Si dimettono i segretari del Pd Marche e Veneto. E in Calabria le chat sono bollenti
Il timore che il partito cada sempre più nel baratro alimenta le discussioni su un problema divenuto strutturale. Nessuno ha il coraggio di puntare il dito verso Irto pubblicamente, da cui si aspettano risposte in conferenze stampa e non preconfezionate. E in gran segreto si sussurra un nome...
Tutto ciò che c’era da perdere negli ultimi anni, in Calabria si è perso. Inutile fare per l’ennesima volta la conta dei comuni che hanno cambiato bandiera passando da una guida di centrosinistra ad una azzurra o, addirittura come accaduto a Castrovillari, di Fratelli d’Italia. Senza citare la Regione, rimasta per la prima volta nella storia nelle mani di Forza Italia e dei suoi alleati. Sono cose note, certificate dai ballottaggi di ieri.
Sul Pollino il lumicino di speranza di salvare l'onore si è spento verso il tramonto, tramutandosi nella fiamma degli ex missini. Per fortuna che la neo sindaca De Gaio ha preso immediatamente le distanze dal vergognoso striscione neofascista inneggiante alla triste e funesta marcia su Roma. A San Giovanni in Fiore hanno perso tutti ed ha stravinto il civismo di Barile sostenuto dagli attivisti di estrema sinistra di Candalise.
La notizia del giorno, però, è che nelle chat dei democrat calabresi è un inoltro continuo di due link in particolare: quelli delle dimissioni dei segretari regionali delle Marche, Chantal Bomprezzi, e del Veneto, Andrea Martella. Se nel primo caso l’irrevocabile passo indietro è riconducibile direttamente alla Caporetto elettorale, nel secondo le fonti interne fanno trapelare che il congresso era già previsto dopo le Amministrative.
Il segnale di sofferenza di alcuni notabili regionali è evidente, perché in molti temono la progressiva evaporazione del partito. Ad un anno dal congresso unitario, quindi affrontato col sigaro in bocca da Nicola Irto, non c’è traccia ancora della segreteria e in presenza sono state fatte solo due direzioni: a cavallo delle elezioni che incoronarono Occhiuto.
Calabria rossa addio, il centrosinistra sprofonda sotto il peso dell’immobilismo: nulla cambia nonostante le (troppe) sconfitteIl problema ormai è diventato strutturale e in più occasioni è stato evidenziato come il Nazzareno si stia disinteressando della Calabria. Anzi, a dire la verità qualche intervento c’è stato, ma circoscritto alle federazioni provinciali e nei circoli. E talvolta, come a Cosenza, nemmeno si riesce a venire a capo della soluzione se non con situazioni ancora più ingarbugliate che si affacciono all’orizzonte.
In quest’ottica, sono diventati ancora più pesanti i paragoni con Marche e Veneto, dove un segnale, anche se camuffato da appuntamenti programmati, è stato dato. Dal Pollino allo Stretto e dallo Ionio al Tirreno, molti sostengono una sola cosa: il partito è utilizzato come un taxi per finire a Palazzo Campanella (prima) e a Roma (dopo).
Ma lo è da anni, non di certo da quando Irto è segretario e dal quale si attende una conferenza dove porre domande e ottenere risposte non preconfezionate su Whatsapp. All’orizzonte, nel frattempo, ricorre un nome. Sussurrato, pronto ad essere smentito, ma ricorre. Quello di Ernesto Alecci, il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale.