Trasporto pubblico, in Calabria la riforma avanza ma nessuno vede il vero problema: non ci sono i soldi
Amcal è ancora un rebus. Le gare per l’affidamento dei servizi su gomma sono state sempre bloccate per l’assenza di coperture e il problema rischia di aggravarsi con il federalismo fiscale che prevede la fine nel 2027 del Fondo nazionale Trasporti
Il tema è stato soltanto sfiorato nell’ultimo consiglio regionale, ma certamente alla ripresa dei lavori sarà al centro del dibattito politico. La riforma del trasporto pubblico locale è stata evocata in aula durante la trattazione delle due mozioni sul potenziamento dei collegamenti fra la Sibaritide e Paola e quella sulla realizzazione di una metropolitana di superficie Lamezia Terme-Sapri. È stato il capogruppo del Pd, Ernesto Alecci, a contestare le mozioni in quanto parziali, incentrate su porzioni di territorio anzichè una visione strategica regionale, tanto più che la maggioranza sta varando la riforma complessiva del settore trasporti.
Ne ha approfittato Sergio Ferrari (FI) nella sua doppia veste di presidente della seconda commissione e firmatario della proposta di legge che istituisce Amcal (Agenzia della Mobilità della Calabria), per dire che la commissione si riunirà il 31 agosto per nuove audizioni dopo quelle dei primi del mese. Un modo per respingere le critiche di una riforma calata dall’alto, senza confronto e quasi all’improvviso.
In realtà non è così perché la riforma arriva dopo una serie di iniziative dell’Agcm, autorità garante della concorrenza e del mercato, che sta spingendo la Regione ad espletare le gare per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale su gomma. Quello su ferro è stato affidato a Trenitalia, così come consentono le direttive europee, nel 2019 dall’autorità regionale trasporti Calabria che ha funzioni di indirizzo sul settore.
Per quanto riguarda la gomma le concessioni sono state prorogate di anno in anno e la Calabria è l’unica regione in Italia che non ha mai effettuato affidamenti per il Tpl su gomma conformi alle direttive europee.
L’Autorità ha diffidato la Regione già nel 2023 e qualche mese fa è tornata alla carica con una comunicazione in cui chiedeva a che punto fosse il percorso visto che c’è il rischio di non completare l’affidamento entro il 31 dicembre 2026. Questo comporta il pagamento di pesanti sanzioni che l’Europa può infliggerci per violazione del principio della libera concorrenza. Un principio a cui il Presidente Occhiuto tiene molto. Da quanto si apprende il mancato espletamento delle gare non è dipeso da ArtCal che sin dal 2021 era pronta a partire. Il problema pare sia di natura finanziaria ovvero di risorse.
Il dossier dicono che sia in mano all’assessore al Bilancio, Marcello Minenna, visto che per fare le gare servono le coperture finanziarie necessarie. Pare che lo stesso assessore abbia organizzato una serie di riunioni sul tema. Il problema è che finora la giunta regionale non sembra aver affrontato il nodo dei fondi necessari, un nodo che in prospettiva rischia di essere sempre più difficile da districare. Al momento il Tpl viene finanziato da un fondo nazionale e degli interventi delle singole regioni.
Per la Calabria lo stato trasferisce 218 milioni di euro, mentre l’intervento della Regione è di soli 38 milioni (uno dei più bassi in termini percentuali). C’è però Il disegno di legge sul federalismo fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri che prevede la soppressione del Fondo Nazionale Trasporti a partire dal 2027. Il finanziamento del trasporto pubblico locale (TPL) sarà trasformato in compartecipazione IRPEF, trasferendo la responsabilità finanziaria direttamente alle Regioni. Le risorse per i bus e i treni locali competeranno direttamente con sanità, istruzione e politiche sociali nei bilanci regionali.
Del tema in Calabria però nessuno sembra preoccuparsene, anzi la politica regionale parla di aumentare corse e collegamenti come fossero gratuiti. In tutto questo la maggioranza di centrodestra in questi sei anni in cui guida la Regione si è occupata solo marginalmente del tema senza licenziare atti di indirizzo o programmazione sul Tpl realmente incisivi
In tutto questo, allora, non si capisce perché il centrodestra abbia pensato di modificare la governance del comparto, passando da ArtCal ad Amcal. La cosa strana è che nel marzo 2026 la giunta regionale ha licenziato il nuovo piano dei trasporti regionale che adesso dovrà essere approvato in consiglio regionale. All'interno del piano si legge testualmente che “le azioni di regolazione del Piano avvengono attraverso il potenziamento del ruolo dell’Autorità Regionale dei Trasporti della Calabria (ArtCal)”. Fino a marzo quindi sembrava che l’intenzione della giunta fosse quella di potenziare la vecchia autorità.
Oggi invece assistiamo ad un cambio repentino di impostazione. Fra l’altro proprio in un momento in cui bisognerebbe accelerare per espletare le gare. Un cambio di governance è facile prevedere che porterà ritardi perché sarà necessario mettere a punto la nuova macchina. I più maliziosi dicono che l’avvio della riforma potrebbe proprio costituire un modo per chiedere un'ulteriore proroga nello svolgimento delle gare, ma questa motivazione resta oggettivamente debole. Il punto vero resta aprire un dibattito su dove trovare le risorse per garantire un diritto alla mobilità a tutti i calabresi.