Vannacci frena al 7,6%, ma il centrodestra è una polveriera: Salvini e Occhiuto aprono due fronti
Futuro Nazionale perde terreno dopo il picco dell’8%, ma le tensioni nella maggioranza restano. La Lega si prepara al congresso, Forza Italia si divide sul futuro di Tajani e a sinistra le primarie rischiano di spaccare il campo largo
L’onda di Roberto Vannacci perde forza, almeno per ora. L’ultimo sondaggio SWG per il Tg La7, pubblicato il 13 ottobre, fotografa una nuova flessione di Futuro Nazionale, il partito fondato dall’ex generale: meno 0,2%, al 7,6%. Un arretramento che arriva dopo il picco dell’8% registrato nelle settimane precedenti e che ridimensiona, almeno in parte, la crescita della nuova formazione politica.
Fratelli d’Italia resta saldamente in testa al 27,7%, mentre il Partito democratico scende al 20,4%. Il Movimento 5 Stelle sale al 12,7%. Nel centrodestra crescono Forza Italia, al 7,3%, e la Lega, al 5,4%. Futuro Nazionale, dunque, rallenta, ma continua a rappresentare un problema politico per la coalizione di governo: capire come rapportarsi a Vannacci e al suo elettorato rimane una questione tutt’altro che risolta.
La frenata nei sondaggi non cancella, infatti, le tensioni interne al centrodestra. Nella Lega la situazione è tutt’altro che tranquilla. Matteo Salvini ha annunciato le dimissioni da segretario federale, un passaggio formale per potersi ricandidare al congresso straordinario del 24 e 25 ottobre. Ma la decisione arriva in una fase di forte malessere interno, con l’ala nordista che chiede maggiore collegialità e una guida più attenta alle origini e ai territori del partito. L’azzeramento dei vertici e dei vicesegretari apre una nuova partita, che Salvini punta a chiudere con una riconferma e una squadra rinnovata.
Non va meglio in Forza Italia. Lo scontro tra il segretario Antonio Tajani e il presidente calabrese, nonché vicesegretario del partito, Roberto Occhiuto, si è fatto più duro. Il governatore calabrese ha contestato la gestione della segreteria troppo concentrata sulle tessere e sui congressi locali, chiedendo un rinnovamento profondo della classe dirigente e della linea politica. Il confronto diretto tra i due non ha prodotto una ricomposizione. La partita sulla segreteria è aperta e rischia di trasformarsi in una resa dei conti più ampia sul futuro degli azzurri. Ma voci interne lasciano intendere che Tajani si è rafforzato in sede locale, con gran parte dei congressi regionali che sarebbero a suo favore. Il silenzio della famiglia Berlusconi è imperscrutabile, anche se Occhiuto appare sempre di più nelle testate berlusconiane. Ma scaricare Tajani non è affatto scontato. Per cui nella lotta tra i due potrebbe spuntare un terzo nome, come è probabile che sia.
Ma neppure il centrosinistra può dirsi al riparo dalle divisioni. Il dibattito sulle primarie, sul metodo per scegliere la leadership e sul perimetro dell’alleanza continua ad alimentare contrasti. La sindaca di Genova Silvia Salis le ha definite divisive, richiamando l’attenzione sui problemi concreti delle famiglie anziché sulla competizione interna. Il rischio è che il confronto sulla candidatura finisca per indebolire proprio quel campo largo che dovrebbe presentarsi unito alla sfida elettorale.
Il dato politico, in definitiva, va oltre le percentuali. Le due coalizioni sono ancora attraversate da divisioni profonde. Nel centrodestra restano irrisolti il rapporto con Vannacci, la crisi interna alla Lega e la sfida di Occhiuto alla leadership di Tajani. A sinistra, le primarie rischiano di aprire una lacerazione anziché risolvere il problema della leadership.
Entrambi gli schieramenti devono ancora dimostrare di saper tenere insieme ambizioni personali, identità diverse e un progetto comune. Perché i voti dei sondaggi contano, ma la capacità di governare le proprie divisioni può fare la differenza quando arriverà il momento di chiedere agli elettori di scegliere.