Case di Comunità, l’allarme dei pediatri calabresi: «Così si chiudono ambulatori e si impoverisce il territorio»
I pediatri di famiglia contestano la bozza di decreto sul riordino dell’assistenza territoriale e chiedono a Occhiuto un confronto: «Non è una riforma liberale»
La Federazione italiana medici pediatri (Fimp) Calabria boccia la bozza di decreto sul riordino dell’assistenza sanitaria territoriale e chiede al presidente della Regione Roberto Occhiuto un confronto trasparente sul futuro delle Case di Comunità. È quanto emerso nel corso del congresso Giornate Pediatriche Calabresi, svoltosi a Pizzo, che ha ospitato un dibattito sulla riforma che il Governo punta ad approvare nelle prossime settimane in vista dell’attivazione delle nuove strutture territoriali previste dal Pnrr.
Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, il presidente nazionale della Fimp Antonio D’Avino, collegato da remoto, il segretario regionale Nino Gurnari e i rappresentanti calabresi dell’associazione che riunisce la maggioranza dei pediatri di famiglia della regione.
Nel mirino dei pediatri le recenti dichiarazioni del presidente Occhiuto, favorevole alla riforma promossa dal ministro della Salute Orazio Schillaci e da alcuni governatori del Centro-Nord, definita dallo stesso governatore una misura «liberale» in grado di rispondere meglio ai bisogni dei cittadini.
Una posizione che la Fimp Calabria contesta apertamente, sostenendo di avere già manifestato piena disponibilità a collaborare per rendere operative le Case di Comunità. Secondo i pediatri, però, il decreto in discussione rischierebbe di introdurre un modello fortemente centralizzato, con un maggiore controllo da parte di Regioni e aziende sanitarie sull’attività dei medici. Particolarmente criticata l’ipotesi di un progressivo passaggio alla dipendenza per medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Una prospettiva che, secondo la federazione, comprometterebbe il rapporto fiduciario tra famiglie e pediatra, trasformando l’assistenza territoriale in un servizio organizzato per turni, con il rischio che i bambini vengano visitati di volta in volta dal medico presente in struttura.
Perplessità anche sull’eventuale introduzione di sistemi retributivi legati agli obiettivi raggiunti, considerati dalla Fimp un possibile limite all’autonomia professionale e un ulteriore strumento di controllo amministrativo sulle prescrizioni e sull’attività clinica. Secondo i pediatri, «anche in questo non si vede niente di liberale, ma una semplice visione ragionieristica del sistema sanitario».
I pediatri calabresi ribadiscono invece la disponibilità a collaborare all’apertura delle Case di Comunità, purché queste garantiscano un reale potenziamento dei servizi, con diagnostica di primo livello, esami strumentali e visite specialistiche, e non rappresentino soltanto un adempimento formale per evitare la perdita dei fondi europei del Pnrr.
La Fimp chiede inoltre la rapida approvazione dell’Accordo integrativo regionale sottoscritto a dicembre con la Regione, necessario – viene spiegato – per attivare le Aggregazioni funzionali territoriali pediatriche indispensabili al funzionamento delle nuove strutture.
Secondo la federazione, allo stato attuale molte Case di Comunità saranno sostenute principalmente da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e continuità assistenziale, con il possibile sacrificio di alcuni ambulatori territoriali. Quanto all’assistenza pediatrica, viene evidenziato che solo nelle città e nei centri maggiori potrà essere garantita una copertura fino a 12 ore giornaliere, dalle 8 alle 20, mentre in altre aree il servizio sarà ridotto o assente per carenza di personale e bassa densità di popolazione pediatrica.
La Fimp, infine, avverte che sugli altri punti previsti dal decreto non accetterà «imposizioni governative», annunciando la disponibilità a iniziative di protesta se dovessero mancare confronto e concertazione con le categorie professionali coinvolte.