Bambino autistico con la sindrome di Tourette, l’Asp di Vibo sospende i rimborsi per le terapie: la denuncia della madre
La famiglia di Lorenzo, 11 anni, è costretta ad anticipare i costi sanitari per garantire la continuità delle cure con una specialista privata mentre l’Azienda sanitaria preme per trasferirlo in un altro centro che però non sarebbe idoneo
Ci sono storie che non hanno bisogno di aggettivi, perché i fatti parlano da soli. E i fatti, in provincia di Vibo Valentia, hanno la consistenza di un muro di gomma istituzionale contro cui va a sbattersi, ogni giorno, la vita di un ragazzino di 11 anni. Si chiama Lorenzo. È un cittadino italiano, vibonese, affetto da disturbo dello spettro dell'autismo e, da poco, con una diagnosi sovrapposta di sindrome di Tourette. Sulla carta, la legge gli garantisce il diritto inalienabile alle terapie. Nella realtà dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, quel diritto è un optional che la famiglia deve anticipare di tasca propria.
A metterci la faccia, è la madre di Lorenzo, la signora Vittoria Staglianò, esponente dell'attivissima associazione "Io Autentico". Una madre che ha deciso di rompere il silenzio, non per chiedere elemosina, ma per pretendere legalità.
Il miraggio dei Lea e l'implacabile cronologia del calvario
La terapia Aba (Applied Behavior Analysis) è un trattamento cognitivo-comportamentale che rientra nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) dal 2017. Significa che lo Stato deve garantire questo servizio. Ma all'Asp di Vibo, evidentemente, le leggi dello Stato arrivano con qualche anno di ritardo o vengono interpretate come suggerimenti facoltativi.
Le carte ufficiali e i documenti clinici incrociati svelano una cronologia che è un capolavoro di burocrazia bizantina e omissioni assistenziali.
2017: Arriva la prima diagnosi per Lorenzo. Fino al 2022, la famiglia sostiene interamente le spese per le terapie nel silenzio dello Stato.
Luglio 2022: Viene firmato il primo "Progetto di Vita" per Lorenzo, coprendo le terapie da settembre 2022 ad agosto 2023. Undici mesi di normalità, poi il buio.
Settembre - Dicembre 2023: Le terapie vengono erogate, ma l'Asp "dimentica" di pagarle.
Gennaio 2025: Viene emessa una determina aziendale (la n. 1524/CS) per l'anno 2024, volta ad "internalizzare" il servizio con un contratto di 12 mesi a professionisti esterni. Un altro imbroglio temporale: la copertura effettiva per l'anno trascorso si rivela un colabrodo.
Maggio 2025: La terapista privata del bambino, psicologa e analista Aba, si vede costretta a inviare solleciti formali e diffide di pagamento all'Asp. La professionista denuncia di aver continuato a erogare regolarmente le 6 ore settimanali di terapia per non interrompere lo sviluppo del bambino, lavorando gratis e accumulando fatture insolute da gennaio a maggio 2025 a causa del blocco ingiustificato dei rimborsi da parte dell'azienda.
Ottobre 2025: L'Uoc di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico "G. Martino" di Messina blinda il caso dal punto di vista clinico. L'équipe della dott.ssa Versace mette nero su bianco che Lorenzo ha raggiunto un "buon grado di compliance terapeutica" proprio grazie alla sua terapista privata. Sradicarlo da lei per infilarlo in un centro convenzionato a caso, avvertono i medici siciliani, "potrebbe inficiare tale percorso" e scatenare gravi rigidità cognitive.
Dicembre 2025: A questo punto succede di tutto. Quindi se volete capire leggete attentamente questo periodo un pochino più approfondito.
L'atto finale del paradosso va in scena l'11 dicembre, giorno in cui si riunisce l’Unità di Valutazione Multidimensionale (Uvm.Di). Il verbale ufficiale (Protocollo n. 0076559/2025) è un documento d’accusa contro l'azienda. Quel verbale, registrato al Comune di Vibo Valentia, non è una semplice scartoffia d'ufficio: è una vera e propria confessione a porte aperte. Diventa un documento d'accusa spaventoso contro l'Asp di Vibo Valentia per tre ragioni precise, scritte nero su bianco dai protagonisti della riunione.
Primo motivo: corto circuito tra salute e democrazia
Nel verbale viene esplicitato il corto circuito tra salute e burocrazia. Da un lato c'è la posizione invalicabile della scienza: la dott.ssa Versace del Policlinico di Messina (centro di riferimento che ha in cura il bambino), che come abbiamo detto prima, mette per iscritto che Lorenzo ha raggiunto un ottimo livello con la sua attuale terapista Aba privata e che un cambio di professionista "potrebbe inficiare tale percorso", provocando regressioni e forti rigidità cognitive.
Dall'altro lato c'è la risposta della burocrazia: la dott.ssa Passante (Direttore del Distretto Sanitario Unico dell'Asp), anziché tutelare il paziente, dichiara a verbale che la continuità terapeutica con la specialista privata "non è autorizzabile".
Il motivo? L'azienda pretende che il bambino venga inserito a forza nei "progetti autismo" delle strutture private accreditate e che la famiglia accetti di interrompere le cure che stanno salvando il figlio per mandarlo in un centro scelto dall'Asp, o l'Asp non paga.
Secondo motivo: il bluff dei centri convenzionati "non idonei”
Il verbale si trasforma in un atto d'accusa ancora più grave quando interviene il presidente dell'associazione "Io Autentico", il dott. Enrico Mignolo. Di fronte all'ostinazione dell'Asp nel voler trasferire il bambino nei centri convenzionati, Mignolo fa mettere a verbale una verità imbarazzante: le strutture del territorio non risultano ancora possedere i requisiti minimi di accreditamento e autorizzazione per l'erogazione delle terapie Aba, così come tassativamente richiesto dalle Linee Guida dell'Istituto Superiore di Sanità.
L'Asp, in pratica, pretendeva di strappare Lorenzo da una professionista qualificata per scaricarlo in centri non ancora idonei, al solo scopo di far quadrare i propri accordi commerciali.
Terzo motivo: lo scaricabarile economico
Mentre la terapista del bambino continuava a lavorare gratis da mesi per non abbandonare il minore di fronte ai ritardi della sanità pubblica, i dirigenti dell'Asp usano il verbale per blindare i propri portafogli.
La dott.ssa Vavalà (Direttore Amministrativo Dsu dell'Asp) dichiara infatti in seduta che le prestazioni della terapista privata non sono state autorizzate dall'azienda e che gli uffici provvederanno a formalizzare un diniego. Nessuna risposta medica, nessuna soluzione alternativa per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea): solo un burocratico "noi non paghiamo".
Il verdetto finale del documento
Questo verbale offre la fotografia di una disparità istituzionale. Se il Comune di Vibo Valentia (rappresentato dalla dott.ssa Montesanti) presiede l'incontro, collabora attivamente, controfirma e cerca di approvare il "Progetto di Vita" del bambino, l'apparato dell'Asp usa la riunione non per aiutare un minore affetto da autismo e Tourette, ma per legittimare il blocco dei rimborsi e forzare la mano a una famiglia stremata. Ecco perché quel foglio di carta è, a tutti gli effetti, un atto d'accusa monumentale.
Ma continuiamo con la cronologia degli eventi.
Gennaio 2026: La farsa del "periodo di prova" e la firma dimezzata per legittima difesa
Se il verbale di dicembre somigliava a un atto d’accusa, quello dell’Uvm. Di del 29 gennaio 2026 (Protocollo n. 0005843/2026) assume i contorni della farsa burocratica, subito smontata per tabulas. Messa alle strette dalle diffide e dai trionfi legali della famiglia, l’Asp di Vibo Valentia cala l’asso del cinismo gestionale: la dott.ssa Vavalà propone di inserire Lorenzo in un percorso con la cooperativa convenzionata "in parallelo" a quello privato, una sorta di "periodo di prova" sulla pelle di un bambino di undici anni per vedere "se si trova bene".
La risposta della madre, la signora Staglianò, è una lezione di dignità che gela la stanza: la fase di sperimentazione è superata da anni, il bambino con quella cooperativa ci ha già lavorato senza ottenere alcun risultato soddisfacente, mentre i progressi strutturali (certificati dal Policlinico di Messina) portano solo la firma della dott.ssa privata.
Davanti al muro dell'azienda, che si ostina a blindare l'appalto con il Terzo Settore fino alla scadenza del 7 aprile 2026, i genitori compiono un atto politico e giuridico clamoroso: si avvalgono della Legge n. 219/2017 sul consenso informato e firmano esclusivamente la parte sociale del Progetto di Vita.
La parte sanitaria non viene sottoscritta per non arrecare nocumento al minore, lasciando agli atti l'esplicita inadempienza dell'Asp. Un'azienda sanitaria che, per bocca della stessa Vavalà, cede parzialmente solo sulla retroattività monetaria, ammettendo che si possa procedere al pagamento delle fatture insolute della dott.ssa non retribuita, ma unicamente per il periodo pregresso da gennaio a giugno 2025.
Come a dire: sappiamo che la terapia funziona e che vi spetta, ma lo Stato vi copre solo a giorni alterni.
Maggio 2026: La situazione clinica del bambino precipita sotto i colpi dello stress burocratico
Una drammatica relazione del Policlinico di Messina datata maggio 2026 certifica la comparsa di "tic motori multipli" aggravati da "atti respiratori forzati" sia a scuola che a casa, tanto da costringere i medici a un ricovero d'urgenza al Pronto Soccorso di Vibo Valentia e alla diagnosi sovrapposta di Sindrome di Tourette.
Nonostante la tempesta neurologica, i medici di Messina ribadiscono tassativamente: "prosecuzione del trattamento riabilitativo Aba per 6 ore settimanali con gli stessi obiettivi". Ma l'Asp continua a fare melina.
Due pesi e due misure: anche qui il Comune funziona e l'Asp latita
In questo deserto di diritti, i documenti offrono un paradosso tutto italiano, fatto di contrasti netti. C’è una parte significativa delle dichiarazioni della signora Vittoria Staglianò, verbalizzata ufficialmente proprio durante l'Uvm del dicembre 2025, che squarcia il velo sulla narrazione del "qui non funziona niente".
Il "trucco" del ricatto e il gioco delle poltrone
Il fulcro dello scandalo emerge chiaramente dalle dichiarazioni messe a verbale dall'Asp durante l'Uvm. La neuropsichiatria infantile di Pizzo Calabro, su cui gravita la gestione del caso e le cui responsabilità chiamano in causa la dottoressa Passante (perché Direttore del Distretto Sanitario Unico), recita lo spartito del burocrate senza cuore.
Durante la seduta, la dott.ssa Passante ammette, di nuovo e ancora candidamente, che la continuità terapeutica con lo specialista privato "non è autorizzabile" perché l'azienda deve inserire il minore nei "progetti autismo" delle strutture private accreditate.
Pretende quindi lo stravolgimento clinico paventato da Messina, diversamente l'Asp non sborsa un centesimo.
E a nulla valgono le proteste del presidente di "Io Autentico", dott. Enrico Mignolo.
L'Asp di Vibo pretende di mandare un bambino in strutture non idonee pur di svuotare le liste d'attesa e risparmiare sulle spalle dei privati.
Commissari all'oscuro e dirigenti sotto accusa
Il quadro si fa grottesco quando si analizza il comportamento della catena di comando.
Vittoria Staglianò ha dovuto incontrare i commissari straordinari dell'Asp alla presenza della dott.ssa Vavalà. Risultato? I commissari sono caduti dal pero: non sapevano nulla dei disservizi cronici, né delle Pec ignorate dai loro uffici.
Non erano a conoscenza delle certificazioni di Messina, non sapevano dei disservizi, non sapevano del blocco dei rimborsi. La neuropsichiatria di Pizzo conosce la situazione di Lorenzo solo perché la madre invia ossessivamente delle Pec per aggiornare la diagnosi.
C'è chi, all'interno dell'Asp, si trincera dietro il silenzio o, peggio, reagisce con l'arroganza della poltrona. Si registrano persino velate minacce di querela nei confronti di chi osa sollevare il velo di Maya su questo sfacelo.
Ma la signora Staglianò non si ferma. Ha già portato l'Asp in Tribunale.
Nel frattempo, nel verbale dell’Uvm, la dott.ssa Vavalà (Direttore Amministrativo Dsu dell’Asp) scarica cinicamente il barile, dichiarando che le prestazioni fornite dalla terapista privata "non sono state autorizzate dall'Asp" e che gli uffici provvederanno a comunicare formale diniego.
Come a dire: il bambino peggiora? La terapista lavora gratis? Messina diffida? A noi non importa, la firma non ce la mettiamo.
Una terra senza diritti
Lorenzo è un bambino fortunato nella sua sfortuna: ha una madre molto combattiva che la notte studia i verbali per non farsi fregare e una terapista straordinaria che antepone la salute del suo piccolo paziente alle fatture non pagate dall'azienda sanitaria.
Ma tutti gli altri? Tutti i bambini autistici della provincia di Vibo Valentia le cui famiglie non hanno i mezzi economici per anticipare i rimborsi o la forza culturale per ingaggiare una guerra legale contro questo mostro burocratico? Quelli vengono abbandonati al loro destino.
L'Azienda Sanitaria di Vibo Valentia – dai vertici commissariali fino alla Direzione del Distretto con la dottoressa Passante e la dottoressa Vavalà – si comporta come un corpo estraneo al territorio: incassa fondi pubblici, calpesta i Lea, ignora i decreti dei medici specialistici, le sentenze e umilia le famiglie.
Se non è incapacità gestionale, somiglia maledettamente a un dolo politico.
La Procura della Repubblica e la Corte dei Conti farebbero bene a leggere i verbali di quell'Uvm e le diffide dei terapisti rimaste nei cassetti.
Nel frattempo, Vittoria, Simone e Lorenzo continuano la loro marcia. Da soli contro l'Asp, ma con la fiera certezza di avere la legge e la dignità dalla loro parte.