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01/09/2026 ore 11.21
Salute

Malattia della pioggia, aumentano i casi in Europa: cos’è la dermatofilosi e come si trasmette

È un batterio che colpisce principalmente i bovini.  Il rischio per la popolazione generale resta molto basso. Il virologo Pregliasco rassicura: «Nessun allarme»

di Redazione Attualità

La “malattia della pioggia” torna sotto i riflettori in Europa. Si tratta della dermatofilosi, un’infezione causata dal batterio Dermatophilus congolensis, conosciuto soprattutto in ambito veterinario. Secondo l’Ecdc, al 20 agosto 2026 sono 123 i casi identificati in 10 Paesi europei. Il rischio per la popolazione generale resta molto basso, ma gli esperti osservano un possibile cambiamento nelle modalità di trasmissione.

La chiamano “malattia della pioggia”, ma non significa che ci si possa ammalare semplicemente prendendo acqua. Dietro questo nome si nasconde la dermatofilosi, un’infezione cutanea provocata dal batterio Dermatophilus congolensis, patogeno noto da tempo soprattutto per le infezioni negli animali.

La novità che ha attirato l’attenzione delle autorità sanitarie europee è la comparsa, negli ultimi mesi, di casi umani in diversi Paesi, con una modalità di trasmissione che sembra in parte diversa da quella tradizionalmente osservata.

L’Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, aveva già segnalato nel giugno 2026 diversi focolai registrati da dicembre 2025. Nell’aggiornamento del 21 agosto il bilancio è salito a 123 casi in 10 Paesi europei: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Cos’è la malattia della pioggia

La dermatofilosi è un’infezione batterica della pelle causata da Dermatophilus congolensis. Il microrganismo è conosciuto soprattutto in medicina veterinaria perché può colpire bovini, cavalli, pecore e altri animali domestici e selvatici.

Nell’uomo le infezioni sono invece sempre state considerate rare.

«Nell'uomo la dermatofilosi provoca prevalentemente lesioni cutanee: possono comparire papule, pustole, piccole croste, desquamazioni e talvolta prurito. Nei casi europei recenti le lesioni sono state osservate in diverse parti del corpo, comprese regione genitale e inguinale, cosce, tronco e volto - illustra Pregliasco in una nota pubblicata anche da Adnkronos - Il problema diagnostico è che queste manifestazioni possono assomigliare a quelle provocate da altre infezioni dermatologiche o sessualmente trasmesse. La buona notizia è che, sulla base dei dati disponibili, la malattia nell’uomo è generalmente lieve. I casi osservati hanno risposto bene alla terapia antibiotica, locale o sistemica, e finora nei focolai europei non sono emerse complicanze gravi tali da far pensare a una patologia particolarmente pericolosa per la popolazione".

Malattia della pioggia, chi è a rischio

Chi è maggiormente a rischio? «Innanzitutto - dice il virologo - le persone che hanno contatti professionali frequenti con animali, quindi allevatori, veterinari e addetti agli allevamenti. Nell’attuale situazione europea meritano attenzione anche coloro che hanno contatti cutanei molto ravvicinati con numerose persone, soprattutto in ambienti caldo-umidi e condivisi. Una maggiore prudenza è inoltre ragionevole per chi presenta abrasioni o altre alterazioni della barriera cutanea».

La prevenzione «è piuttosto semplice: evitare il contatto diretto con lesioni sospette, non condividere asciugamani, indumenti e biancheria con una persona infetta, curare l’igiene personale e proteggere eventuali ferite o abrasioni. In presenza di lesioni cutanee insolite dopo un’esposizione potenzialmente a rischio è opportuno rivolgersi al medico e, se necessario, effettuare un esame microbiologico».

«Il messaggio, quindi, deve essere equilibrato: non siamo di fronte a una nuova emergenza infettiva, ma a un fenomeno insolito che merita sorveglianza. Il dato scientificamente interessante è la possibile evoluzione delle modalità di trasmissione di Dermatophilus congolensis, che sembra essersi affacciato anche a contesti di trasmissione interumana nei quali in passato non veniva abitualmente ricercato. La situazione europea descritta oggi comprende casi in diversi Paesi, mentre l’Italia al momento non risulta tra quelli che hanno segnalato casi nell’ambito di questo evento; il rischio per la popolazione generale viene indicato come molto bassoù, conclude Pregliasco.