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14/09/2026 ore 15.24
Politica

Vannacci «lontano dai salotti», ma la sua squadra è fatta di politici navigati: il caso Giannetta (e tanti altri)

Il generale elogia operai e becchini, chi lavora con le mani anziché gli intellettuali per dare l’impressione di una classe dirigente nuova e contro la politica vecchia e stantia. Ma Furgiuele non è politico di primo pelo e il candidato reggino non è certo un rivoluzionario

di Massimo Clausi

Un bagno di folla ha accompagnato il generale Roberto Vannacci alla presentazione del suo candidato alle suppletive di Reggio Calabria, Domenico Giannetta. Molti giovani, tanti curiosi, tantissimi giornalisti. Tutti tesi a cogliere l’essenza dell’effetto Vannacci. Così in pochi hanno notato la distanza fra le parole del generale e i fatti.

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«Chi pensava che Futuro Nazionale fosse un'operazione passeggera dovrà ricredersi – urlava chissà perché da sopra una sedia il deputato, Domenico Furgiuele –. Oggi parte dalla Locride una spinta popolare che va oltre gli steccati tradizionali. Giannetta non è un candidato di apparato, è una risorsa del territorio. Siamo sulla strada giusta».

«Girano già le voci… voi estremisti, voi ignoranti, solo gli ignoranti e gli analfabeti votano per Futuro nazionale - ha detto Roberto Vannacci - ma io ci sto bene insieme a voi, insieme agli estremisti, insieme agli ignoranti, insieme a chi costruisce con le mani il proprio futuro perché il futuro che siete in grado di costruire voi con le vostre mani, molti intellettuali non lo possono neanche immaginare».

Ancora. Vannacci ha detto che il giorno prima era andato a Parma, in montagna a cercar funghi «con il panettiere, il meccanico, il fabbro, pure il becchino è venuto e mi sentivo a casa. Questa qui è l'Italia vera, non frequento i salotti, non me ne vado a discutere del sesso degli angeli, a me piace l'Italia che costruisce cose concrete: ponti, strade, aeroporti, collegamenti, questi servono alla Calabria, alla Locride».

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Ammassati in un hotel a Siderno la gente ha ascoltato una retorica tipica del populismo, di destra o di sinistra che sia. L’idea di fondo è quella di dare l’impressione di una classe dirigente nuova e controcorrente, lontana dalla politica di professione, lontana dai salotti romani. Un po’ come la Lega degli esordi che gridava “Roma ladrona” o il M5s che voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno.

Però un conto sono le parole, un altro la realtà. Se si guarda alla classe dirigente di Vannacci si trovano persone dedite alla politica da anni, o da decenni, e che hanno deciso di aderire a Futuro Nazionale per le ragioni più varie. Alcuni per convinzione ideologica, altri per opportunismo, per trovare spazio e visibilità; altri ancora perché erano in rotta col proprio partito.

Il caso più significativo è proprio Domenico Giannetta. 56 anni, nato a Reggio Calabria, è un medico chirurgo e ha costruito la propria carriera politica in Forza Italia: con il partito è stato sindaco di Oppido Mamertina dal 2014 al 2019, consigliere e assessore della provincia di Reggio Calabria, capogruppo del Popolo della Libertà nel consiglio comunale di Oppido Mamertina e capogruppo di Forza Italia alla Città metropolitana di Reggio Calabria. Nel 2020 venne eletto deputato ma rinunciò poco dopo al mandato per mantenere la carica di consigliere regionale. In regione è alla sua quarta legislatura. Nell’ultima elezione è stato confermato con più di 10mila voti diventando anche capogruppo del partito che governa la Regione dal 2021.

Anche Domenico Furgiuele non è un politico di primo pelo. E’ alla sua seconda legislatura alla Camera dei Deputati ed ha una lunga esperienza politica alle spalle, iniziata a soli 14 anni nei movimenti di destra. E’ stato a lungo l’uomo di Salvini in Calabria. Nel 2015 è stato fra i fondatori nella nostra regione del movimento “Noi con Salvini” e poi della Lega Salvini premier. Della Lega è stato anche vicecapogruppo alla Camera dal 16 ottobre 2022 fino allo scorso 5 giugno quando ha annunciato la sua adesione a Futuro Nazionale di cui è divenuto coordinatore regionale.

Altra figura centrale del movimento e nota in Calabria è Rossano Sasso. Cinquantunenne di Altamura, in provincia di Bari, è entrato nella Lega passando da Noi con Salvini, il movimento satellite alla Lega attivo nel Centro-Sud, dopo una lunga permanenza nell’UGL, il sindacato di destra, durante la quale si è occupato soprattutto di scuola. Pur contestando l’establishment europeista e rimproverando alla Lega di essere eccessivamente moderata, è stato sottosegretario all’Istruzione nel governo di Mario Draghi. In Calabria è stato commissario regionale per la Lega, prima di passare con Vannacci.

Insomma il Generale definisce i suoi uomini “feccia”, “figli di nessuno”, “patrioti”, “la sporca dozzina”, nella realtà la tendenza sembra quella di preferire non tanto gente alle prime armi, secondo la logica del rinnovamento «dal basso», quanto piuttosto politici navigati e strutturati, che offrano garanzie in termini di esperienza e capacità di raccolta del consenso elettorale. Proprio come Giannetta del quale tutto si può dire tranne che sia un estremista. E’ capace però di portare in dote al Generale uno zoccolo duro di consenso moderato che di norma ai futuristi non avrebbe mai guardato.