Decreto Schillaci, rivolta anche in Calabria: «Aumenterebbe la carenza dei medici di famiglia, ecco perché»
Anche i professionisti calabresi contro la riforma del ministro. La Fimmg di Catanzaro: «Presenta dei limiti evidenti e delle condizioni irricevibili, penalizza noi e milioni di cittadini»
Sulle barricate anche i medici calabresi per il decreto Schillaci, la riforma della medicina generale presentata dal ministro della Salute. Anche per la Federazione medici di Catanzaro infatti «penalizza cittadini e medici di famiglia».
Per il segretario generale di Catanzaro Gennaro De Nardo «lo schema di decreto legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale, varato dal Governo, presenta dei limiti evidenti e delle condizioni irricevibili». E ne spiega le ragioni: «Innanzitutto, ogni riforma dovrebbe partire dall’ascolto del territorio e dalla concertazione con le sigle sindacali. In sintesi, dalla lettura delle specificità che i singoli territori presentano. Ma ciò non è avvenuto».
Con la riforma del Ministro Orazio Schillaci i medici di base diventeranno una componente stabile del modello organizzativo delle Case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, destinati alle Case di Comunità, la riforma prevede la possibilità di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Da questa impalcatura della riforma nascono le puntualizzazioni e le preoccupazioni della Fimmg Catanzaro.
«Se la riforma dovesse passare – afferma De Nardo – il rischio sarebbe altissimo: i medici di famiglia potrebbero abbandonare la professione, aggravando ulteriormente la carenza di presidi sul territorio. Fattore, quest’ultimo, destabilizzante, specie per una regione come la Calabria che presenta aree interne isolate a causa dell’atavica carenza nei trasporti. Senza dimenticare che con le Case di Comunità i tempi di risposta potrebbero essere più lunghi, a causa dell’aumento dell’impegno orario, e acuirsi le disuguaglianze sociali».
«Allo stato attuale – prosegue il segretario generale della Fimmg Catanzaro - ogni cittadino ha la possibilità di scegliere il suo medico di famiglia. Con la riforma, invece, i cittadini, di volta in volta, si dovranno rivolgere ad un medico di turno facendo venire meno quel rapporto fiduciario, tra professionista e utente, che ha segnato, fino ad oggi, la storia della medicina territoriale. Un rapporto fiduciario che include non solo la cura del paziente, ma anche aspetti rilevanti dal punto di vista umano e sociale. La conseguenza di tale miope strategia sarà l’indebolimento delle cure primarie e del sistema sanitario nazionale che oggi si regge sulla facile accessibilità degli studi medici. Sarebbero penalizzati, soprattutto, gli anziani e i soggetti fragili».
«La sanità e per tutti: occorre tutelare la qualità dell’assistenza sanitaria e fare avvicinare i giovani alla medicina territoriale. Ma la strada intrapresa non è quella giusta. Pertanto – conclude De Nardo – l’appello è rivolto a tutte le forze politiche locali, di qualunque schieramento, affinché sollecitino il governo a rimodulare una riforma che, allo stato dell’arte, indebolisce drasticamente la figura del medico di famiglia e penalizza milioni di cittadini».