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20/02/2026 ore 13.39
Venti di comunicazione

La coerenza: il vero motore del consenso politico

In un contesto dominato dai social e da media spesso schierati, ciò che conta è l’equilibrio tra parole e azioni. La credibilità si misura nella coerenza verso avversari, alleati e principi. Senza coerenza, slogan e titoli non bastano: la fiducia si costruisce lentamente e si perde in fretta

di Luigi Vircillo

Scrivere di politica oggi non è semplice. Ogni parola può essere strumentalizzata, ogni gesto interpretato male. Eppure è proprio sulle parole e sui fatti che si misura quanto un politico è credibile.

La politica non è più fatta solo di idee o programmi. È comunicazione continua. L’elettore di oggi è più informato, più attento e più critico rispetto al passato. I social hanno cambiato tutto: nulla sparisce, tutto resta registrato e confrontabile. Anche chi un tempo era lontano dalla politica oggi sviluppa un giudizio proprio. La differenza tra generazioni c’è ancora, ma la consapevolezza diffusa è molto più ampia.

In questo contesto la coerenza è tutto. Non è un valore astratto, è ciò che fa guadagnare o perdere fiducia.

Un politico deve sempre leggere le proprie parole da tre punti di vista: chi lo sostiene, chi lo critica e chi ascolta senza schierarsi. Una frase può avere lo stesso significato, ma produrre effetti completamente diversi. Può rinforzare la base, accendere l’opposizione o convincere chi è indeciso. Basta una parola per aggiungere o togliere fiducia al suo profilo pubblico. Pochi hanno questa capacità: per tutti gli altri, la coerenza è l’unica protezione.

Questo emerge anche nei casi più comuni. La satira è provocazione per definizione. Il problema non è la battuta in sé, ma come viene giudicata. Negli anni, battute molto dure contro esponenti di destra spesso non creavano scandalo. Se lo stesso tono colpisce figure di sinistra, l’indignazione arriva subito. Gli elettori lo notano. Lo stesso vale al contrario: attacchi di sinistra verso figure di destra non sempre scatenano la stessa reazione. Non è la battuta il nodo, ma l’asimmetria nel giudizio.

La coerenza è chiara anche sul rispetto verso le donne in politica. Quando Laura Boldrini è stata insultata o minacciata, la mobilitazione è stata forte. Quando Giorgia Meloni è stata attaccata sul piano personale, le reazioni sono state più divise. Se un principio è universale, deve valere sempre: se diventa a corrente alternata, perde forza.

Un altro fattore importante sono le testate di parte. È normale che ci siano giornali più schierati da una parte o dall’altra. Va accettato, ma va anche riconosciuto. Proprio recentemente Roberto Occhiuto ha parlato delle fake news che deve quotidianamente smentire per non far ingannare l’elettorato. Chi lavora in politica sa che spesso un titolo colpisce più di tre articoli. È lì che si gioca la partita: il messaggio può essere indirizzato strategicamente.

Ad esempio, quando nel 2022 il governo approvò il decreto sui rave party, Libero titolò: “Giro di vite sui rave illegali: più sicurezza per i cittadini”. Il Fatto Quotidiano invece: “Norma anti-rave, stretta sui giovani: rischio abuso di potere”. La decisione era la stessa, ma il tono cambia tutto. Nel primo caso si parla di sicurezza; nel secondo si suggerisce eccesso e pericolo per le libertà.

Ma anche qui serve equilibrio. Una testata che ogni giorno esagera e titola sempre in modo accusatorio alla lunga perde efficacia. Se ogni giorno è emergenza, il lettore smette di indignarsi. Troppa faziosità diventa un boomerang: la testata perde credibilità. È qui che conta la capacità della penna: può essere ferro o piuma, colpire o accompagnare, dosare i toni per restare autorevole e giusta agli occhi del pubblico. Pochi riescono davvero a fare questo.

La coerenza non riguarda solo i titoli o le polemiche. Riguarda soprattutto chi passa dall’opposizione al governo. Perde chi promette attenzione alle emergenze sociali quando è all’opposizione e poi, una volta al potere, le lascia sullo sfondo. Perde chi sceglie battaglie forti per alcuni popoli e ignora altri. Perde chi lavora solo sulle trappole per l’avversario invece che su programmi concreti.

La politica sta cambiando. Lo slogan che emoziona ma non si traduce in azione funziona sempre meno. La sinistra deve fermarsi a riflettere: non basta parlare al cuore, servono azioni concrete che dimostrino coerenza e rispetto per chi ti ha votato. In passato il centrosinistra ha guidato anche grazie a maggioranze parlamentari costruite durante la legislatura, senza vincere le elezioni direttamente. È legittimo, ma oggi il pubblico fatica ad accettare scollamenti tra consenso e governo.

Anche la destra, negli ultimi anni, che ha vinto il mandato diretto, ha responsabilità ancora maggiori. Promettere interventi su temi concreti come le accise e non mantenerli mina la fiducia: il voto non è una delega in bianco.

Un politico o un movimento che vuole crescere non può parlare solo alla propria base. Deve allargare il messaggio anche a chi è scettico e a chi non la pensa allo stesso modo. Leader come Tony Blair e Bill Clinton hanno costruito consenso proprio ampliando il loro pubblico senza tradire la propria identità.

In Italia, Forza Italia prova a intercettare temi e linguaggi nuovi, parlando anche ai giovani. Valorizza figure emergenti come Simone Leoni. Su di lui posso parlare per esperienza diretta: ho avuto l’onore di curarne la comunicazione agli inizi. Già allora era chiaro che avesse stoffa: ascoltava, imparava e pesava ogni parola. Questo tipo di coerenza strategica fa la differenza.

Negli anni ho visto dinamiche complesse che fuori non si immaginano. A volte sembra un paradosso: un lupo deve parlare alle pecore convincendole che vuole proteggerle, mentre una pecora, per guidare il branco, deve imparare a sembrare un lupo. Questa metafora rende bene la politica dietro le quinte: la coerenza nel modo di presentarsi, pur nella complessità dei ruoli, genera fiducia e consenso reale.

Non sempre vincono le idee migliori. Spesso perde chi appare incoerente, chi cambia metro a seconda della convenienza o del ciclo mediatico. La coerenza tra parole e azioni è oggi il vero discrimine. La fiducia si costruisce piano, si perde velocemente. E quando si perde, nessun titolo, nessuno slogan e nessuna polemica riescono a sostituirla.

Buona comunicazione a tutti.

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