Bambini sulla sabbia, parla l'esperto: «Quel piedino che si ritrae non è un capriccio, sta solo esplorando»
Il dottor Luigi Promenzio, specializzato in ortopedia pediatrica, spiega l’importanza delle esperienze sensoriali nello sviluppo del sistema nervoso dei più piccoli: «Ogni bimbo ha i suoi tempi, ma non bisogna “proteggerli” troppo. Devono poter conoscere e conoscersi»
Camminare sulla sabbia può sembrare un gesto naturale, ma per un bambino che muove i primi passi rappresenta una vera sfida per il cervello e per il sistema nervoso. Perché molti piccoli, almeno all’inizio, rifiutano di appoggiare i piedi sulla sabbia? Cosa accade realmente durante questa esperienza? Lo abbiamo chiesto al dottor Luigi Promenzio, ortopedico pediatrico, specialista del piede del bambino e dell’adolescente. Calabrese, è uno dei maggiori esperti italiani del settore e da anni si occupa dello sviluppo del cammino e delle patologie del piede in età evolutiva. In questa intervista spiega perché la sabbia può trasformarsi in una straordinaria palestra per il cervello in crescita e offre alcuni consigli utili ai genitori per accompagnare i figli nello sviluppo motorio e sensoriale.
Dottor Promenzio, perché molti bambini che muovono i primi passi mostrano una certa resistenza a camminare sulla sabbia? Cosa accade realmente nel loro cervello?
Quella che molti genitori interpretano come una paura o un piccolo capriccio è, nella maggior parte dei casi, una risposta assolutamente fisiologica. La sabbia rappresenta per il bambino una superficie estremamente complessa: è instabile, granulosa, cambia continuamente forma sotto il piede e stimola contemporaneamente migliaia di recettori sensoriali presenti nella pianta. Il cervello, ancora immaturo, riceve un’enorme quantità di informazioni che deve imparare a organizzare e interpretare. Se questo flusso sensoriale viene percepito come troppo intenso o insolito, può attivarsi automaticamente un riflesso di protezione: il bambino ritira il piede, piega le gambe o evita l’appoggio. Non è una scelta volontaria, ma uno dei meccanismi attraverso cui il sistema nervoso protegge l’organismo mentre impara a conoscere il mondo.
Lei sostiene che la sabbia sia una “palestra” per il cervello in crescita: quali capacità cognitive e motorie vengono maggiormente stimolate?
La sabbia è uno degli ambienti naturali più ricchi di stimoli sensoriali. Camminare a piedi nudi su una superficie instabile obbliga il cervello a elaborare continuamente informazioni relative all’equilibrio, alla posizione del corpo nello spazio, alla distribuzione del peso e alla coordinazione dei movimenti. Ogni passo richiede piccoli aggiustamenti posturali che coinvolgono il sistema nervoso, i muscoli e le articolazioni. In questo modo si sviluppano progressivamente la propriocezione, cioè la capacità di percepire il proprio corpo, il controllo dell’equilibrio, la coordinazione motoria e l’integrazione tra i diversi sistemi sensoriali. Sono competenze fondamentali che accompagneranno il bambino per tutta la vita.
Quanto è importante permettere ai bambini di fare esperienze sensoriali a piedi nudi su superfici diverse, come sabbia, erba o terra?
È molto importante, purché avvenga in un ambiente sicuro e con gradualità. Ogni superficie offre stimoli differenti che arricchiscono il patrimonio di esperienze del sistema nervoso. L’erba, la sabbia, la terra o anche un pavimento di consistenza diversa aiutano il cervello a imparare ad adattarsi a situazioni nuove, migliorando la qualità del controllo motorio. Naturalmente ogni bambino ha i propri tempi: alcuni si adattano subito, altri hanno bisogno di qualche esperienza in più. Il compito dell’adulto non è forzare, ma accompagnare con serenità questo percorso di scoperta.
Oggi molti genitori tendono a proteggere eccessivamente i figli. C’è il rischio di limitare esperienze fondamentali per il loro sviluppo neurologico?
La protezione è un valore fondamentale, ma non dovrebbe trasformarsi nella continua eliminazione di ogni esperienza nuova. Lo sviluppo neuromotorio si costruisce proprio attraverso l’incontro con stimoli diversi, purché adeguati all’età e vissuti in condizioni di sicurezza. Se il bambino viene privato sistematicamente della possibilità di esplorare, toccare, camminare scalzo o sperimentare ambienti differenti, si riducono anche le occasioni con cui il cervello affina le proprie capacità di adattamento. L’obiettivo non è evitare ogni difficoltà, ma consentire esperienze graduali che aiutino il bambino a sviluppare autonomia, fiducia e competenze motorie.
Quali sono i segnali che distinguono una normale prudenza del bambino da un disturbo sensoriale che meriterebbe invece un approfondimento medico?
Nella maggior parte dei casi il rifiuto iniziale della sabbia o di altre superfici inconsuete è del tutto normale e tende a ridursi spontaneamente con la crescita e con l’esperienza. Diventa invece opportuno confrontarsi con il pediatra quando il rifiuto è molto intenso, persistente nel tempo, si manifesta in numerosi contesti quotidiani oppure si associa ad altri segnali, come un marcato ritardo nello sviluppo motorio, difficoltà di equilibrio, cadute frequenti o una generale ipersensibilità agli stimoli tattili. È importante ricordare che ogni bambino ha tempi diversi di maturazione e che solo una valutazione complessiva permette di capire se ci troviamo di fronte a una normale variabilità dello sviluppo oppure a una condizione che richiede ulteriori approfondimenti.
Esistono attività semplici che le famiglie possono proporre durante l’estate per favorire uno sviluppo armonico dell’equilibrio, della coordinazione e della percezione corporea?
L’estate offre moltissime occasioni naturali. Camminare a piedi nudi sulla sabbia asciutta e su quella bagnata, sull’erba o lungo piccoli sentieri, raccogliere oggetti naturali con i piedi, giocare a mantenere l’equilibrio su superfici leggermente irregolari o costruire percorsi sensoriali sono attività semplici ma estremamente efficaci. Anche correre, saltare, arrampicarsi e giocare liberamente all’aperto rappresentano stimoli preziosi. Non servono esercizi complessi: ciò che conta è offrire al bambino esperienze varie, piacevoli e non competitive, rispettando sempre i suoi tempi e le sue reazioni.
Qual è il messaggio più importante che vorrebbe lasciare ai genitori per aiutarli a comprendere meglio il linguaggio e i comportamenti dei bambini nei primi anni di vita?
Vorrei ricordare che molti comportamenti dei bambini piccoli hanno un significato biologico preciso e non sono semplici capricci. Dietro un piedino che si ritrae dalla sabbia, dietro un’esitazione o una prudenza iniziale, spesso c’è un cervello che sta costruendo le proprie connessioni, imparando a distinguere ciò che è nuovo da ciò che è familiare. Osservare questi segnali con curiosità, senza fretta e senza forzature, significa accompagnare il bambino nel suo percorso di crescita. Ogni nuova esperienza sensoriale rappresenta un tassello importante nello sviluppo dell’equilibrio, della coordinazione, dell’autonomia e della conoscenza del mondo.