Silvia Salis sfida Meloni? Il nome della sindaca di Genova entra nella partita per Palazzo Chigi
Il suo profilo civico e trasversale piace oltre i confini dei partiti, mentre il campo largo resta senza una leadership condivisa. Sullo sfondo anche l’ipotesi di un ritorno di Paolo Gentiloni
Pochi mesi da sindaca di Genova e il suo nome viene già accostato a Palazzo Chigi. Può sembrare un’investitura affrettata, ma racconta meglio di ogni altra cosa la fase che attraversa il centrosinistra: una coalizione ancora alla ricerca di un leader capace di unire partiti, elettori e culture politiche diverse per contendere il governo a Giorgia Meloni.
Silvia Salis, ex atleta olimpica ed ex vicepresidente del CONI, ha conquistato Genova alla guida di una coalizione larga, dimostrando che mettere insieme riformisti, progressisti, civici e sinistra non è impossibile. Il suo profilo, estraneo agli apparati tradizionali, il linguaggio diretto e uno stile pragmatico l’hanno resa, nel giro di pochi mesi, una delle figure più osservate della politica italiana.
Anche i sondaggi iniziano a fotografare il fenomeno. Secondo il Barometro Demopolis, il centrosinistra unito sarebbe oggi al 45,8%, leggermente avanti rispetto al centrodestra, fermo al 45,3%. Un vantaggio minimo, ma sufficiente a dimostrare che la partita è tornata apertissima. Lo stesso istituto rileva che il 53% degli elettori progressisti vorrebbe scegliere il candidato premier attraverso le primarie, segno evidente che il tema della leadership è tutt’altro che risolto.
In questo scenario il nome di Silvia Salis acquista inevitabilmente peso. Non perché abbia già dimostrato di poter guidare il Paese, ma perché potrebbe rappresentare il punto di equilibrio tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e le altre forze del cosiddetto campo largo. Una candidatura che, almeno sulla carta, avrebbe il vantaggio di non appartenere a nessuna delle correnti che negli ultimi anni hanno frenato il centrosinistra.
La domanda, allora, diventa inevitabile. Se nei prossimi mesi i sondaggi dovessero indicare che Salis è la figura più competitiva contro Giorgia Meloni, Elly Schlein potrebbe davvero opporsi? E Giuseppe Conte avrebbe interesse a rinunciare a una candidatura condivisa capace di aumentare le possibilità di vittoria della coalizione? Oggi nessuno può rispondere. Ma la politica insegna che quando emerge un nome in grado di mettere d’accordo quasi tutti, difficilmente i leader possono ignorarlo.
Naturalmente resta un’incognita fondamentale. Governare una grande città è cosa ben diversa dal guidare l’Italia. La stessa Salis continua a ribadire di voler fare la sindaca di Genova e di non avere ambizioni nazionali nell’immediato. Ma le leadership, spesso, nascono proprio così: quando è il consenso a rincorrere una persona e non il contrario.
E se, per qualunque ragione, l’ipotesi Silvia Salis dovesse sfumare, al centrosinistra resterebbe un’ultima carta di assoluto prestigio: Paolo Gentiloni. Ex presidente del Consiglio, già commissario europeo all’Economia, Gentiloni rappresenta probabilmente la figura con il maggiore profilo istituzionale dell’intero campo progressista. Autorevolezza internazionale, esperienza di governo, equilibrio e credibilità sono qualità che gli vengono riconosciute anche dagli avversari politici. Nella sua lunga carriera ha evitato fughe in avanti, personalismi e colpi di testa, privilegiando sempre il dialogo e la ricerca di soluzioni condivise. Proprio per questo, se il campo largo dovesse trovarsi davanti a un vicolo cieco nella scelta del candidato premier, il suo nome potrebbe tornare con forza al centro della scena.
Per ora siamo ancora nel terreno delle ipotesi. Ma una cosa appare evidente: mentre il centrodestra continua ad avere in Giorgia Meloni una leadership indiscussa, il centrosinistra è alla ricerca della persona capace di trasformare una coalizione in un progetto di governo. Oggi quella speranza porta il nome di Silvia Salis. Domani, se quella strada dovesse interrompersi, potrebbe chiamarsi Paolo Gentiloni. In ogni caso, la corsa per la leadership del campo largo è appena cominciata.