Soppressione Art-Cal, Bevacqua duro su Occhiuto: «È un accentramento di potere, opponetevi a questa riforma»
L'ex presidente della Commissione Trasporti analizza la scelta della Giunta di cancellare l'Autorità regionale creata nel 2015. Per l'esponente dem non si tratta di un caso isolato, ma di una precisa strategia politica: «Lo abbiamo già visto con Arrical e Sacal. Servizi essenziali come trasporti, acqua ed aeroporti non possono essere sottratti al controllo dei territori»
Il riassetto della governance dei servizi strategici in Calabria si arricchisce di un nuovo, rovente capitolo. Al centro del dibattito politico vi è la proposta di legge approvata dalla Giunta guidata da Roberto Occhiuto che prevede l'abolizione di Art-Cal, l’Autorità regionale istituita nel 2015 per governare e monitorare il sistema del trasporto pubblico locale. Una scelta che sta sollevando reazioni contrastanti e che riporta d'attualità il tema dell'equilibrio tra efficienza gestionale, autonomia tecnica e rappresentatività dei territori.
Per comprendere la ratio che portò alla nascita dell'ente e valutare le ripercussioni dell'imminente controriforma, abbiamo interpellato Mimmo Bevacqua. Nel 2015, all'epoca della fondazione di Art-Cal e del lancio della nuova società di gestione delle corse, Bevacqua ricopriva proprio il ruolo di presidente della Commissione Trasporti in Consiglio regionale.
Bevacqua, lei era presidente della Commissione Trasporti quando nacque Art-Cal. Cosa ne pensa della decisione della giunta Occhiuto?
«Se fossi ancora consigliere regionale mi opporrei a questa riforma e sono certo che anche gli attuali consiglieri, una volta studiate le carte, arriveranno alla stessa conclusione. Conosco il loro rigore nell’approfondire la documentazione e anche la loro contrarietà a favorire processi di accentramento, che finiscono per indebolire la filiera istituzionale. Sono contrario perché Art-Cal nacque da una precisa scelta istituzionale: affidare la programmazione e il controllo del trasporto pubblico a un organismo tecnico, autonomo e soggetto alle regole del diritto pubblico. Era una garanzia di trasparenza, imparzialità e controllo nell’interesse dei cittadini.
Oggi, invece, si propone di cancellare quel modello senza alcun confronto con i Comuni, le Province, i sindacati, gli operatori del settore e le associazioni dei pendolari. Una riforma che cambia profondamente la governance del trasporto pubblico regionale non può essere decisa senza ascoltare chi rappresenta i territori e chi quel servizio lo utilizza ogni giorno».
Lei sostiene che questa riforma non sia un episodio isolato, ma rientri in una precisa strategia politica del presidente Occhiuto. Perché?
«Credo che questa proposta di legge non sia un fatto isolato, ma rappresenti l’ennesimo tassello di un modello di governo che punta ad accentrare sempre di più le leve decisionali nelle mani della Presidenza della Regione. Lo abbiamo già visto con Arrical, dove si è scelto di concentrare in un’unica Autorità regionale la gestione del servizio idrico e, soprattutto, di affidare al presidente della Giunta la nomina del direttore generale. Lo abbiamo visto anche con Sacal, attraverso l’acquisizione della maggioranza delle quote da parte della Regione, rafforzando il controllo sul sistema aeroportuale calabrese. Oggi assistiamo allo stesso schema nel settore dei trasporti.
È evidente una linea politica che mira a ricondurre sotto un’unica cabina di regia regionale funzioni e poteri che prima erano distribuiti e sottoposti a maggiori contrappesi istituzionali. Il tema non è la persona di Roberto Occhiuto, ma il modello di governance che si vuole consegnare alla Calabria. Le istituzioni si costruiscono pensando anche a chi governerà domani. Per questo ritengo che servizi essenziali come acqua, aeroporti e trasporti debbano essere amministrati con il massimo equilibrio tra efficienza, autonomia tecnica, trasparenza e controllo democratico».
Quali conseguenze rischiano di pagare i cittadini?
«Il rischio è che le decisioni vengano prese sempre più lontano dai territori. Comuni e Province potrebbero avere un ruolo sempre più marginale nella programmazione delle tratte e dei servizi, con il pericolo che le aree interne, i piccoli comuni e le fasce più deboli della popolazione vengano penalizzati rispetto alle direttrici più trafficate.
Il trasporto pubblico non può essere governato esclusivamente con criteri economici. È un servizio essenziale, uno strumento di coesione sociale e territoriale e un presidio contro lo spopolamento delle aree interne».
Qual è la sua principale preoccupazione?
«La mia principale preoccupazione è che, nel passaggio da un ente pubblico a una società per azioni, si riducano progressivamente i livelli di trasparenza e di controllo pubblico. Quando si gestisce un servizio essenziale come il trasporto regionale servono regole chiare, atti accessibili, controlli efficaci e una governance che renda conto ai cittadini.
La vera sfida non è cambiare la veste giuridica di un ente, ma migliorare il servizio. E questo si ottiene investendo nella qualità del trasporto, coinvolgendo i territori e garantendo un sistema di governo equilibrato, non semplicemente concentrando i poteri in un unico soggetto».