Addio a James Van Der Beek, il Dawson dei sogni: con lui se ne va un altro pezzo della nostra adolescenza
È morto l’attore che interpretava Dawson Leery in Dawson’s Creek. Il volto del ragazzo che sognava Spielberg e Hollywood divenne il simbolo di una generazione che piange uno dei volti di quegli anni
C’era questo ragazzino del liceo, con la fissazione per Steven Spielberg, che sognava di diventare regista e di sfondare a Hollywood. Convinceva i suoi amici a fare da attori nei suoi film, girati con una piccola camera per le vie della città o nei boschi che circondavano il lago. Le sue storie attingevano un po’ da E.T. e un po’ da Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma andava bene così perché di tanto in tanto ci metteva anche uno spruzzo di Carpenter, appena appena.
«Non puoi vivere aspettando che qualcosa accada. Devi farlo accadere.» A Dawson piacevano le frasi folgoranti. Voleva fare colpo su Joey - una che non riusciva neanche a decidere se voleva il sandwich con o senza burro di noccioline - voleva diventare una stella, voleva che tutti intorno a lui fossero felici. E a quel tempo la felicità sembrava qualcosa di così vicino, così semplice.
Negli anni Novanta c’era insieme la paura e la voglia di scoprire come sarebbe stato il nuovo millennio. Si parlava appena di Internet, che ancora faceva quel rumore elettrico quando si connetteva alla linea 56k, i telefoni mandavano i primi SMS - una rivoluzione - e si poteva addirittura giocare a Snake se avevi il lusso del Nokia tra le mani, l’indistruttibile Nokia (qualcuno che ce l’ha nel cassetto giura che ancora si accende e funziona). In televisione su Italia 1, davano “Colpo di fulmine”, “Fuego” e soprattutto Dawson’s Creek.
Oggi un altro pezzo di quel decennio che affacciava sul futuro se ne va con James Van Der Beek, l’attore che interpretava Dawson, morto dopo una dolorosa lotta contro un cancro. Dopo Dylan e Brenda di Beverly Hills, 90210 - anch’essi scomparsi prematuramente - il mondo degli anni ’90 piange oggi il volto del ragazzo dei sogni ad occhi aperti.
Dawson abitava a Capeside, Massachusetts, una piccola comunità costiera del New England che gli stava come un guanto: c’era un cinema, la scuola e un molo. E se una sera si sentiva solo, prendeva una piccola barca a remi e attraversava la baia. Ormeggiava su un pontile di legno e poi si arrampicava su per un albero fino alla finestra di Joey Potter, la sua migliore amica, che lo aspettava per vedere ancora e ancora Indiana Jones. La vita perfetta. La vita che sognavamo.
Quel telefilm aveva preso il posto di Beverly Hills, 90210 e Melrose Place, serie che avevano lasciato una voragine nel cuore degli adolescenti della generazione X. Chi mai avrebbe potuto colmare quella mancanza, chi avrebbe potuto prendere il posto di Brenda e Dylan? Eccoli lì, Dawson, Pacey, Joey, Jen, Jack. Niente Rodeo Drive stavolta, niente California, niente Beverly High e nessuna collina di Hollywood all’orizzonte, niente shopping di lusso o gran macchine, ma la piccola provincia immaginaria; raccolta, suggestiva, amichevole. E in quell’alveo ristretto si consumavano l’amore di Dawson per Joey, la ribellione di Jen, l’outing di Jack, la morte che attraversava la vita di tutti, anche quella dei ragazzi veri.
Dawson’s Creek ci ha accompagnati per un bel pezzo (repliche comprese) con quella sigla che ancora oggi ci divertiamo a cantare, storpiando l’inglese delle parole.
Agli attori del cast è successa una cosa insolita: molti hanno avuto successo, cosa rara perché pochi sopravvivono ai personaggi che li hanno resi celebri. Katie Holmes (Joey) continua a lavorare come attrice, ha sposato e divorziato da Tom Cruise e vive a Manhattan; Joshua Jackson (Pacey) porta avanti una carriera solida tra cinema e televisione; Michelle Williams (Jen) si è ritagliata un posto importante sotto il sole di Hollywood, anche se la vita le ha strappato il suo amore, Heath Ledger, troppo presto.
L’attore di Dawson, invece, aveva scelto una strada diversa: s’era sposato due volte e aveva tirato su sei figli. La sua immagine di super papà si era tradotta in milioni di follower sui social dove raccontava la sua esistenza da dad-influencer. «Fare famiglia è la cosa più matta che mi sia mai capitata, ma è quella che mi rende più felice», aveva detto in un’intervista.
Negli anni il suo lavoro sullo schermo si era molto diradato, ma a lui stava bene così. Qualche mese fa il cast si era riunito per un evento di beneficenza per sostenere le sue cure. Lui non era riuscito a esserci, stava troppo male, ma aveva ringraziato tutti e si era commosso davanti al grande affetto dei fan e dei colleghi.
Oggi l’ultima scena di Dawson nel finale del telefilm, ha lo strano sapore della profezia: “Le storie migliori hanno un inizio, uno svolgimento e una fine” disse. Sembrava già un addio.