Schlein avanti alle primarie ma Conte avvicina il campo largo a Meloni, solo 0,2 punti di distacco: l’ultimo sondaggio
La rilevazione presentata su Rai 1 fotografa il paradosso del centrosinistra: la segretaria dem raccoglie il 49% delle preferenze contro il 46% dell’ex premier, ma con il leader M5S candidato il distacco dal centrodestra si riduce a due decimali. Vannacci arretra, Calenda cresce
Elly Schlein è davanti nella corsa alle primarie, ma Giuseppe Conte riduce il distacco del campo largo dal centrodestra. È il paradosso politico che emerge dal sondaggio realizzato dall'istituto Noto e presentato il 20 ottobre a Porta a Porta, su Rai 1. Una fotografia che consegna al centrosinistra una questione ben più complessa della scelta del candidato premier: chi ha il consenso per guidare l'alleanza e chi riesce a tenere insieme il maggior numero di elettori?
La rilevazione colloca il centrodestra al 44,1%, mentre il campo largo raggiunge il 43,9% con Conte candidato e il 43,4% con Schlein. Nel primo caso la distanza è di appena due decimi di punto, nel secondo sale a sette. Differenze troppo contenute per trarne previsioni elettorali, ma politicamente significative perché mostrano quanto la scelta della leadership possa modificare gli equilibri tra gli alleati.
Il risultato pone anche una questione per il Partito Democratico: essere il primo partito dell'opposizione non significa necessariamente raccogliere, attorno al proprio leader, il massimo consenso possibile per la coalizione. Il mezzo punto che separa i due scenari è statisticamente esiguo, ma offre materia di confronto a chi dovrà definire candidature, programma e alleanze.
Schlein al 49%, Conte al 46%: primarie tutt'altro che scontate
Tra gli elettori del campo largo chiamati a indicare il candidato preferito alle primarie, Schlein ottiene il 49%, Conte il 46% e Alessandro Onorato il 5%. Tre punti separano i due principali protagonisti, una distanza che descrive una competizione aperta, senza consentire di anticipare l'esito di un'eventuale consultazione.
A rendere ancora più interessante il quadro è la distribuzione delle preferenze nei diversi elettorati. La segretaria democratica raccoglie il sostegno del 79% degli elettori del Pd e del 75% di quelli di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre Conte viene indicato dal 97% degli elettori del Movimento 5 Stelle.
Sono numeri che raccontano due leadership fortemente radicate nei rispettivi partiti, ma che non dimostrano ancora l'esistenza di una guida riconosciuta trasversalmente dall'intera alleanza. La questione non riguarda soltanto chi debba rappresentare il centrosinistra, bensì quale equilibrio politico possa sopravvivere alla competizione.
Per Schlein, un'eventuale affermazione alle primarie rappresenterebbe la legittimazione della centralità democratica. Per Conte, invece, il confronto potrebbe diventare l'occasione per rivendicare un ruolo politico proporzionato non soltanto ai voti del Movimento, ma anche al consenso che la sua candidatura raccoglie nella simulazione di coalizione.
Il Pd sale con Schlein, i Cinquestelle crescono con Conte
La differenza più evidente riguarda proprio i rapporti di forza tra i due partiti maggiori. Con Schlein candidata premier, il Pd raggiunge il 21%, guadagnando un punto e mezzo rispetto alla rilevazione del 6 ottobre, mentre il Movimento 5 Stelle scende al 10,5%, perdendo due punti.
Con Conte alla guida del campo largo, invece, i democratici si attestano al 19,3% e i Cinquestelle salgono al 13,5%. Il Movimento guadagna dunque tre punti rispetto allo scenario Schlein, mentre il Pd ne perde 1,7.
Non si tratta di un trasferimento effettivamente misurato di voti tra i due partiti, ma della risposta degli intervistati a diversi ipotesi di candidatura. Il risultato, tuttavia, rende evidente il nodo politico: il candidato premier non cambia soltanto il consenso complessivo della coalizione, ma anche il peso dei partiti che dovrebbero sostenerlo.
Una candidatura di Schlein consolida il primato elettorale del Pd nella simulazione, mentre quella di Conte rafforza il Movimento 5 Stelle. In entrambi i casi rimane da affrontare il problema della convivenza politica tra due forze che condividono l'obiettivo di costruire un'alternativa al centrodestra, ma conservano identità, interessi e bacini elettorali differenti.
Meloni resta al 28%, ma la distanza tra le coalizioni è minima
Nel centrodestra Fratelli d'Italia si conferma al 28%, mentre Forza Italia è al 7%, la Lega al 6% e Noi Moderati all'1,5%. Il dato complessivo della coalizione rimane al 44,1% in entrambi gli scenari.
Il primato di Giorgia Meloni nel sistema dei partiti resta quindi distinto dalla competizione tra gli schieramenti. La distanza fra Fratelli d'Italia e il Pd è consistente, ma il confronto elettorale tra coalizioni si sviluppa su margini molto più contenuti.
Fuori dal perimetro del centrodestra considerato nella simulazione, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci scende al 6% nello scenario Schlein, con una flessione di 0,7 punti rispetto al 6 ottobre, e si attesta al 5,7% nell'ipotesi Conte.
Un arretramento che merita attenzione anche per le possibili conseguenze sugli equilibri della destra. Il partito del generale conserva una quota di consenso rilevante, ma la sua collocazione autonoma rende necessario distinguere tra i voti delle singole formazioni e quelli effettivamente attribuiti alle coalizioni.
Calenda cresce con Conte, Renzi pesa diversamente nei due scenari
Anche l'area centrista risente della diversa candidatura. Azione con Spazio Pubblico di Carlo Calenda passa dal 3,6% con Schlein al 4% con Conte, mentre Italia Viva di Matteo Renzi scende dal 2,8 al 2,2%.
Alleanza Verdi e Sinistra rimane stabile al 6,5%, mentre Più Europa è all'1%. Progetto Civico con Avanti PSI raccoglie l'1,3% nello scenario Schlein e l'1,1% in quello Conte; Sud chiama Nord con i Civici è all'1%, i Liberal Democratici di Luigi Marattin allo 0,6% e la lista Più Uno di Ruffini e Gabrielli allo 0,3%.
Le percentuali delle formazioni minori mostrano quanto sia delicata la costruzione delle alleanze. In una competizione che le simulazioni collocano entro pochi decimali, la definizione del perimetro delle coalizioni diventa un passaggio politico rilevante.
La stima dell'affluenza, inoltre, passa dal 63% con Schlein al 64% con Conte, un'ulteriore differenza tra i due scenari che non deve essere confusa con una previsione certa della partecipazione al voto.
Il campo largo ha due leader, ma non ha ancora risolto il problema della guida
Il sondaggio Noto non assegna una vittoria elettorale a nessuno. Indica però una contraddizione sulla quale Schlein e Conte dovranno misurarsi: la segretaria democratica è davanti nelle preferenze per le primarie, mentre la candidatura del presidente M5S corrisponde a un consenso di coalizione leggermente più elevato.
È una differenza piccola sul piano statistico, ma sufficiente ad alimentare un confronto politico già complesso. Perché la leadership del centrosinistra non può essere risolta soltanto attraverso la forza organizzativa del Pd, così come non può dipendere esclusivamente dalla capacità di Conte di rafforzare il proprio partito.
Il vero banco di prova sarà la possibilità di trasformare due elettorati ancora distinti in una proposta comune, senza lasciare che la competizione per Palazzo Chigi diventi una resa dei conti tra alleati. Le primarie, qualora venissero effettivamente organizzate, potrebbero individuare un candidato condiviso, ma non sostituirebbero il lavoro necessario per costruire un programma e definire i rapporti tra le forze politiche.
Il rischio per il campo largo non è soltanto scegliere un candidato che non raccolga il consenso di tutti gli alleati. È arrivare alle elezioni dopo aver consumato nella battaglia per la leadership le energie necessarie a costruire un'alternativa di governo.