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20/07/2026 ore 11.01
Politica

Sottosegretari, l'opposizione vince il primo round giuridico. Il Tar dice no alla sospensione immediata dell'indizione del referendum

Per il presidente la questione è giuridicamente complessa e richiede un approfondimento in sede collegiale anziché una decisione monocratica

di Massimo Clausi

Uno a zero e palla al centro si potrebbe dire visto il clima Mundial. Il Tar Calabria ha deciso di respingere l'istanza di sospensione immediata presentata dalla Regione Calabria sull'ordinanza dell'ufficio centrale per il referendum che imponeva al segretario regionale di indire entro quindici giorni una consultazione popolare per l'introduzione dei famosi due sottosegretari.

Il Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria ha respinto la richiesta di sospensiva immediata dell'atto per due ragioni. La prima è perché ha ravvisato che le questioni sollevate nel ricorso, anche di legittimità costituzionale, sono particolarmente complesse. Esse riguardano la natura dell'organo che ha emesso il provvedimento ovvero l'Ufficio Centrale Regionale per il Referendum, istituito presso la Corte d'Appello di Catanzaro, la legittimità del procedimento seguito, la natura dell'atto contestato e diverse implicazioni di ordine costituzionale. Tali temi richiedono un esame approfondito che può essere garantito solo in una sede collegiale, ovvero con la partecipazione di più giudici, anziché in una decisione monocratica d'urgenza.

Alla luce della tempistica prevista dalla legge regionale (lr 45/2025) per l'indicazione e lo svolgimento del referendum confermativo, il Presidente ha stabilito che non sussistono i requisiti di estrema gravità e urgenza qualificata necessari per concedere la sospensiva immediata. Secondo la legge regionale, infatti, una volta che il Segretario generale del Consiglio regionale ha dichiarato la regolarità della richiesta di referendum, il Presidente della Regione deve provvedere a indire la consultazione con proprio decreto entro quindici giorni dalla pubblicazione del verbale di verifica.  Il referendum deve essere fissato in una domenica compresa tra il sessantesimo e il centoventesimo giorno successivo all'emanazione del decreto di indizione.

Di conseguenza, l'istanza è stata rigettata e la questione è stata rimandata alla trattazione collegiale in camera di consiglio, fissata per il 2 settembre 2026.

La questione quindi si sposta a dopo l'estate, mentre l'opposizione già risulta per questo primo traguardo giuridico raggiunto. Certo ancora siamo ai prodromi di una battaglia legale che si preannuncia molto lunga e complessa. Basti pensare le implicazioni giuridiche che ci sono dietro. I consulenti dei consiglieri di opposizione, in particolare il professor Andrea Lollo, sostengono che l'ordinanza non sia nemmeno appellabile sia perché l'ufficio centrale non ha un organo superiore sia perché stiamo parlando di un'ordinanza e non di una sentenza.

Questioni giuridiche complesse appunto, che però hanno conseguenze anche sul piano politico . Nonostante la battaglia riguardi solo la parte di riforma dello statuto che introduce due sottosegretari, essa s ta bloccando anche il rimpasto di giunta regionale con Noi Moderati e Lega che iniziano a perdere la pazienza e, almeno dai vertici nazionali, spingono per l'assegnazione delle deleghe così come promesso il giorno dopo l'elezione di Roberto Occhiuto.