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08/02/2026 ore 10.42
Politica

Welfare, l’affondo di Tassone (Pd) sulla programmazione regionale: «Un cambio di passo solo a parole»

L’ex consigliere regionale e dirigente dem incalza l’assessore Straface sui fondi sociali: «Spesa ferma al 23% un fallimento. Finchè si guarderà soprattutto alla performance contabile, le persone più fragili rimarranno indietro»

di Redazione

Il cambio di passo annunciato sul welfare calabrese rischia di restare più una formula comunicativa che una reale inversione di rotta. È il giudizio espresso da Luigi Tassone, già consigliere regionale della Calabria e dirigente regionale del Partito Democratico, che in una nota analizza criticamente lo stato della programmazione sociale regionale, alla luce dei dati ufficiali sulla spesa dei fondi destinati alla povertà e alla non autosufficienza.

Secondo le cifre diffuse dalla Regione Calabria, circa 191 milioni di euro complessivi risultano rendicontati in media solo per il 23%. Nel dettaglio, il Fondo Povertà relativo agli anni 2018–2023 registra una spesa pari al 23,46%, mentre il Fondo per la Non Autosufficienza 2019–2022 si ferma al 23,2%, con forti squilibri territoriali. Numeri che, secondo Tassone, «fotografano un fallimento strutturale della programmazione sociale, non un semplice ritardo amministrativo».

Nel mirino dell’ex consigliere regionale finisce anche la narrazione della svolta annunciata dall’assessore regionale alle Politiche sociali e al Welfare, Pasqualina Straface. Una svolta che, osserva Tassone, appare difficilmente credibile alla luce della continuità politica: l’attuale assessore appartiene infatti «alla stessa area politica di chi ha guidato in questi anni la Regione e la delega alle politiche sociali». Per questo, aggiunge, più che di discontinuità «si tratta di un tentativo di riposizionamento comunicativo».

Tassone critica inoltre la gestione dei rapporti con i Comuni e gli Ambiti territoriali sociali. Nel corso degli incontri istituzionali, rileva, l’assessore avrebbe alternato «richiami severi alla qualità della programmazione e alla rendicontazione» a «elogi sperticati verso gli stessi territori criticati poco prima». Una dinamica che, secondo l’esponente dem, ha assunto i contorni di «una resa dei conti politica interna», con scarsa attenzione verso sindaci e territori.

«I Comuni e gli Ambiti territoriali sociali non sono meri terminali contabili», sottolinea Tassone, denunciando una gestione che negli anni avrebbe privilegiato la “performance contabile” rispetto alla capacità di incidere sui bisogni reali delle persone più fragili. Una logica che, avverte, ha finito per svuotare di senso la programmazione sociale.

Pur riconoscendo l’impegno dei funzionari pubblici, spesso chiamati a supplire alle carenze della politica, Tassone ribadisce che «la tecnica non può sostituire la politica». Senza un indirizzo chiaro e coerente, anche il lavoro amministrativo più efficace resta inevitabilmente parziale.

Da qui l’appello a una discontinuità autentica: «Non una discontinuità intesa come slogan o come contrapposizione sterile al passato, ma una «rottura netta con la logica contabile che ha prevalso finora». Una nuova impostazione che, secondo l’ex consigliere regionale, dovrebbe «mettere finalmente al centro le persone e le loro fragilità reali, ricollegare la programmazione ai bisogni concreti e rendere «misurabile l’impatto dei servizi sulla vita dei cittadini».

Fino a quando, conclude Tassone, la politica regionale continuerà a misurare il proprio successo «con l’efficacia dei comunicati e non con l’efficacia dei servizi per i più fragili, il rischio è che il tanto evocato cambio di passo resti una resa dei conti a parole», irrilevante per chi ogni giorno affronta povertà, non autosufficienza e marginalità sociale. «La Calabria merita un welfare che funzioni davvero».

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