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24/09/2026 ore 17.09
Politica

Suppletive a Reggio, la battaglia è anche sulle parole: chi decide i temi sceglie come spostare gli elettori

Vannacci porta al centro della campagna la “destra vera” e il candidato del territorio, mentre il centrodestra rivendica governo e continuità. Benedetto prova a spostare l’agenda sui bisogni e Toscano sul conflitto con il “sistema”. Le elezioni di Reggio lette attraverso la teoria della comunicazione politica

di Francesco Rende

Non pensate alla destra. È ormai troppo tardi. A pochi giorni dalle elezioni suppletive di Reggio Calabria, la parola è ormai dappertutto. Destra vera, destra di governo, destra annacquata. E poi il territorio, Roma, i candidati scelti qui e quelli arrivati da fuori. Prima ancora dei programmi, la campagna per il seggio alla Camera lasciato libero da Francesco Cannizzaro è diventata una battaglia per stabilire di cosa si debba parlare e con quali parole.

È un terreno che la comunicazione politica, a partire dai testi di George Lakoff, conosce bene. In “Non pensare all’elefante!”, il linguista americano spiega che nella comunicazione politica il confronto non avviene soltanto sui fatti, ma dentro cornici mentali – i frame – che danno a quei fatti un significato. Se si accetta il vocabolario dell’avversario, anche soltanto per contestarlo, si rischia di giocare sul campo che l’altro ha già disegnato. A Reggio la dinamica è ancora più particolare. Perché il primo scontro sui frame non divide destra e sinistra. Attraversa la destra stessa.

Il 27 e 28 settembre gli elettori del collegio uninominale 05 troveranno sulla scheda quattro nomi: Domenico Giannetta per Futuro Nazionale con Vannacci, Fabio Roscioli per il centrodestra, Frank Benedetto sostenuto da Pd, Movimento 5 Stelle e Casa Riformista e Francesco Toscano per Democrazia Sovrana Popolare.

Vannacci alza la posta: non chi è più forte, ma chi è davvero di destra

Il posizionamento di Futuro Nazionale è stato costruito con una certa nettezza. Roberto Vannacci non chiede semplicemente spazio nel centrodestra: prova a ridefinirne il perimetro, andando anche oltre l’indole moderata del suo candidato, Giannetta.

A Reggio lo ha fatto senza molti giri di parole. Futuro Nazionale sarebbe la «destra vera, autentica», opposta a quella che avrebbe praticato una politica «annacquata». Il campo semantico è quello abituale del generale: sovranità, identità, meritocrazia, sicurezza e il riappropriamento del classico “Dio, patria, onore”.

È un'operazione di posizionamento abbastanza leggibile: non collocarsi semplicemente più a destra degli alleati di governo, ma mettere in discussione la loro stessa titolarità a occupare quello spazio. Dentro questo schema, però, Domenico Giannetta usa un registro meno ideologico. Il suo messaggio è stato territorializzato: il candidato reggino, con una lunga storia dentro Forza Italia, contrapposto al candidato romano del centrodestra.

Lo slogan implicito – e a tratti esplicito – diventa allora Reggio contro Roma, rappresentanza del territorio contro decisioni prese dagli apparati. Sul palco di piazza Duomo Vannacci ha portato il meccanismo fino alla caricatura comunicativa, con l’urlo ripetuto alla piazza: «Giannetta o Barabba?», identificando simbolicamente Giannetta con la città e Roscioli con l'alternativa esterna. È qui che le due comunicazioni si incastrano. Da un lato, Vannacci nazionalizza la sfida e la carica di identità; Giannetta la riporta sul territorio. L'uno discute di che cosa sia la destra, l'altro di chi abbia titolo per rappresentare Reggio.

Roscioli non cambia linguaggio, ma il centrodestra entra nella contesa

Fabio Roscioli ha mantenuto per gran parte della campagna un posizionamento diverso. Il suo capitale comunicativo non è la rottura, ma la continuità. Tesoriere nazionale di Forza Italia, romano, il candidato del centrodestra ha trasformato proprio ciò che gli avversari indicano come punto debole – la distanza geografica dal collegio – nella ragione della candidatura: conoscenza dei livelli nazionali, rapporto con il governo, capacità di seguire a Roma i dossier aperti sul territorio. La coalizione lo presenta come il candidato in grado di proseguire il lavoro politico iniziato da Cannizzaro, principale sponsor dell’operazione insieme al presidente della Regione Roberto Occhiuto.

Roscioli, nei fatti, non ha particolarmente inseguito Vannacci sul terreno della radicalizzazione del linguaggio. Lo hanno fatto molto di più i partiti che lo sostengono. Antonio Tajani ha trasformato l'uscita di Giannetta da Forza Italia nel tema del tradimento; Roberto Occhiuto ha utilizzato termini ancora più duri, parlando di «mercenari» e «traditori». Fratelli d'Italia ha a sua volta rivendicato l'identità della propria destra e la legittimità politica della coalizione di governo.

È qui che lo scontro comunicativo sposa le teorie di Lakoff e del framing politico. Vannacci mette in agenda una domanda: chi rappresenta la destra autentica?

Il centrodestra potrebbe respingere quella domanda e parlare d'altro. Una parte consistente della sua comunicazione ha invece scelto di rispondere, contrapponendo alla «destra vera» vannacciana la destra di governo, la lealtà alla coalizione e la capacità amministrativa. Il punto non è stabilire quale delle due narrazioni funzioni meglio nelle urne, ma osservare che la discussione si è totalmente spostata. Un centrodestra che partiva da una vittoria certa e da una coalizione unitaria si è ritrovato a dover difendere anche la propria identità da un concorrente nato nel suo stesso spazio politico.

Benedetto prova a cambiare agenda: meno identità, più bisogni

Mentre le due destre si contendono simboli, appartenenza e rappresentanza, Frank Benedetto ha provato a lavorare soprattutto sull'agenda. Il suo slogan, «Da qui, per tutti», contiene già il posizionamento: partire dal territorio senza chiudersi dentro il localismo. La campagna nei 71 comuni del collegio ha fatto il resto. Sanità, giovani, infrastrutture, spopolamento, ruolo di Reggio nel Mediterraneo.

La sanità ha avuto un ruolo principale nella campagna elettorale per un duplice motivo: da un lato, rappresenta uno dei punti più deboli di un centrodestra di governo che continua a non riuscire ad incidere su un problema atavico. Dall’altro, perché coincide con la biografia del candidato. Benedetto è medico e ha insistito su Case di comunità, medicina territoriale, carenza dei medici di base, liste d'attesa e apertura degli ambulatori anche nei fine settimana. Qui c'è un classico meccanismo di issue ownership: cercare di rendere credibile un tema politico legandolo direttamente alla competenza e all'esperienza del candidato.

È un tentativo di spostare la conversazione: non «quale destra?», ma quali problemi può affrontare un parlamentare nei pochi mesi che restano della legislatura? Il risultato di questo tentativo di spostare l’agenda verrà visto nelle urne anche perché, dal punto di vista della candidatura, Benedetto sposta un peccato originale: la sua scelta era stata vista da molti analisti come quella di un validissimo professionista destinato però a perdere senza compromettere nessuno degli esponenti di primo piano del partito, consiglieri regionali, amministratori o vertici diretti del partito. La candidatura di Giannetta e la conseguente spaccatura della destra hanno aperto un fronte inesplorato e lasciato anche un po’ di rimpianto: il “what if” classico della politica, che si è rivelato anche in una comunicazione sul territorio forse davvero troppo poco incisiva. Un tocco di fioretto quando, probabilmente, sarebbe stato il momento di sguainare la spada.

Toscano e il contro-frame: il problema è il “sistema”

Francesco Toscano prova invece a non scegliere tra le cornici degli altri tre. La comunicazione di Democrazia Sovrana Popolare parte da una distinzione differente: non destra contro sinistra e neppure destra autentica contro centrodestra di governo, ma sistema contro alternativa.

Per questo Toscano attacca anche Vannacci. Non perché lo consideri troppo distante dal centrodestra, ma perché mette in discussione l'autenticità della sua rottura: la candidatura di un ex esponente di primo piano di Forza Italia come Giannetta viene utilizzata per sostenere che quella di Futuro Nazionale sarebbe una «finta alternativa».

È un contro-frame che prova a inghiottire la polemica precedente. Se Roscioli, Giannetta e Benedetto appartengono tutti, con differenze politiche evidenti, al perimetro della politica tradizionale, allora discutere su quale destra sia più autentica diventa secondario. Non a caso Toscano ha scelto come interlocutore privilegiato anche il grande bacino dell'astensione, cercando di intercettare elettori che non si riconoscono nei blocchi principali.

Il voto locale alla ricerca di una spallata decisiva a livello nazionale

La campagna delle suppletive si è così allontanata rapidamente dalla dimensione quasi tecnica con cui era cominciata: sostituire un deputato dimissionario per l'ultimo tratto della legislatura.

Vannacci e Giannetta hanno trasformato il voto anche in un test nazionale, che parte dalle domande sull'identità della destra e sul rapporto tra territorio e apparati ma che nasconde una domanda più ampia: quanto i territori considerano affidabile il nuovo arrivato? Quanto può essere pericoloso per il centrodestra di governo un competitor interno che sposta l’asticella ancora più in la? Roscioli e la coalizione hanno risposto mettendo sul tavolo governo, continuità e affidabilità del centrodestra: potrebbe però non bastare, nonostante gli sprint di quest’ultima settimana, per un candidato considerato alieno dai più. Benedetto ha cercato di guadagnare spazio spostando il focus sui problemi concreti e sulla sanità e potrebbe rappresentare anche a livello nazionale un assist importante per il campo largo.

Tutti e tre, con la propria elezione, possono contribuire a far diventare la periferia dell’impero reggino il centro di un’onda tellurica che arriva fino a Palazzo Chigi, quella spallata che può dare il via a qualsiasi scenario: la difficoltà sarà capire chi effettivamente potrà dare la spallata e chi la subirà.

Lakoff, in comunicazione politica, partirebbe probabilmente proprio da qui: prima ancora di convincere un elettore della bontà della propria risposta, la comunicazione politica prova a convincerlo che quella sia la domanda giusta da porsi. Spallate permettendo.