Sezioni
Edizioni locali
14/06/2026 ore 10.10
Politica

Vannacci e la politica della provocazione: quando il rumore sostituisce il pensiero

L'ascesa del generale viene letta come il sintomo di una stagione politica che premia slogan, semplificazioni e polemiche permanenti. In una democrazia che garantisce libertà a tutti, cresce il rischio di confondere il consenso con la qualità delle idee

di Tacco di Ghino
q

Se il generale Vannacci vivesse nella Russia di Putin, probabilmente di lui si sarebbero perse le tracce nel giro di ventiquattr'ore. Invece vive in Italia, una democrazia dove chiunque può scrivere libri, fondare partiti, candidarsi e raccogliere consensi. È il bello della libertà. Ma è anche il prezzo che la libertà comporta.

Fare il Vannacci qui da noi è facile. Troppo facile. E, addirittura, si gode anche dei privilegi riservati ai partiti. Insomma, lo Stato paga anche i suoi critici più radicali, in nome delle regole democratiche. Che meraviglia!

Fare il Vannacci è bellissimo. Basta agitare paure, rancori e pregiudizi, trasformare ogni provocazione in uno slogan e ogni slogan in una verità per chi ha voglia di credere alle scorciatoie. Non solo non si rischia nulla, ma si possono guadagnare voti, seggi e notorietà. Del resto, questo è il Paese dei no-vax, dei terrapiattisti e dei "no" a ogni conquista di civiltà e progresso.

Quindi l'operazione di conquista del potere potrebbe riuscire particolarmente bene a Vannacci.

Da anni premiamo chi urla più forte, chi semplifica problemi complessi, chi sostituisce il ragionamento con la provocazione. Il generale ha capito perfettamente il meccanismo e lo utilizza con abilità: oggi veste i panni del capo-popolo, ma anche quelli del leader di un partito di estrema destra, pronto ad aggredire la destra di governo. Senza idee, senza progetti e senza risposte. Solo provocazioni, campagne contro immigrati e minoranze, ostilità verso i gay e altre amenità di matrice fascio-razzista.

Probabilmente raccoglierà un bel pacchetto di parlamentari, occuperà le cronache e darà fastidio a molti. È la sua scommessa. E forse anche la sua unica vera forza.

La democrazia funziona così: dà voce a tutti, anche ai tribuni della rabbia e della semplificazione. È un rischio che vale la pena correre. Ma resta una domanda: quando abbiamo deciso di scambiare il rumore per il pensiero?

Vannacci è pronto, e i vannacciani in cerca di un posto al sole stanno correndogli incontro. Avremo presto un nuovo teatrino del nulla che si fa spettacolo. E forse anche una comica tragedia.

È proprio vero: al peggio non c'è mai fine.