Tirocinanti, Tridico: «Occhiuto scarica i problemi sui Comuni e abbandona una parte dei lavoratori»
L’eurodeputato punta il dito contro il presidente della Regione per la gestione della vertenza Tis: «Dopo mesi di promesse la situazione resta irrisolta, famiglie intere lasciate al proprio destino»
«Dopo mesi di promesse, la situazione dei tirocinanti di inclusione sociale – i cosiddetti Tis – resta drammaticamente irrisolta. Migliaia di persone continuano a vivere nell’incertezza, senza alcuna soluzione strutturale. È un’emergenza che non può più essere ignorata. In campagna elettorale il presidente Occhiuto aveva garantito un intervento concreto per circa 4mila tirocinanti. La realtà, invece, è ben diversa: per la metà di loro – circa 2mila lavoratori – ha semplicemente scaricato il peso della copertura finanziaria sui Comuni, molti dei quali non hanno risorse sufficienti per garantire la stabilizzazione promessa. Di conseguenza, in tanti restano esclusi e abbandonati». È quanto dichiara l’eurodeputato e già candidato alla presidenza della Regione per il campo progressista, Pasquale Tridico.
Tirocinanti Calabria, la stabilizzazione si blocca tra proroghe, ritardi e lavoratori senza tutele «dimenticati dalla Regione»«Abbiamo sollecitato più volte un piano strutturale, sia con incontri istituzionali, sia con lettere ufficiali – prosegue –. Abbiamo chiesto una soluzione duratura, dignitosa, rispettosa del lavoro di queste persone. Ma la risposta, ancora una volta, è stata una proroga temporanea solo per alcuni e il completo silenzio per altri. Decine e decine di tirocinanti si ritrovano oggi senza sostegno, senza formazione, e senza neppure le ore previste per ottenere il diritto al sussidio. È una condizione inaccettabile, frutto di una gestione approssimativa e priva di visione».
«Ciò che più amareggia – aggiunge Tridico – è la strumentalizzazione politica di queste persone: si fanno promesse in campagna elettorale, si illude chi chiede solo dignità, e poi si abbandonano famiglie intere al loro destino. Si creano divisioni artificiali tra i lavoratori, si segmentano i profili solo per governare con più controllo, ma senza alcuna volontà di risolvere realmente il problema».
«Quella della dignità del lavoro in Calabria – conclude – resta una ferita aperta. Continuerò a denunciare questa situazione e a lottare, in tutte le sedi, affinché ai tirocinanti venga finalmente riconosciuto ciò che meritano: stabilità, diritti e rispetto».