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30/07/2026 ore 11.47
Good Morning Vietnam

Venti libri da leggere quest'estate. La lista da mettere in valigia

Dai grandi classici ai capolavori contemporanei, passando per fantascienza, horror, romanzi psicologici e narrativa italiana. Una selezione per chi cerca storie destinate a rimanere nella memoria molto tempo dopo aver voltato l'ultima pagina

di Alessia Principe

Venti storie, alcune scure e inquiete, mai mari specchiati, ma fiumi di montagna. Venti libri da leggere, magari rileggere ritrovando vecchie note a margine. Questa mia selezione non insegue le classifiche di vendita né i trend dei social. Alcuni di questi titoli torneranno presto in auge grazie alle prossime trasposizioni cinematografiche ispirate alle opere di Kazuo Ishiguro (Klara e il Sole) e Peter Cameron (Cose che succedono di notte, che Martin Scorsese ha scelto per il suo ritorno sul grande schermo); altri continueranno il loro viaggio sospinti da una dolce corrente o dal flusso, turbinoso e vivace, della narrativa indipendente. Distopie e western, drammi marini e psicologici, romanzi di formazione, noir, capolavori visionari e storie di velluto nero, ecco cosa divorare sotto il sole o, meglio, sotto la luna d’ambra di questa estate infernale.

Meridiano di sangue – Cormac McCarthy (Einaudi)

Un ragazzo e i suoi stivalacci consunti, sotto il sole della frontiera. Cammina senza nome lungo il confine infuocato tra il Messico e gli Stati Uniti, nelle vallate asciutte, tra crateri di zolfo strisciati di sangue e le carogne straziate dagli avvoltoi, per sopravvivere alle incursioni degli indiani, ammantati di pelle, che cavalcano senza sella con scudi ricoperti di schegge di specchio. La compagnia a cui si unisce è di spostati come lui, una banda di cacciatori di scalpi che arrancano nei crepuscoli tremolanti, sotto un cielo di vetro, guidati da un uomo che si fa chiamare giudice Holden. Pubblicato nel 1985, “Meridiano di sangue” di McCarthy è considerato, a ragione, uno dei più grandi romanzi americani del Novecento, smonta il mito cinematografico del Vecchio West, popolato da pistoleri audaci e immacolati, e lo restituisce sporco di letame, sangue e morte. La prosa è folgorante, suprema, una vertigine di rara bellezza. Commuove per la bellezza spietata che si spande tra le pagine come uno sparo in un canyon.

Fiori per Algernon – Daniel Keyes (Tea)

Per tutti Charlie Gordon è semplicemente quello stupido. Anche sua madre ha gettato la spugna con lui, regalando attenzioni e affetto alla figlia femmina, quella normale. Charlie invece non è normale, ma da beota vive felice nella sua bolla di innocenza e inconsapevolezza. Eppure quel desiderio di diventare più intelligente è un tarlo antico, piantato nella testa e non va via. Se fosse più sveglio, pensa, tutti lo amerebbero di più, anche sua madre. Per questo accetta di sottoporsi a un esperimento medico che potrebbe trasformarlo in un uomo sveglio e acuto. Con il topolino Algernon la cura ha funzionato, ora tocca all’uomo. Charlie si affida così al team di chirurghi pregando di diventare, al risveglio, migliore. Ma quando la sua mente diventerà aperta e recettiva, il mondo non gli apparirà più come prima.

Daniel Keyes ci regala un capolavoro potentissimo: attraverso l’uso geniale della scrittura, che cambia forma e stile progressivamente nel corso del romanzo, di pari passo con la metamorfosi mentale di Charlie, l’autore lascia entrare chi legge nella mente del protagonista popolata di speranze e paure per un futuro che all'improvviso è pieno di dubbi e nemici.

Nel 1957, quando insegnava inglese a ragazzi con difficoltà cognitive, Keyes rimase profondamente colpito dalla domanda di un suo alunno: «Se mi impegno e divento intelligente entro la fine del trimestre, mi metterete in una classe normale? Voglio essere intelligente». Quelle parole continuarono a tormentarlo per anni. Nacque così il racconto scritto nel 1958 e pubblicato l’anno successivo, destinato a diventare, nel 1966, uno dei romanzi più belli e strazianti del Novecento.

La casa degli spiriti – Isabel Allende (Feltrinelli)

Memoria e magia nel soffio caldo e dolce del Sudamerica, tra le magioni e i fiumi e l’odore della paglia appena raccolta. “La casa degli spiriti” è un romanzo di terra, di rose e di fantasmi che Isabel Allende modella in una delle saghe familiari più splendenti della letteratura contemporanea. Anima silenziosa e soprannaturale della storia è Clara, cuore matriarcale di un romanzo che attraversa quasi un secolo di tormentata storia cilena segnata da cambiamenti che diventano massacri. Attorno a lei orbita Esteban Trueba, uomo spigoloso, avido di riscatto, divorato dall'ambizione. È violento per inclinazione, molto fragile e inquieto, e questo tormento si traduce nell’attitudine a infliggere dolore, ma anche a cercare, troppo tardi, la redenzione. Isabel Allende intreccia in questo romanzo il realismo magico di Marquez alla memoria storica, cucendo una storia di amore e odio, spettri e rivoluzioni. 

Le correzioni – Jonathan Franzen (Einaudi)

La famiglia Lambert sembra uguale a tante altre, impegnata com’è a nascondere fragilità e debolezze, cercando, con fatica, di mantenere l’impalcatura delle apparenze, unico sostegno a una costruzione piena di crepe. Enid Lambert, la madre, desidera solo riunire la sua famiglia per Natale. In questo modo, lei che cerca sempre di puntellare gli equilibri storti anziché riconoscerli e affrontarli in modo diretto e convinto, è convinta di poter rimediare a tutte le falle che annacquano la sua famiglia. Anche i suoi figli e suo marito, malato di Parkinson, cercano di non vedere l’abisso che circonda le loro vite, illudendosi di poter correggere e andare avanti. Ma, come sempre accade, la resa dei conti con sé stessi è a un passo. Franzen dipinge una ridda di personaggi in chiaroscuro, contraddittori, profondamente umani, acquerellati di ironia e tristezza, trasformando una storia familiare americana nel ritratto universale delle nostre paure e aspettative. 

Jane Eyre – Charlotte Brontë (Feltrinelli)

«Io non sono un uccello e nessuna rete mi imprigiona: sono un essere umano libero, dotato di una volontà indipendente.» Pubblicato nel 1847, Jane Eyre non conosce tramonto, così come la narrativa vittoriana tornata in auge sul grande schermo.

Uscito nel 1847 con la firma di Currer Bell, fu un successo che prese quota sulle ali dello scandalo: per la prima volta una protagonista femminile non era né un'eroina angelicata né una vittima passiva. Brontë aveva immaginato la sua Jane come un personaggio lontano dagli stereotipi dell'epoca: intelligente, indipendente, orgogliosa e determinata a scegliere il proprio destino, anche quando questo significava rinunciare all'amore e abbracciare privazioni. La scrittrice inglese costruisce con sapienza e audacia un romanzo di formazione che unisce alla componente sentimentale, la critica sociale e le declinazioni del racconto gotico. L'atmosfera della tenuta di Thornfield Hall, il mistero che avvolge il signor Rochester e la crescita di Jane, sono ingredienti perfetti di una storia che avvinghia e ha ammaliato anche Franco Zeffirelli che ne ha fatto una fascinosa trasposizione cinematografica con William Hurt e Charlotte Gainsbourg.

C'era una volta l'amore, ma ho dovuto ammazzarlo – Efraim Medina Reyes – Feltrinelli

Ci sono romanzi che raccontano dell'amore e delle sue conseguenze e altri che ne mostrano solo il lato più autodistruttivo e corrosivo. Quello dello scrittore colombiano Efraim Medina Reyes appartiene decisamente alla seconda categoria. Pubblicato nel 2001 e diventato ben presto un libro di culto, C'era una volta l'amore, ma ho dovuto ammazzarlo è un viaggio febbrile nella mente di un protagonista incapace di trovare un equilibrio tra desiderio, disincanto e bisogno. La scrittura è veloce, irriverente, spesso provocatoria, attraversata da riferimenti al cinema, alla musica rock e alla cultura pop. Dietro il linguaggio diretto e il sarcasmo acuminato si nasconde però una riflessione amara sulla solitudine, sulle relazioni tossiche e sull'incapacità di amare senza distruggere. 

Dove canta il cuculo – Gioacchino Criaco (Piemme)

Il cuculo è un simbolo, la metafora di un intruso che occupa i nidi degli altri, li altera e contamina. È un animale che vive attraverso una sostituzione violenta dell’identità. Ed è esattamente ciò che accade a Gino, il protagonista del romanzo di Gioacchino Criaco che, al pari del cuculo, non abita un suo nido perché nasce in Calabria, ma viene strappato al suo Aspromonte e portato nel lontanissimo Canada. Lì è costretto ad adattarsi ad altre prospettive, altre abitudini, a un’altra famiglia in cui resta, nonostante tutto, un corpo estraneo espunto da un luogo d’origine a cui sembra comunque appartenere. Al centro del racconto ci sono i “cattivi”, osservati però dall’interno della loro visione del mondo. Il cuculo archetipico di Criaco canta nei luoghi dove la genealogia si divide, la lingua si inquina, l’identità diventa sfumata e un coro canta di neri presagi.

Ubik – Philip K. Dick (Fanucci)

La realtà scucita, il confine tra il mondo e la visione dello stesso, ormai una membrana crepata. Solo una cosa sembra mantenere il labile filo tra la dimensione del vero e dell’irreale: Ubik, una strana sostanza che pare essere in grado di contenere il caos.

Tutto comincia con una missione sulla Luna finita in un’imboscata. Joe Chip, il suo capo Glen Runciter e un gruppo di collaboratori della Runciter Associates vengono travolti da un attentato che altera irreversibilmente la loro esperienza del mondo. La materia invecchia, il tempo regredisce, gli oggetti tornano a forme sempre più arcaiche. Distinguere ciò che è vivo da ciò che è morto diventa sempre più difficile e la follia sembra a un passo. Philip K. Dick porta all'estremo le sue ossessioni che qui ruotano intorno alla vera natura della realtà, alla manipolazione della percezione, al tempo friabile come una foglia secca. Un capolavoro.

Macbeth – William Shakespeare (Hoepli)

«Sono immerso nel sangue fino a tal punto che, se anche mi fermassi ora, tornare indietro sarebbe faticoso quanto andare avanti.» Macbeth ha compiuto l’atto scellerato. Era un condottiero, un uomo coraggioso e fedele, ma la seduzione del potere germogliata dalle profezie di tre streghe, fa di lui un assassino e un traditore. Shakespeare costruisce la sua tragedia intorno al concetto di scelus, così come concepito da Seneca, e cioè di un crimine che viola la legge umana e l'ordine cosmico e per questo finisce per alterare l'equilibrio dell'universo generando altro male. Chi compie lo scelus diventa prigioniero della propria coscienza e della propria follia. Ed è ciò che accade a Macbeth e a sua moglie Lady Macbeth, delirante regina, entrambi sporchi del sangue di Duncan, sovrano gentile, ospite della loro casa e ucciso senza pietà nel sonno. Compiendo l’assassinio, Macbeth infrange la regola aurea dell’ospitalità e viene maledetto e anche il sonno lo abbandona. Da quel momento il mondo stesso si deforma: il giorno si fa notte, i cavalli si divorano tra loro, la natura reagisce come se fosse stata violentata. E per il re senza prole, è la fine. Atroce e splendido. 

Trilogia della città di K – Agota Kristof (Einaudi)

Questo romanzo di Agota Kristof è così potente che può fare male sul serio. Non è solo una storia, è un’immersione in profondità. Senza aria, senza bombole, senza luce. E non puoi neanche gridare, chi potrebbe sentirti? Sei solo: tu, questa storia e quello che ti racconta e spacca lo stomaco, il cuore, i polmoni, tutto. Sì, c’è la guerra in un Paese indefinito, c’è la morte, ci sono due fratelli, il dolore che è quasi un obbligo, il sentimento che diventa erbaccia, l’empatia che si dissolve fino a farti vibrare i denti. Questo libro ci parla con una lingua dimenticata, familiare, ancestrale, la prima imparata, forse la sola che conti. Quindi scegliete questa storia con grande cautela, siate pronti a cominciare e soprattutto ad arrivare alla fine. E nel mezzo se sentirete il bisogno di fermarvi a rifiatare, niente paura, è tutto a posto, può succedere. Due passi nella stanza, un sorso di acquavite magari, prima di tornare tra il buio di osterie malandate.

Abbiamo sempre vissuto nel castello – Shirley Jackson (Adelphi)

La straordinaria raffinatezza di Shirley Jackson riesce a vestire le cose di un velluto nero profondo, come certi notti in collina, con crudele, quasi materna, tenerezza. Le sue storie bisbigliano all’orecchio nel dormiveglia, quando le ombre sono sagome e gli incubi l’unica realtà possibile da abbracciare per non esserne inghiottiti. L’orrore, in questo romanzo, è nascosto nelle pieghe delle cose, negli sguardi della gente, che guarda i superstiti della famiglia Blackwood con sospetto. Si dice che qualcosa di orribile sia accaduto tempo addietro durante un pranzo di famiglia e che loro abbiano compiuto un atto scellerato e contro natura. Per questo le sorelle Merricat e Constance, insieme al vecchio zio Julian, hanno deciso di estraniarsi da tutto, vivendo in isolamento, arroccate nella casa di famiglia. Ma la paura e il pregiudizio sono più neri di qualsiasi mostro delle favole.

 L’ombra dello scorpione – Stephen King (Bompiani)

Piena notte. Una vecchia Chevy percorre a zig zag la strada che porta al distributore di benzina. Quell'auto finirà dritta contro le pompe, pensa uno del gruppo che come ogni sera si riunisce a bere qualcosa. Così accade. La macchina prende in pieno le colonnine della Texaco. Un tale, che chiamano Hap, insieme agli altri si precipita a prestare soccorso. Apre la portiera. I tre occupanti sono morti. C'è anche una bambina. Tutti portano i segni di qualcosa che sembra un male esploso come un palloncino nelle loro gole. Comincia così l'incubo di Captain Trips, un virus sfuggito a un laboratorio che finisce per uccidere il 99% della popolazione.

Nella giungla della sopravvivenza, quando la civiltà cade e la società va in pezzi, si aggirano uomini in grado di mostrare il proprio lato ferino mentre altri, fino a quel momento fantasmi della propria stessa vita, si riscoprono eroi. Tra afflati biblici (l'opera di King ne è intrisa) e una ricerca amorevole dei caratteri, quasi paterna, la storia cammina per bivi e nella sua edizione integrale fa godere di intermezzi preziosi e brevissimi, microstorie innestate con la pinza chirurgica nel tessuto connettivo del racconto cardine, regalando un quadro incredibile per sfaccettature e complessità visiva. Un'esperienza quasi irripetibile.

Stephen King in questa opera monumentale scava con lo scalpello arrivando al midollo dell'umanità stanca e avvelenata, lasciata a marcire nella solitudine della moltitudine indifferente, nel disagio che genera gli unici mostri che ci camminano accanto ogni giorno, affiancandola a un'altra porzione di mondo, capace di mostrare amore ed empatia anche nell'ora più buia.

La stanza bianca – Lucio Besana (Zona 42)

I luoghi assorbono energia, luce bianca e nera, e nel gorgo si rimesta un male che trasforma gli spazi in organismi vivi, pulsanti. Con La stanza bianca, Lucio Besana affonda i denti nell'horror della provincia italiana, dove la quiete è solo apparente. Una villetta di Bonello, nella bassa padana, è stata il teatro di una strage che il paese ha cercato di cancellare dalla memoria collettiva. Certe ombre, però, non spariscono, ma si allungano e finiscono per deformare la realtà stessa. Le strade cambiano forma, le case diventano labirinti, corridoi e stanze si piegano a una logica aliena, mentre presenze inquietanti prendono corpo nell'oscurità. Un romanzo visionario e cupo che trasforma la sonnolenta provincia italiana in un incubo feroce da cui non c'è scampo.

I testamenti – Margaret Atwood (Ponte alle Grazie)

Con I testamenti, Margaret Atwood torna a Gilead, il regime teocratico immaginato ne Il racconto dell'ancella, il romanzo del 1985 tornato in auge grazie alla omonima serie televisiva. La scrittrice canadese costruisce qui la storia usando un registro diverso dal precedente romanzo, e dipana il racconto intrecciando tre voci narrative - Zia Lydia, Agnes e Daisy - destinate poi a convergere in un estuario. Attraverso il geniale espediente di alcuni documenti ritrovati dopo la caduta del regime, Atwood inserisce la vicenda in una cornice pseudo-documentaria che rende ancora più credibile e cruda la sua distopia che ora non sembra più un futuro così remoto.

Klara e il Sole – Kazuo Ishiguro (Einaudi)

Kazuo Ishiguro ha la straordinaria capacità di passeggiare lungo le sponde dei generi senza neanche bagnarsi i piedi, tanto il suo passo è sublime. In “Klara e il sole” lo scrittore inglese racconta quella che sembra una piccola storia in grado, però, di assorbire temi universali trafiggendo il petto del lettore da parte a parte. 

Klara è un’Amica Artificiale alimentata dall’energia solare, creata per alleviare la solitudine degli adolescenti e acquistata per fare compagnia a Josie, una ragazza gravemente malata. Davanti a quel dolore, Klara si persuade che il sole abbia dei poteri speciali, taumaturgici, in grado di salvare Josie e pur di aiutarla mette a rischio la sua stessa esistenza, rivolgendosi all’unico dio che crede di conoscere. Ishiguro costruisce una storia delicata e struggente, velata di malinconia, che come nel suo precedente “Non lasciarmi” ti disarma davanti a un’innocenza che non appartiene soltanto al cuore umano. E ci lascia pieni di dubbi: su ciò che chiamiamo amore, su ciò che crediamo ci renda unici e sull’ostinazione con cui continuiamo a negare un’anima a tutto ciò che non ci somiglia.

Le acque del Nord – Ian McGuire (Einaudi)

È il 1859, dalle coste industriali inglesi salpa il Volunteer, una baleniera diretta verso i mari artici, dove il ghiaccio, il freddo e l'isolamento trasformano ogni viaggio in una sfida alla sopravvivenza. A bordo c'è Patrick Sumner, ex chirurgo dell'esercito britannico segnato dagli orrori della rivolta dei Sepoy in India, deciso a lasciarsi il passato alle spalle. Ma tra i membri dell'equipaggio c’è un’anima nera di nome Henry Drax, uno degli antagonisti più spaventosi e disgustosi della narrativa contemporanea: un uomo dominato dagli istinti più feroci, incapace di distinguere tra violenza e normalità.

Le acque del Nord non è soltanto un romanzo d'avventura, ma una riflessione brutale, a tratti crudissima, sul confine sottile che separa civiltà e barbarie. Soffiano tra le pagine saline i venti di Moby Dick, accompagnati da una scrittura spietata, capace di trasformare il Grande Nord in uno specchio nero dove l’umanità non riesce più a riflettersi.

Cose che succedono la notte – Peter Cameron (Adelphi)

Un uomo e una donna arrivano in un immenso albergo immerso nella neve per adottare un bambino. Sembrano disorientati, perduti, ognuno con un proprio carico di dolore che non riesce a condividere. Attorno a loro si muove un mondo sospeso e irreale: ospiti bizzarri, corridoi interminabili, stanze chiuse, un bar acceso nel cuore della notte. Un senso di straniamento cresce ad ogni pagina avviluppando il lettore in un’atmosfera lynchiana

Cameron costruisce un romanzo immerso nella bruma del dormiveglia, sospeso tra fiaba e introspezione psicologica, d’una bellezza incantevole, ma con i tratti spietati del sogno da cui è difficile fuggire. Nulla è come appare e il lettore è costretto ad avanzare a tentoni proprio come i protagonisti. Ipnotica e glaciale, la storia parla di attese e umanità, del dolore e della memoria che non riesce a rimuovere i traumi più profondi come vorrebbe.

Tu l'hai detto – Connie Palmen (Iperborea)

Connie Palmen affronta una delle dinamiche più discusse della storia letteraria del Novecento: il rapporto tra la poetessa Sylvia Plath e suo marito Ted Hughes. Decide di dare voce proprio a Hughes, spesso giudicato colpevole della tragica scelta suicida della moglie. L’uomo diventa così la voce dolente di un romanzo intenso, in cui amore, passione, gelosia e senso di colpa si intrecciano senza cercare assoluzioni. L’autrice ci ricorda che ogni grande storia d'amore è una maschera a due facce e che spesso è proprio quella che resta in silenzio che merita di essere più ascoltata.

Come ama il buio – Emanuela Cocco (Nottetempo)

In una Roma opaca, vinta dall’afa estiva, quattro cadaveri e una scena del crimine raccontano solo in parte una storia tragica, che qualcuno deve raccogliere come un lungo spago, per trovarne la cima. L'indagine è affidata al commissario Toni Montixi, investigatrice tormentata da un trauma infantile che l’ha resa sensibile e attenta. Quella che all'apparenza sembra una rapina finita nel sangue si trasforma presto in un'indagine molto più complessa, dove ogni certezza viene progressivamente smontata.

Il vero cuore del romanzo non è il mistero. Batte oltre il confine del giallo e si allarga a raccontare una ragnatela di relazioni umane perché il male più pericoloso non arriva dall'esterno, ma si annida nei legami più intimi e in vite che sembrano apparentemente normali.

Caos bellissimo – Sara Maria Serafini (Einaudi Ragazzi)

Tra le voci emergenti della narrativa italiana, Sara Maria Serafini offre con Caos bellissimo un romanzo che parla soprattutto alle nuove generazioni con una voce ben definita. 

 Al centro della storia ci sono Beatrice e Rocco, due ragazzi che imparano a conoscersi e a crescere attraversando le proprie fragilità, scoprendo che diventare adulti significa spesso imparare a convivere con le proprie crepe, più che eliminarle.

Con una scrittura autentica e profondamente empatica, Serafini dà voce ai dubbi, alle ansie, alle insicurezze e ai piccoli terremoti emotivi che accompagnano il passaggio all'età adulta, ricordando che la vita non è mai perfettamente ordinata e che, a volte, è proprio nel disordine delle emozioni che si nasconde la possibilità di trovare il proprio centro.