Vannacci supera la Forza Italia di Tajani, Mulè scuote gli azzurri: «Serve una svolta». E richiama i Berlusconi
Il doppio sorpasso nei sondaggi apre il problema della leadership azzurra. Il vicepresidente della Camera avverte: il partito non può restare fermo, i congressi rischiano di dividerlo e il segretario deve ascoltare maggiormente i figli del fondatore. Marina Berlusconi torna al centro degli equilibri
Non è più soltanto un sondaggio e non è più neppure un semplice campanello d’allarme. Roberto Vannacci ha superato Forza Italia, guidata da Antonio Tajani, in due rilevazioni pubblicate a pochi giorni di distanza e ora il risultato elettorale di Futuro Nazionale comincia a produrre conseguenze anche dentro il partito azzurro.
Secondo SWG per il TgLa7, Futuro Nazionale è salito al 7,5%, mentre Forza Italia è scesa al 7,1%. Il dato è stato successivamente confermato dal sondaggio YouTrend per Sky TG24, che ha attribuito al movimento dell’ex generale il 7,9% e ancora il 7,1% agli azzurri. Quattro decimali nel primo caso, otto nel secondo: distanze contenute, certamente, ma sufficienti a modificare la gerarchia politica del centrodestra.
Vannacci non è più soltanto il concorrente che ha scavalcato la Lega dalla quale proviene. È diventato l’avversario diretto di Forza Italia, il partito moderato della coalizione, e soprattutto del suo segretario. Tajani ha garantito la continuità dopo la morte di Silvio Berlusconi, ha tenuto insieme una classe dirigente attraversata da sensibilità diverse e ha conservato agli azzurri un ruolo importante nel governo. Oggi, però, gli viene chiesto qualcosa di differente: interrompere la discesa e restituire al partito capacità di iniziativa.
Sondaggi politici, governo Meloni longevo ma poco amato: giudizi negativi al 59%. E Vannacci supera Forza ItaliaA rendere più evidente il problema sono adesso le parole di Giorgio Mulè. In un’intervista al Foglio, il vicepresidente della Camera afferma che «Forza Italia non può stare ferma» e sollecita un rilancio politico immediato. La fase attraversata dal partito viene descritta come un passaggio delicato, nel quale non è più possibile limitarsi ad aspettare che la situazione cambi.
Mulè invita a rinviare i congressi territoriali quando non esistono le condizioni per una soluzione unitaria, perché le contese interne rischiano di lacerare ulteriormente Forza Italia. Chiede inoltre di concentrare l’azione su proposte riconoscibili, capaci di restituire agli azzurri un’identità precisa dentro il governo.
La prima proposta riguarda le pensioni minime. Secondo i calcoli richiamati dal vicepresidente della Camera, sarebbero necessari circa 450 milioni di euro per portare a 800 euro netti gli assegni di oltre un milione e centomila pensionati con i redditi più bassi. Mulè propone di alzare l’obiettivo fino a un miliardo, per avvicinare le pensioni minime agli 850 euro mensili.
Una scelta con la quale recuperare uno dei temi sociali maggiormente utilizzati da Silvio Berlusconi e tornare a parlare a un elettorato che Forza Italia rischia di perdere.
Ma il passaggio politicamente più significativo dell’intervista riguarda proprio la famiglia del fondatore. Mulè sostiene che tutti, a cominciare dai vertici del partito, debbano ascoltare i suggerimenti dei figli di Berlusconi. Il riferimento non equivale a una sfiducia formale nei confronti di Tajani, ma rende evidente una richiesta di cambiamento che ormai proviene dall’interno degli azzurri.
Il rapporto tra il segretario e la famiglia Berlusconi torna così al centro della discussione. Marina Berlusconi non ricopre incarichi nel partito e non ha annunciato alcuna intenzione di scendere direttamente in politica. Il suo peso, tuttavia, non può essere considerato estraneo alle decisioni sul futuro di una formazione che conserva nel simbolo il nome del padre e che continua a fondare una parte consistente della propria identità sulla sua eredità politica.
C’è poi il problema Vannacci. Mulè lo descrive come una «trasfusione di sangue» che potrebbe provocare danni alla coalizione. La metafora coglie il punto: Futuro Nazionale cresce alimentandosi soprattutto all’interno del centrodestra, sottraendo voti, dirigenti e rappresentanti parlamentari ai partiti che sostengono il governo.
Forza Italia ha già perso i deputati Attilio Pierro e Davide Bergamini, passati con Vannacci insieme agli ex leghisti Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof. In Calabria, inoltre, Futuro Nazionale ha candidato alle elezioni suppletive di Reggio Calabria Domenico Giannetta, ex deputato ed ex capogruppo azzurro in Consiglio regionale.
Non si tratta quindi soltanto di un movimento che aumenta nei sondaggi: comincia a costruire una propria struttura politica utilizzando anche uomini provenienti direttamente dai partiti della maggioranza.
Le suppletive reggine del 27 e 28 settembre rappresenteranno il primo vero banco di prova elettorale per il simbolo di Futuro Nazionale. Un risultato significativo di Giannetta permetterebbe a Vannacci di sostenere che il sorpasso registrato dai sondaggisti può trasformarsi in consenso reale, persino in un territorio nel quale Forza Italia dispone di un’organizzazione radicata.
Una sua battuta d’arresto, invece, consentirebbe agli azzurri di ridimensionare la portata delle rilevazioni nazionali.
I sondaggi restano fotografie del momento e non sentenze definitive. Ma quando due istituti differenti indicano la stessa tendenza, mentre aumentano le defezioni e un esponente di primo piano chiede pubblicamente al partito di non restare immobile, ignorare il problema diventa più difficile.
Tajani conserva il controllo di Forza Italia e nessuno, almeno ufficialmente, ne ha chiesto la sostituzione. Tuttavia, il compito di garantire la continuità con il passato potrebbe non essere più sufficiente. Occorrono una nuova spinta, un’identità più netta e una figura capace di reggere il confronto con l’offensiva politica e comunicativa dell’ex generale.
È dentro questo vuoto che il ruolo di Marina Berlusconi acquista inevitabilmente maggiore rilevanza. Non necessariamente attraverso una candidatura personale, ma come punto di riferimento di una famiglia chiamata a decidere se limitarsi a proteggere l’eredità del fondatore oppure intervenire per cambiare direzione.
Mulè non ha aperto formalmente la successione a Tajani. Ha però pronunciato le parole che, dentro Forza Italia, molti potrebbero cominciare a ripetere: il partito non può stare fermo. E dopo il sorpasso di Vannacci, il tempo a disposizione per scegliere una nuova strada sembra essersi improvvisamente accorciato.