Sondaggi, centrodestra avanti ma la partita è aperta: il campo largo cerca l’anti-Meloni per la rimonta
Demopolis fotografa un distacco minimo tra le coalizioni (44,9% contro 43%). L’attuale premier resta il riferimento del governo, mentre l’opposizione deve ancora trovare il candidato capace di unire e allargare il campo. Sala, Salis e Decaro i nomi giusti?
Il centrodestra resta in vantaggio, ma la corsa è tutt’altro che chiusa. L’ultimo sondaggio Demopolis conferma un margine leggermente favorevole alla coalizione di governo, ma il distacco dal centrosinistra è ancora contenuto e lascia aperti tutti gli scenari. Da qui ai prossimi mesi possono intervenire variabili politiche, economiche e internazionali capaci di modificare gli equilibri. Parlare oggi di vittoria già acquisita o di sconfitta irreversibile sarebbe prematuro.
I numeri fotografano una competizione ancora molto equilibrata. Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 28%, seguito dal Partito Democratico al 22% e dal Movimento 5 Stelle al 13%. Sul piano delle coalizioni, il centrodestra raggiunge il 44,9%, mentre il centrosinistra si attesta al 43%. Un vantaggio significativo, ma non tale da rendere impossibile una rimonta.
Ma per entrambi le coalizioni peseranno i movimenti neonati, come quello di Vannacci per il centrodestra, e il ritorno in campo di Beppe Grillo che con Di Battista potrebbe creare il caos nel centro sinistra. Ma questo è tutto da verificare.
Meloni punta al premio di maggioranza, ma la carta Di Battista-Grillo rischia di cambiare gli equilibri politiciIl dato politico più rilevante è proprio questo: la distanza resta limitata e il quadro continua a essere fluido. Il centrodestra può contare su un partito guida forte e su una coalizione che, almeno sul piano elettorale, mantiene una buona compattezza. Il centrosinistra, invece, dispone ancora di margini di crescita, a condizione che riesca a costruire una proposta politica credibile e soprattutto una leadership capace di allargare il consenso.
È proprio qui che si concentra il nodo principale. La coalizione di opposizione non ha ancora individuato il candidato alla presidenza del Consiglio e questa incertezza pesa. Le prossime elezioni non si giocheranno soltanto sulla forza dei partiti, ma anche sulla capacità di presentare agli elettori una figura autorevole, riconoscibile e in grado di tenere insieme culture politiche diverse.
Nel dibattito politico delle ultime settimane sembrano perdere forza le ipotesi di una candidatura affidata ai leader dei principali partiti, mentre acquistano spazio i nomi di personalità considerate più trasversali. Tra queste vengono spesso indicati il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, la sindaca di Genova, Silvia Salis, espressione dell’area civica e del centrosinistra, e Antonio Decaro, già sindaco di Bari ed europarlamentare, oltre ad altri profili ritenuti in grado di raccogliere un consenso più ampio.
Il centrosinistra, dunque, non deve soltanto sommare i consensi dei partiti: deve ancora individuare il volto della propria proposta di governo. Fino a quando questa scelta non sarà compiuta, la competizione resterà aperta.
Diversa appare la situazione nel centrodestra, che continua a riconoscersi nella leadership di Giorgia Meloni, destinata con ogni probabilità a essere ricandidata alla guida del governo. Ciò non significa, però, che la coalizione sia priva di tensioni. Le differenze tra gli alleati restano evidenti su politica estera, strategie economiche e fiscali, così come sulle principali riforme istituzionali annunciate a inizio legislatura e in gran parte rimaste incompiute o rinviate. Resta inoltre tutta da definire la partita sulla nuova legge elettorale, destinata a incidere sugli equilibri politici.
Gli schemi, dunque, sono ancora aperti per entrambe le coalizioni. A influenzare il consenso degli elettori saranno anche fattori esterni: l’evoluzione delle guerre in corso, l’andamento dell’economia, il caro carburanti e il costo della vita. Con l’autunno alle porte e un quadro internazionale ancora instabile, la politica italiana si avvia verso una fase decisiva nella quale nessun risultato può essere considerato già scritto.