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12/09/2026 ore 13.01
Politica

Sottosegretari, il referendum per abolirli ci costerà 7 milioni ma senza quorum saranno soldi buttati al vento

Dopo la sentenza del Tar Occhiuto ha di fronte quattro strade. Se sceglie quella della consultazione il “pericolo” è che dovrà andare a votare il 50% più uno degli aventi diritto, altrimenti la consultazione non sarà valida. In Calabria da anni l’affluenza non supera il 46%

di Massimo Clausi

Non è affar mio. Così ha sentenziato il Tar Calabria rispetto alla complessa vicenda giuridica del referendum sulla modifica dello Statuto regionale che introduce i due sottosegretari. I giudici amministrativi hanno scritto che la questione è molto complessa ma non riguarda propriamente materie amministrative quindi non sono loro a dover decidere.

A questo punto si aprono almeno quattro scenari. Il primo è che la Regione faccia appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. Appare però improbabile visto che il punto non è giuridico ma di competenza. Il secondo è che la Regione faccia ricorso davanti ad un giudice ordinario. Il terzo è che Roberto Occhiuto porti di nuovo la pratica in aula e modifichi la parte del nuovo Statuto che introduce i due sottosegretari. La quarta ipotesi è che si decida di far esprimere i calabresi, ma questo potrebbe costare molto in termini politici perché vorrebbe dire subire in un lungo periodo una campagna elettorale basata su un argomento che fa sempre molta presa sulla gente ovvero i costi della politica.

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Cosa farà Occhiuto ancora non è dato saperlo. Per il momento, come fatto già in precedenza quando il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva, minimizza. «Il tema non mi appassiona. Su cosa fare si determinerà l’avvocatura regionale, vedremo. Mi interessa di più capire come risolvere i problemi e soprattutto costruire condizioni di sviluppo per la regione. Poi, se l’opposizione pensa che queste siano le cose attraverso cui vincere le prossime elezioni Calabria rimarranno un po’ delusi», ha detto facendo passare la questione come burocratica anziché politica. Però ha anche aggiunto che l’unico sottosegretario finora nominato, Ettore Figliolia, e che ha rinunciato al compenso previsto dalla legge «È quello che ci ha fatto uscire dal commissariamento della sanità». Come dire sti sottosegretari servono eccome.

Resta il fatto che ora il centrodestra si trova di fronte una scelta complessa che probabilmente verrà congelata fino al voto di Reggio.

L’opposizione lo sa e prova a girare il coltello nella piaga. «Occhiuto è davanti a una scelta che ne certifica comunque la sconfitta politica: tornare in Consiglio per cancellare la riforma, ammettendo l’errore, oppure accettare il referendum del 29 novembre e confrontarsi con il giudizio popolare. Insistere con il contenzioso non risolve il problema: lo rende ancora più evidente».

Ancora più a fondo è andata la capogruppo del M5s, Elisa Scutellà: «A questo punto una domanda sorge naturale: perché Occhiuto ha così paura di lasciare la parola ai cittadini? Che fine hanno fatto le sue idee liberali di cui si vanta sui media nazionali? La verità - conclude la Scutellà - è che Occhiuto sa benissimo che quella dei sottosegretari è solo un'operazione di palazzo che nulla ha a che fare con le vere esigenze dei calabresi. Un'operazione indigesta per i cittadini. Questo centrodestra ne avrà presto contezza con il referendum che sara un avviso di sfratto per Occhiuto e i suoi».

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«Chi ci aveva liquidati come “sfigati”dovrebbe adesso misurarsi con le nostre ragioni, anziché continuare a trattare il dissenso come un fastidio. La possibilità di un nuovo ricorso non cancella il dovere di scegliere», ha detto invece il capogruppo di Tridico Presidente, Enzo Bruno.

Insomma l’opposizione esulta, ma le cose non sono così semplici. La minoranza dovrà impegnarsi molto per portare a casa un successo sul referendum. In base infatti al nostro statuto regionale, il referendum abrogativo è valido solo se vota il 50% più uno degli aventi diritto così come prevede il comma 4 dell’articolo 11 dello Statuto regionale. Il problema è che in Calabria alle ultime regionali del 2025 ha votato il 43,15% degli aventi diritto e nelle ultime quattro elezioni non si è mai superato il 46% di affluenza anche per come sono composte le liste elettorali e per l’assenza della possibilità del voto da remoto. Siamo pronti a scommettere che nel caso dovesse rimanere in piedi il referendum il centrodestra non farà certo sforzi titanici per portare la sua gente alle urne. Tutto questo can can potrebbe allora evaporare in una sorta di furbata all’italiana. Niente quorum e si va avanti con i sottosegretari con gran sollievo degli alleati di Occhiuto che aspettano postazioni.

Lo scherzetto però costerà ai calabresi 7 milioni di euro, presi dall’avanzo 2025: 2 milioni per le spese relative alle consultazioni elettorali dell’ente e 5 milioni per coprire i costi che saranno affrontati dalle amministrazioni locali. Il rischio è che si tratti di una spesa inutile.