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20/09/2026 ore 14.59
Politica

Suppletive Reggio Calabria, Domenico Giannetta: il moderato che ha scelto Vannacci e ora sfida Forza Italia

Da capogruppo di Forza Italia in Calabria allo strappo con il partito: Domenico Giannetta lascia una posizione di primo piano e sceglie Futuro Nazionale per tentare il ritorno alla Camera, dopo avervi rinunciato volontariamente sei anni fa

di Franco Gemoli

Quarto e ultimo viaggio tra i candidati alle suppletive del 27 e 28 settembre. Medico, già sindaco di Oppido Mamertina, consigliere provinciale, metropolitano e regionale, per poche settimane anche deputato, Giannetta ha costruito oltre vent’anni di carriera politica nel centrodestra e soprattutto dentro Forza Italia. Poi lo strappo di agosto e l’approdo a Futuro Nazionale: «Mi sposto più a destra, ma resto un moderato». Ora prova a tornare a Montecitorio, dopo aver lasciato nel 2020 il seggio alla Camera per rimanere in Consiglio regionale.

Per capire davvero la scelta di Domenico Giannetta bisogna mettere per un momento da parte Roberto Vannacci e tornare indietro di oltre vent’anni, perché la candidatura alle suppletive di Reggio Calabria non nasce dalla traiettoria di un uomo che ha vissuto ai margini del centrodestra e decide improvvisamente di cercare altrove uno spazio politico, ma da una storia quasi opposta: quella di un medico diventato amministratore, cresciuto attraverso tutti i gradini della rappresentanza locale, diventato sindaco, consigliere provinciale e metropolitano, quattro volte consigliere regionale, per poche settimane anche deputato, e arrivato fino alla guida del gruppo di Forza Italia a Palazzo Campanella. Soltanto alla fine di questo lungo percorso compare Vannacci. Ed è proprio qui che la vicenda diventa politicamente interessante: Giannetta non lascia il partito azzurro dopo una lunga marginalizzazione pubblica, ma quando occupa ancora una posizione di primo piano, rompe con il mondo nel quale ha costruito gran parte della propria carriera e affida a Futuro Nazionale il tentativo di tornare in quella Camera che aveva lasciato volontariamente sei anni prima.

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Da Oppido a Palazzo Campanella, passando per Montecitorio

Nato a Reggio Calabria il 15 giugno 1970, medico chirurgo e dirigente medico di Chirurgia, con un’esperienza anche come medico volontario della Croce Rossa Italiana, Giannetta costruisce la propria carriera politica partendo da Oppido Mamertina, il luogo nel quale il rapporto con il territorio comincia a trasformarsi in consenso elettorale. Dal 2009 al 2014 siede in Consiglio comunale come capogruppo del Pdl, dopo l’esperienza nella Comunità montana Versante Tirrenico meridionale; nel 2011 entra nel Consiglio provinciale di Reggio Calabria e assume l’incarico di assessore alle Attività produttive, al Personale e alle Politiche sindacali. Nel maggio 2014 viene eletto sindaco di Oppido Mamertina e rimane alla guida del Comune fino al maggio 2019, mentre dal 2016 aggiunge al proprio percorso anche il Consiglio della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

La Regione arriva attraverso una strada meno lineare di quanto possa apparire osservando oggi le quattro legislature accumulate a Palazzo Campanella. Nel 2014 raccoglie 4.080 preferenze nella circoscrizione Sud e rimane fuori come primo dei non eletti di Forza Italia; entrerà in Consiglio soltanto l’11 settembre 2019, in temporanea sostituzione di Alessandro Nicolò. Pochi mesi dopo, alle regionali del 2020, le preferenze diventano 6.483 e questa volta arriva l’elezione diretta. Nel 2021 resta inizialmente fuori dall’assemblea regionale e vi rientra nel gennaio 2023, con la surroga del dimissionario Giovanni Arruzzolo; nel 2025, infine, raccoglie 10.403 preferenze e comincia la quarta legislatura regionale. Numeri maturati in consultazioni differenti e che non possono essere trasformati in una previsione sulle suppletive di settembre, ma che raccontano qualcosa di più utile per comprendere questa candidatura: il radicamento costruito da Giannetta in un’area nella quale ha fatto politica per oltre due decenni.

In mezzo a questa storia calabrese c’è anche una parentesi romana, brevissima ma oggi sorprendentemente significativa. Il 31 marzo 2020 Giannetta viene proclamato deputato della Repubblica nelle file di Forza Italia, in sostituzione di Jole Santelli; poco più di un mese dopo, il 7 maggio, opta per il Consiglio regionale e lascia Montecitorio. Allora, davanti all’incompatibilità tra le due cariche, sceglie Palazzo Campanella. Sei anni dopo la direzione del viaggio si è rovesciata: dalla Calabria prova a tornare alla Camera, ma questa volta senza Forza Italia e con il simbolo di Futuro Nazionale.

Lo strappo con Forza Italia nel momento in cui Giannetta ne guidava il gruppo

Proprio il punto nel quale avviene la rottura distingue la scelta di Giannetta da molti cambi di appartenenza consumati dopo una progressiva uscita dalla scena. Nel corso delle legislature regionali presiede la Commissione speciale di Vigilanza nell’XI e nella XII legislatura e consolida il proprio ruolo fino a diventare capogruppo di Forza Italia; quando il 23 agosto Roberto Vannacci e il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni annunciano la sua candidatura alle suppletive con Futuro Nazionale, dunque, Giannetta non è un ex azzurro che da tempo osserva il partito dall’esterno, ma uno dei suoi rappresentanti istituzionali in Calabria.

La risposta di Roberto Occhiuto misura immediatamente la profondità dello strappo. Nello stesso giorno il presidente della Regione dichiara Giannetta fuori dalla maggioranza di centrodestra e afferma che il suo governo non ha «nulla a che spartire con chi sceglie Vannacci». Da quel momento la suppletiva reggina smette di riguardare soltanto il seggio rimasto vacante alla Camera e diventa anche il luogo nel quale si incrociano una separazione politica maturata dentro il centrodestra calabrese, la lunga storia di Giannetta in Forza Italia e il tentativo di Futuro Nazionale di presentarsi per la prima volta agli elettori.

Giannetta racconta naturalmente quella frattura da una prospettiva diversa, critica la gestione del partito che ha lasciato ma non rinnega la storia politica costruita al suo interno, ed è forse proprio in questa apparente contraddizione che si trova il passaggio più interessante della sua candidatura. Non prova a riscrivere retroattivamente vent’anni di centrodestra moderato per adattarli alla nuova collocazione e non sostiene di essere diventato improvvisamente un altro uomo politico; rivendica, piuttosto, una continuità personale dentro un cambiamento di campo che lui stesso riconosce come uno spostamento verso destra.

«Mi sposto più a destra, ma resto un moderato»

La formula scelta per spiegare l’approdo a Futuro Nazionale contiene quasi per intero il problema politico che Giannetta deve affrontare: «Mi sposto più a destra rispetto al passato, ma lo faccio senza rinunciare alla mia identità. Resto un moderato». Due definizioni che potrebbero apparire difficili da tenere insieme e che invece l’ex capogruppo azzurro presenta come complementari, sostenendo in sostanza che a essere cambiata sia la collocazione politica, non l’identità maturata negli anni di Forza Italia.

Anche la scelta compiuta da Futuro Nazionale racconta qualcosa. Per il debutto elettorale a Reggio Calabria, Vannacci non ha cercato un candidato estraneo alle istituzioni o un volto chiamato a rappresentare soltanto la novità del progetto, ma un amministratore proveniente direttamente da Forza Italia, con una lunga esperienza nelle assemblee elettive e un consenso personale sedimentato nel territorio. Giannetta, dal canto suo, tenta un’operazione altrettanto delicata: portare dentro una formazione collocata più a destra il patrimonio politico costruito nel centrodestra tradizionale, continuando nello stesso tempo a definirsi moderato.

Il territorio diventa così l’altro pilastro della campagna. Giannetta insiste sul proprio radicamento e lo contrappone alla candidatura sostenuta dal centrodestra, riportando il confronto su Reggio e sulla sua provincia, sui luoghi nei quali è stato amministratore e sui rapporti costruiti nel corso degli anni. Si tratta, naturalmente, di un argomento politico utilizzato dal candidato e non di un criterio attraverso il quale stabilire chi possa rappresentare meglio il collegio; resta però un elemento coerente con la sua biografia, perché prima della breve parentesi parlamentare del 2020 quasi tutta la sua carriera si è sviluppata tra Oppido Mamertina, la Provincia, la Città Metropolitana e il Consiglio regionale.

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La prima scheda di Futuro Nazionale passa da Reggio

La storia personale di Giannetta finisce così per incrociare un esperimento politico che supera i confini calabresi. Le suppletive di Reggio rappresentano la prima presenza ufficiale di Futuro Nazionale su una scheda elettorale e il debutto avviene attraverso un candidato che, fino a poche settimane prima, guidava il gruppo regionale di uno dei partiti della maggioranza di centrodestra. Il risultato del 27 e 28 settembre dirà quale consenso la nuova formazione sarà riuscita a raccogliere in questa specifica competizione, senza che una suppletiva in un singolo collegio possa essere automaticamente trasformata in un test nazionale.

Nel frattempo intorno alla candidatura si muovono pezzi della politica locale. Il 17 settembre la lista civica “Insieme si può”, che alle ultime comunali di Reggio Calabria aveva sfiorato il 4 per cento, ha annunciato il sostegno a Giannetta, mentre Bruno Occhiuto e Giuseppe Scuncia hanno comunicato l’adesione a Futuro Nazionale e la disponibilità a mettere a disposizione del progetto la rete costruita sul territorio. Anche quel risultato appartiene a un’altra elezione e non esistono somme aritmetiche capaci di trasformare automaticamente voti comunali o preferenze regionali in consensi per una suppletiva; ciò che quelle adesioni mostrano, più semplicemente, è il tentativo di accompagnare il nuovo simbolo con strutture e relazioni già presenti nella politica reggina.

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Alla fine il quarto e ultimo viaggio tra i candidati alle suppletive torna inevitabilmente a quella primavera del 2020, perché nella biografia di Domenico Giannetta esiste una simmetria difficile da ignorare. Allora Montecitorio rappresentava l’approdo di una carriera interamente costruita nel centrodestra e dentro Forza Italia, ma davanti alla necessità di scegliere Giannetta preferì il Consiglio regionale e lasciò la Camera; sei anni dopo prova a percorrere la stessa strada in senso contrario, partendo ancora dalla Calabria ma dopo avere rotto con il partito che lo aveva accompagnato fino a Roma.

Nel mezzo ci sono altre legislature regionali, la presidenza della Commissione di Vigilanza, la guida del gruppo azzurro, migliaia di preferenze raccolte in elezioni diverse e, infine, lo strappo dell’agosto 2026. Il voto del 27 e 28 settembre non potrà essere letto come la semplice prosecuzione di quei risultati, perché sono cambiati il tipo di elezione, il collegio e soprattutto il simbolo sotto il quale Giannetta chiede il consenso. Dirà invece quanti elettori, in questa specifica consultazione, avranno scelto di seguirlo nel passaggio da Forza Italia a Futuro Nazionale e quale spazio avrà raccolto la nuova formazione alla sua prima prova elettorale.

Per Giannetta, intanto, il punto di arrivo torna a essere quello che aveva già raggiunto nel 2020. La prima volta era arrivato a Montecitorio con Forza Italia e aveva scelto la Calabria. Sei anni dopo ha lasciato Forza Italia e dalla Calabria prova a riprendersi Montecitorio.