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29/08/2026 ore 09.18
Sanità

«Ama la sua terra, ha scelto di restare»: il grazie di un paziente oncologico al primario Cordopatri (Polistena)

Sergio Carrozza lotta con un tumore al quarto stadio a pancreas e fegato. Grazie all’interessamento del medico calabrese è stato operato d’urgenza in un centro specializzato a Verona: «Esempio di professionalità, di intuito e soprattutto di umanità»

di Giuseppe Mancini

Ci sono storie di buona sanità che meritano di essere raccontate, storie in cui la competenza medica si intreccia profondamente con l’umanità del singolo professionista. È il caso di Sergio Carrozza, un paziente oncologico di Taurianova (marito di Sabina Radu, immobilizzata a letto dalla Sla) che ha voluto esprimere pubblicamente la sua profonda gratitudine nei confronti del dottor Domenicantonio Cordopatri, primario del reparto di Radiologia dell’ospedale di Polistena, nato a Vibo Valentia nel 1971 e cresciuto a Gioia Tauro.

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Tutto è iniziato con una TAC effettuata presso il presidio ospedaliero della Piana, dove i portatori di malattie oncologiche hanno priorità assoluta. È stato proprio durante questo controllo che il dottor Cordopatri – che in carriera ha esercitato in grandi ospedali del Nord Italia prima di ritornare in Calabria spinto dall’amore per la propria terra - con estrema professionalità e attenzione, ha compreso la gravità della situazione. Non limitandosi al mero referto, consegnato come prassi nell’immediato, il primario ha preso a cuore il caso, attivandosi personalmente per garantire al paziente il percorso di cura più celere e adeguato possibile in pieno agosto.

Grazie all'interessamento del dottor Cordopatri, Sergio Carrozza è stato trasferito con urgenza in un centro specializzato del Nord Italia, il Policlinico Universitario “G.B. Rossi” Borgo Roma di Verona. Nel reparto di chirurgia generale ed epatobiliare diretto dal rinomato prof. Andrea Ruzzenente, è stato sottoposto all'intervento chirurgico necessario per affrontare il complicarsi del tumore al quarto stadio a pancreas e fegato. Un passaggio cruciale, quello coordinato dal medico calabrese, che si è rivelato determinante per la salute del paziente, che adesso dovrà rimanere in Veneto sotto osservazione per un paio di giorni per valutare l’effetto delle protesi alle vie biliari e al pancreas.

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«Combatto contro una neoplasia pancreatica. Sin dalla prima diagnosi ho provato terrore. Non solo della malattia, ma della famigerata sanità del Sud. Di quel Sud da cui tutti scappano. Io invece ho deciso di restare, pur avendo esercitato la mia professione di infermiere proprio lì, al Nord, dove la sanità è considerata un'eccellenza. Ma io sono uno che resta. Perché se vai via, non senti più l'eco di quel dialogo atavico tra mare e montagna, tra cielo e terra – racconta Sergio Carrozza -. E se penso ad alcune persone incontrate in questo cammino, capisco che non tutto è perduto. Nel reparto di Radiologia dell'ospedale di Santa Maria degli Ungheresi di Polistena c'è una voce che si unisce a quel dialogo. È la voce di un medico, di un uomo, di un esempio di professionalità, di intuito e soprattutto di umanità: il Dott. Niky Cordopatri. Calabrese di origine, uno di quei medici che ha deciso non solo di restare, ma di tornare, per amore della sua terra».


Come infermiere e come paziente oncologico, Sergio vuole essere testimone diretto del valore del professionista calabrese: «Disponibilità e gentilezza infinite, appuntamenti presi al volo, contatti diretti con colleghi del Nord, referti dettagliati in tempi record. Referti che ho portato al Nord e che hanno lasciato stupiti. Da un lato percepivo quasi l'imbarazzo di chi conosce la Calabria solo per il mare e per i luoghi comuni sulla malasanità e non si aspetta una tale professionalità davanti a descrizioni TAC così puntuali. Dall'altro mi sentivo dire: "Ah, Cordopatri? Sì, lo conosco, eravamo insieme all'università. Persona eccezionale." Conosciuto e stimato in tutta la penisola. Eppure ha scelto di restare. Come uno di quei calciatori fedeli alla propria maglia, che non cambiano squadra per business. Anche lui è uno che resta. Uno che ama la sua terra, ama il mare. Un mare che lascia all'improvviso, anche in ferie, per correre in ospedale quando c'è un'emergenza. Io l'ho visto arrivare con ancora i piedi pieni di sabbia. Perché in reparto c’è solo lui e solo lui. Nessun altro. Non posso fare altro che ringraziarlo pubblicamente».