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24/04/2026 ore 12.27
Sanità

Decreto Schillaci, è scontro sulla riforma. I medici di famiglia: «Distrugge la professione». Occhiuto: «È necessaria»

Il testo a riformare la sanità territoriale: i dottori potranno diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale su base volontaria e lavorare nelle Case di Comunità. Dura reazione ella Fimmg. Favorevole invece il presidente della Calabria

di Redazione Attualità

Il decreto Schillaci accelera sulla riforma della sanità territoriale e punta a rivoluzionare il ruolo dei medici di famiglia in Italia. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha presentato in Conferenza delle Regioni una bozza del provvedimento che potrebbe arrivare già entro maggio, con l’obiettivo dichiarato di rendere il sistema sanitario «più efficiente e vicino ai cittadini».

Medici di base al centro delle Case di Comunità

Il cuore del decreto riguarda proprio i medici di medicina generale. La riforma li trasforma in una componente stabile delle nuove strutture territoriali, le Case di Comunità, che stanno nascendo in tutta Italia grazie ai fondi del Pnrr. Qui, i medici di famiglia diventerebbero il motore dell’assistenza di prossimità, lavorando in team con altri professionisti sanitari.

Da convenzionati a dipendenti (ma su base volontaria)

La novità più rilevante è la possibilità, per i medici oggi convenzionati con le ASL, di diventare dipendenti pubblici del Servizio sanitario nazionale. Si tratta però di una scelta volontaria: il decreto non impone alcun obbligo ma introduce un sistema misto.

Il decreto Schillaci mira a rafforzare l’assistenza territoriale, ridurre la pressione sugli ospedali e garantire cure più accessibili, soprattutto nelle aree interne e per le fasce più fragili della popolazione.

Se approvato nei tempi previsti, il provvedimento potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più significativi per la sanità italiana degli ultimi anni, ridefinendo il ruolo dei medici di famiglia e il rapporto tra cittadini e sistema sanitario.

Quando entra in vigore

Il governo punta a varare il decreto entro maggio. I prossimi passaggi saranno decisivi per capire tempi e modalità di attuazione di una riforma che potrebbe incidere concretamente sulla vita di milioni di italiani.

Decreto Schillaci, il nodo della remunerazione

Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili.

In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiuegano dal minitero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più 'blasonate'.


Medici di base: «La riforma distrugge la professione»

Dura reazione dei medici di medicina generale alla bozza di riforma della professione elaborata dal ministro della Salute. Un provvedimento «che distruggerà il medico di famiglia, mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti», afferma in una nota la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), che chiede l'intervento della presidente del Consiglio.

«È inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale», sostiene la Fimmg, che contesta almeno due «contraddizioni tecniche» contenute nello schema circolato nelle ultime ore. La prima è che «il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili»: pertanto «l'intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata».

La seconda riguarda i medici giovani ed esporrebbe al rischio di «un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili». Infatti, spiega il sindacato, «in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità».

Il risultato, secondo Fimmg, sarebbe una «grave carenza che produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali».

Occhiuto: «Necessario un intervento coraggioso»

«Il tema dell'assistenza sanitaria territoriale è oggi decisivo per evitare il sovraffollamento degli ospedali e dei pronto soccorso. È sotto gli occhi di tutti che il sistema, allo stato attuale, non funzioni come dovrebbe: si tratta di una criticità evidente, sulla quale è necessaria una riforma coraggiosa. Un intervento ormai indifferibile, anche perché nei prossimi mesi dovremo 'popolare' i presidi di assistenza territoriale finanziati con il Pnrr con personale sanitario, per filtrare ricoveri inappropriati sulla rete ospedaliera». Lo dice il presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, interpellato telefonicamente dall'Ansa in merito alla riforma dei medici di medicina generale presentata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.

«In questo scenario - prosegue - i medici di medicina generale rivestono un ruolo centrale e strategico. È proprio per questo che guardo con favore alla riforma promossa dal ministro Schillaci, che rappresenta un buon punto di partenza e che giudico positivamente per l'impostazione che la ispira. La riforma introduce, infatti, un elemento di grande innovazione: la possibilità, su base volontaria, per i medici di medicina generale di diventare dipendenti del servizio sanitario regionale. Una scelta che, oltre a rafforzare l'organizzazione dell'assistenza territoriale, offre un'opportunità concreta soprattutto ai giovani medici, consentendo loro di avviare più rapidamente il proprio percorso professionale senza dover sostenere costi iniziali particolarmente gravosi, come l'apertura di uno studio medico».

«Si tratta - afferma Occhiuto - di una riforma essenziale, costruita, a mio avviso, con una chiara impronta liberale. Perché non c'è nulla di più liberale che permettere ai professionisti di scegliere liberamente il proprio percorso. E non c'è nulla di più liberale che costruire riforme pensando più ai reali bisogni dei cittadini che agli interessi delle corporazioni. Le rappresentanze di categoria, in questo caso gli ordini dei medici, vanno certamente ascoltate, ma la bussola delle decisioni deve rimanere sempre una sola: il bene dei cittadini e della comunità. Si potrebbe mai costruire una riforma del trasporto pubblico non di linea ascoltando esclusivamente chi guida i taxi e non chi i taxi li utilizza quotidianamente? Ovviamente no. L'obiettivo politico più ambizioso dei prossimi anni deve essere quello di rafforzare l'assistenza sanitaria territoriale, migliorando i servizi e garantendo risposte più efficaci e tempestive ai cittadini».

«I medici di medicina generale - conclude Occhiuto - dovranno essere sempre più protagonisti in questo delicato processo, per dare una prima assistenza ai pazienti e alleggerire così sempre più il ricorso ai presidi ospedalieri e ai pronto soccorso. Ogni sforzo che si muove in questa intelligente direzione è positivo per il Paese e per la sostenibilità del nostro sistema sanitario nazionale».