Sondaggi: Meloni e Fdi in ripresa, il Pd resta competitivo mentre il M5s continua la sua lenta erosione
Nel centrodestra risalta la crisi della Lega: il partito guidato da Matteo Salvini continua a perdere terreno e scivola al 6,2%. Guardando alle coalizioni, il campo largo è al 45,7% mentre il centrodestra fermo tra il 42,6% e il 44,4%
Nuove rilevazioni di BiDiMedia sui partiti e un sondaggio di Piazza pulita sulle coalizioni.
Questa volta la fotografia politica fa discutere ma ancora non da certezze definitive. Perché se guardiamo le coalizioni il risultato dei sondaggi è questo: il Campo Largo è al 45,4-45,7% superando così il centrodestra fermo tra il 42,6% e il 44,4%.
Il primo commento politico non può essere che questo: l’opposizione di centro sinistra aritmeticamente può veramente competere. Ma che l’opposizione possa competere non significa che automaticamente potrà vincere.
Perché proprio qui emerge il vero nodo politico: la somma elettorale non coincide con la costruzione di una leadership comune. Manca un programma comune, manca una leadership condivisa.
Gli ultimi sondaggi rivelano alcune cose molto interessanti: si confermano tre tendenze ormai strutturali del sistema italiano: la tenuta di Giorgia Meloni, la difficoltà del centrosinistra a trasformare il vantaggio teorico in leadership politica e la crescente frammentazione dell’area moderata e populista. Sempre un caos perfetto dal quale non può che uscirne un sistema ancora più debole e fragile.
Ma veniamo ai partiti secondo le rilevazioni BiDiMedia.
Il primo dato significativo è una leggera crescita di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, che risalgono al 27,8% dopo la flessione registrata nel periodo successivo ai referendum.
Non è esaltante, ma comunque si tratta di un segnale politico importante: nonostante l’usura di governo, le tensioni sociali e le difficoltà economiche, Meloni continua ad avere un importante risultato elettorale che nessun altro leader possiede oggi in Italia. FdI resta il primo partito e conserva un primato assoluto nel centrodestra. Niente quindi è già deciso, tutto può accadere. Vedremo nelle prossime settimane.
Il calo contemporaneo del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle evidenzia una fragilità politica del Campo Largo. Il Pd al 22,5% rimane competitivo, ma non riesce a compiere il salto necessario per diventare forza trainante alternativa alla destra. Il M5S al 13% continua invece una lenta erosione di consenso: il partito di Giuseppe Conte mantiene uno zoccolo duro soprattutto nel Sud, ma appare meno capace di intercettare protesta e disagio sociale rispetto al passato.
Interessante anche il dato sull’Alleanza Verdi e Sinistra, che scende al 6,8%. Dopo mesi di crescita costante, emerge probabilmente un limite fisiologico: AVS sembra aver consolidato un’area elettorale urbana, progressista e giovane, ma fatica ad allargarsi oltre quel perimetro.
Nel centrodestra il dato più politico riguarda la crisi della Lega. Il partito guidato da Matteo Salvini continua a perdere terreno e scivola al 6,2%, ormai distante perfino da Forza Italia, salita al 7,8%. È una trasformazione profonda degli equilibri interni alla coalizione: il baricentro moderato e governista sembra spostarsi sempre più verso Forza Italia, mentre la Lega appare schiacciata tra il sovranismo dominante di Meloni e le spinte radicali incarnate da Vannacci.
Il dato su Roberto Vannacci è infatti molto rilevante. Futuro Nazionale cala al 3,3-3,6%, segno che l’effetto novità si sta attenuando. Tuttavia quel consenso continua a rappresentare una minaccia strategica per Salvini più che per Meloni: Vannacci intercetta un elettorato identitario, nazionalista e antisistema che un tempo guardava alla Lega.
Sul fronte centrista, Azione torna sopra la soglia del 3%, mentre il partito di Matteo Renzi cresce leggermente. È il segnale che nell’elettorato moderato esiste ancora uno spazio politico autonomo, anche se estremamente frammentato e insufficiente per incidere davvero sugli equilibri nazionali.
Le primarie fotografano perfettamente questa difficoltà. Elly Schlein vincerebbe con il 37,5%, ma senza sfondare realmente. Conte e Silvia Salis sono molto vicini, rispettivamente al 26,5% e 25,9%. È una distribuzione che racconta un Campo Largo ancora tripolare, privo di un leader egemone e condiviso.
Schlein mantiene il primato nell’area progressista tradizionale, Conte conserva una forte attrazione sul voto populista e sociale, mentre Silvia Salis intercetta probabilmente un’area civica e moderata in cerca di novità. Nessuno però appare oggi in grado di federare davvero tutto il centrosinistra.
Il quadro complessivo consegna quindi un sistema politico bloccato ma dinamico. Meloni resta la leader più forte e stabile del panorama italiano, ma il centrodestra mostra crepe interne sempre più evidenti. Il Campo Largo, invece, avrebbe teoricamente i numeri per competere, ma continua a soffrire di divisioni strategiche, identitarie e personali.
In sostanza: la destra mantiene la leadership politica del Paese, ma il centrosinistra torna competitivo sul piano elettorale. La vera partita dei prossimi mesi sarà capire se l’opposizione riuscirà a trasformare una semplice somma di partiti in un progetto politico credibile e unitario.