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15/09/2026 ore 11.33
Politica

Vannacci, i soldi di Futuro Nazionale e i dubbi sui finanziatori: 415 mila euro tra società e associazioni

L’inchiesta del Giornale ricostruisce i contributi ricevuti dal partito del generale e segnala anomalie nelle registrazioni, società difficili da identificare e donazioni da chiarire

di Redazione Politica
Francesco Enriquez

Il soprannome con cui lo chiamavano i colleghi ai tempi di Modena era “Super Fetecchia”. Un nomignolo goliardico, legato a una parola di origine napoletana, che il generale Roberto Vannacci potrebbe ritrovare oggi sulle pagine dei giornali. Ma il tema centrale dell’inchiesta pubblicata da Lirio Abbate sul Giornale non è la vita militare del fondatore di Futuro Nazionale. Al centro ci sono soprattutto i finanziamenti raccolti dal partito, le società coinvolte e alcune operazioni che sollevano interrogativi sulla provenienza e sulla registrazione delle somme.

I finanziamenti a Futuro Nazionale

Secondo quanto riportato nella prima puntata dell’inchiesta, Futuro Nazionale avrebbe ricevuto complessivamente circa 415mila euro tra contributi in denaro e beni o servizi valorizzati economicamente.

Nella ricostruzione del quotidiano, il principale finanziatore risulterebbe il Mac, l’associazione Mondo al Contrario, riconducibile all’area politica vicina a Vannacci. Tra i soggetti indicati nella tabella dei contributi figurano:

L’elenco comprende quindi associazioni, società e singoli privati. Proprio la natura di alcuni soggetti e la corrispondenza tra i registri delle erogazioni costituiscono uno dei punti su cui si concentra l’analisi giornalistica.

Le registrazioni del Mac e quelle di Futuro Nazionale

Una delle anomalie segnalate dal Giornale (che da tempo fa le pulci al movimento politico del generale) riguarda due contributi riconducibili al Mac: 13.300 euro in servizi e altri 70mila euro versati come donazione.

Nel registro dell’associazione, i servizi risultano forniti il primo marzo e classificati come «contributo indiretto». La donazione da 70 mila euro, invece, sarebbe stata registrata il 5 marzo.

Nei documenti di Futuro Nazionale, la stessa operazione da 13.300 euro compare però il 5 marzo come «contributo diretto», pur continuando a essere descritta come fornitura di servizi. I 70 mila euro, invece, risultano annotati il 9 marzo.

La distinzione è rilevante perché i contributi diretti consistono in somme di denaro, mentre quelli indiretti riguardano beni o servizi messi a disposizione del partito. La diversa classificazione e le date non coincidenti rappresentano, secondo l’inchiesta, un elemento da chiarire.

Il caso Esicompany

Un altro punto interrogativo riguarda Esicompany, indicata tra i finanziatori con un contributo di 40mila euro nella tabella riportata dal quotidiano e associata nel testo dell’inchiesta a una donazione di 50mila euro.

Una verifica nel Registro delle imprese, secondo quanto riferito da Abbate, non avrebbe consentito di individuare in Italia una società con quella precisa denominazione. Il dato lascia aperta la questione sull’identità del soggetto che avrebbe effettuato il versamento e sulla sua effettiva riconducibilità a una realtà societaria esistente.

Le società della famiglia Cieri

Ecoholding, Ecolattanzio e Stabilia Italia vengono invece ricondotte alla stessa proprietà, la famiglia Cieri. Le tre società avrebbero versato complessivamente 60mila euro a Futuro Nazionale.

Nell’elenco compare anche l’imprenditore Domenico Santoro, che avrebbe messo a disposizione 12 mila euro sotto forma di comodato gratuito. Santoro opera nel settore della progettazione e della realizzazione di impianti di segnalamento ferroviario.

L’inchiesta richiama, in questo contesto, anche l’attività svolta da Vannacci al Parlamento europeo, dove il generale è stato relatore ombra su un dossier relativo alla mobilità militare. Il tema riguarda, tra gli altri aspetti, la possibilità di trasferire rapidamente uomini e mezzi attraverso infrastrutture strategiche, comprese le reti ferroviarie.

Ricciotti e Archemide: identità ancora da chiarire

Restano da definire con precisione anche alcuni altri finanziatori. Il nome di Jacopo Ricciotti compare tra i soggetti che avrebbero contribuito al partito, ma la sua identità non sarebbe stata ricostruita con certezza.

Più complessa appare la situazione di Archemide, indicata soltanto attraverso la denominazione societaria. Le omonimie presenti nei registri della Camera di commercio renderebbero infatti difficile stabilire quale impresa si nasconda dietro quel nome.

L’inchiesta del Giornale dedica ampio spazio non soltanto alle cifre raccolte da Futuro Nazionale, ma anche alla tracciabilità dei finanziamenti, alla natura dei contributi e all’identificazione dei soggetti che li avrebbero erogati.