamo a quattordici anni fa non fa più presa nei cittadini. Lo si è visto in campagna elettorale. Agitare spettri a trenta giorni dall’insediamento di un’amministrazione che ha dimostrato di essersi messa subito a lavoro, di aver provveduto a rinnovare la Città metropolitana quando in tanti avrebbero voluto aspettare ottobre, che senso ha se non quello di provocare, provando a mantenere tesi i rapporti tra l’amministrazione (diciamo la politica) e la cittadinanza?
Insomma, quel «quattordici anni fa», Cotroneo dovrebbe avere l’obiettività di ricordare che in realtà era ieri. E quel «ieri» è durato dodici anni. Due mandati da sindaco, in cui le cose fatte evidentemente non sono state all’altezza della loro rappresentazione. Altrimenti che necessità c’era di «normalizzare» la città... su questo siamo d’accordo tutti.