Suppletive Reggio, Vannacci può guadagnare anche perdendo mentre Giannetta rischia di pagare il conto politico più pesante
Anche senza conquistare il seggio, Futuro Nazionale potrebbe rivendicare un risultato elettorale significativo, mentre l’ormai ex azzurro rischierebbe di perdere il peso politico costruito negli anni all'interno di Forza Italia e della maggioranza regionale guidata da Roberto Occhiuto
Una sconfitta di Domenico Giannetta alle suppletive di Reggio Calabria avrebbe conseguenze politiche assai più profonde della semplice mancata conquista del seggio parlamentare, perché certificherebbe l’esito di una scelta compiuta mettendo sul tavolo non soltanto un patrimonio elettorale da verificare, ma una posizione di potere già acquisita e fino a ieri esercitata all’interno di Forza Italia, nella maggioranza regionale guidata da Roberto Occhiuto e dentro gli equilibri politici del territorio reggino.
Giannetta passa al Gruppo misto in Consiglio regionale: «Nessun dissapore con Occhiuto»È questa la vera sproporzione dell’operazione. Roberto Vannacci può permettersi di perdere la suppletiva e considerarla ugualmente utile alla propria strategia nazionale, perché Futuro Nazionale ha innanzitutto bisogno di una prima misurazione elettorale, di una percentuale reale da sostituire alle intenzioni rilevate dai sondaggi e di un dato attraverso il quale verificare quanto della popolarità personale del generale possa trasformarsi in consenso autonomo. Se a Reggio il nuovo soggetto politico riuscisse, per ipotesi, a raccogliere circa 22mila voti, rapportati ai voti validi espressi nel collegio alle Politiche del 2022 quel risultato varrebbe all’incirca il 16 per cento: una percentuale che, rispetto alle consistenze attribuite oggi a Futuro Nazionale sul piano nazionale, assumerebbe immediatamente il valore politico di una prova riuscita e consentirebbe a Vannacci di presentarsi a Roma sostenendo di avere trovato in Calabria un consenso potenzialmente doppio rispetto alla propria dimensione nazionale.
Vannacci, dunque, potrebbe perdere il seggio e vincere ugualmente la propria partita. Gli basterebbe dimostrare che Futuro Nazionale, alla prima verifica territoriale significativa, è capace non soltanto di esistere ma di sottrarre una quota consistente di consenso al centrodestra tradizionale; tanto più in una fase nella quale, secondo le ricostruzioni che accompagnano il dibattito sulla nuova legge elettorale, pochi punti percentuali collocati fuori dalla coalizione potrebbero diventare decisivi per gli equilibri nazionali e per la stessa possibilità del centrodestra di raggiungere la soglia necessaria a conquistare un eventuale premio di maggioranza.
Per Giannetta, invece, anche quello stesso 16 per cento avrebbe un significato radicalmente diverso. Potrebbe certamente rivendicare di avere contribuito a consegnare a Futuro Nazionale una percentuale importante, ma dovrebbe contemporaneamente prendere atto di avere sacrificato per quell’operazione una posizione politica che possedeva già e che, una volta consumata la rottura con Forza Italia, difficilmente potrebbe essere ricostruita nelle stesse forme. È precisamente questo il punto che distingue la scommessa del candidato da quella del leader nazionale: Vannacci mette in gioco qualcosa che deve ancora conquistare, Giannetta mette in gioco qualcosa che aveva già conquistato.
Fuori da Forza Italia, infatti, cambia radicalmente la geografia del suo potere. Viene meno l’inserimento nel circuito politico della maggioranza regionale costruita attorno a Roberto Occhiuto, si interrompe il rapporto organico con il partito che domina gli equilibri del centrodestra calabrese e, soprattutto nel Reggino, si consuma la separazione dalla macchina politica e amministrativa che fa riferimento a Francesco Cannizzaro e che negli anni ha dimostrato una straordinaria capacità di trasformare relazioni territoriali, amministratori e organizzazione in consenso elettorale. Non significa che Giannetta perda automaticamente ogni relazione personale o ogni capacità autonoma d’iniziativa, ma significa qualcosa di politicamente molto più importante: non dispone più delle leve attraverso le quali quelle relazioni potevano trasformarsi in potere dentro il sistema che governa Regione e territorio.
Giannetta con Vannacci, uno schiaffo politico a Occhiuto che rompe il fronte di Forza Italia in CalabriaLa suppletiva diventa allora una verifica quasi brutale. Alle regionali Giannetta aveva raccolto circa 11mila preferenze all’interno di Forza Italia; immaginare che riesca addirittura a raddoppiarle, raggiungendo quota 22mila, significherebbe riconoscergli una capacità di mobilitazione personale notevolissima e offrirebbe a Vannacci un risultato da esibire sul tavolo nazionale. Eppure, persino dentro questo scenario favorevole, Giannetta potrebbe ritrovarsi sconfitto nel collegio e politicamente meno influente di quanto fosse prima della candidatura, perché una cosa è rappresentare una quota significativa di consenso elettorale e un’altra è partecipare quotidianamente ai luoghi nei quali si assumono decisioni, si costruiscono maggioranze, si selezionano candidature e si esercita concretamente il governo del territorio.
Il confronto con le Politiche del 2022 restituisce plasticamente la dimensione della partita. Francesco Cannizzaro conquistò il collegio uninominale di Reggio Calabria con 65.913 voti, pari al 47,60 per cento; 22mila voti rappresenterebbero quindi circa il 15,9 per cento dei voti validi espressi allora, una performance enorme per una forza politica appena nata ma ancora molto distante dalla massa elettorale sulla quale si fonda l’egemonia del centrodestra reggino. Sarebbe abbastanza per consentire a Vannacci di dichiarare riuscito l’esperimento, ma non necessariamente abbastanza per consentire a Giannetta di sostituire il potere perduto con uno nuovo.
È questo il paradosso sul quale si gioca l’intera operazione: lo stesso risultato potrebbe consacrare Vannacci e ridimensionare Giannetta.
Il generale tornerebbe a Roma con un numero da spendere, un precedente elettorale, la dimostrazione di poter penetrare una delle roccaforti di Forza Italia e soprattutto un argomento prezioso da utilizzare nei futuri rapporti di forza del centrodestra; Giannetta resterebbe invece a Reggio con la necessità di ricostruire quasi da zero una capacità di incidere che fino alla rottura possedeva all’interno di un sistema politico già consolidato, dopo avere rinunciato alla posizione occupata nella maggioranza regionale e avere aperto uno scontro frontale con il gruppo dirigente che governa gli equilibri azzurri sul territorio.
Persino nell’ipotesi dei 22mila voti, dunque, i due protagonisti arriverebbero allo stesso risultato elettorale partendo da investimenti completamente diversi: Vannacci avrebbe investito una candidatura per conquistare una percentuale; Giannetta avrebbe investito il proprio potere per consegnargliela.
Ed è per questo che, qualora Roscioli conquistasse il seggio e Forza Italia mantenesse il controllo del collegio, il vero vincitore politico dell’operazione vannacciana potrebbe essere Vannacci anche senza eleggere il proprio candidato, mentre il conto più salato finirebbe inevitabilmente nelle mani dell’uomo che ha accettato di trasformarsi nel primo banco di prova del nuovo partito.
Perché un 15 o 16 per cento potrebbe essere moltissimo per Futuro Nazionale e, contemporaneamente, troppo poco per Giuseppe Giannetta. Vannacci avrebbe raddoppiato il proprio peso. Giannetta avrebbe dimezzato il proprio potere.