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29/06/2026 ore 22.26
Sanità

Disturbi alimentari, per guarire bisogna lasciare il Sud: il viaggio della speranza di una maturanda calabrese e le cure che qui mancano

La giovanissima rientrerà a casa per completare l’Esame di Stato, poi ripartirà alla volta del Piemonte dove è ricoverata in una struttura apposita per Dca. In Calabria qualcosa si muove ma manca ancora una rete multidisciplinare e servizi dedicati

di Franco Gemoli

Curarsi lontano da casa per poter tornare, almeno per qualche giorno, a costruire il proprio futuro. Dietro il viaggio di una giovane studentessa calabrese che, dal 30 giugno al 3 luglio, rientrerà nella propria regione per sostenere l’esame di maturità si riflette una delle questioni più complesse e meno raccontate della sanità italiana: quella dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, patologie in costante crescita tra adolescenti e giovani che, soprattutto nel Mezzogiorno, continuano a confrontarsi con una rete assistenziale ancora incompleta e con la necessità, per molte famiglie, di affrontare lunghi percorsi di migrazione sanitaria per accedere a cure altamente specialistiche.

La giovane è ricoverata presso Villa Giulietta, struttura convenzionata con il Servizio sanitario nazionale a Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo, centro divenuto negli anni un punto di riferimento nazionale nella presa in carico dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Il rientro in Calabria sarà possibile grazie all’accompagnamento dell’équipe sanitaria che la segue quotidianamente e alla collaborazione costruita tra Villa Giulietta, l’Ufficio scolastico regionale della Calabria, attraverso il funzionario Giulio Benincasa, la dirigente scolastica Marina Del Sordo, alla guida dell’Istituto Comprensivo “Roberta Lanzino” di Cosenza III, scuola polo regionale per la Scuola in Ospedale, e il Liceo Classico “Michele Morelli”, diretto da Raffaele Suppa, che hanno consentito alla studentessa di proseguire il proprio percorso scolastico anche durante il ricovero, dimostrando come il diritto alla salute e quello allo studio possano convivere quando istituzioni diverse riescono a lavorare nella stessa direzione.

L’episodio, tuttavia, assume un significato che va ben oltre la vicenda personale della giovane maturanda. Oggi sono tre le ragazze calabresi ricoverate nella stessa struttura piemontese, accomunate dalla necessità di lasciare la propria terra per ricevere cure che, allo stato attuale, non trovano ancora in Calabria un’offerta residenziale altamente specializzata con caratteristiche analoghe. Una mobilità sanitaria silenziosa, composta soprattutto da adolescenti e dalle loro famiglie, che raramente conquista le cronache nazionali ma che rappresenta una delle conseguenze più evidenti delle profonde differenze ancora esistenti nell’organizzazione dell’assistenza sanitaria tra le diverse aree del Paese.

Le dimensioni del fenomeno spiegano perché il tema sia ormai considerato una priorità di salute pubblica. In Italia oltre tre milioni di persone convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione; l’età di insorgenza continua ad abbassarsi fino a coinvolgere bambini di otto o nove anni, mentre le richieste di presa in carico risultano in costante aumento e una quota sempre più rilevante dei nuovi casi riguarda adolescenti e giovani adulti. Anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata costituiscono oggi una delle principali emergenze della salute mentale in età evolutiva e richiedono percorsi terapeutici multidisciplinari nei quali competenze mediche, psicologiche, nutrizionali ed educative operino in maniera integrata.

Anche la Regione Calabria ha preso formalmente atto della gravità della situazione. Con il Decreto del Commissario ad Acta n. 2 del 15 gennaio 2025 è stato approvato il Piano regionale per il contrasto dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, finanziato attraverso il Fondo nazionale e finalizzato alla costruzione di una rete assistenziale regionale. Successivamente, nel maggio dello stesso anno, è stata presentata una proposta di legge che definisce il fenomeno «particolarmente preoccupante», riconosce la carenza di servizi dedicati e individua nella realizzazione di una rete multidisciplinare il principale obiettivo strategico per garantire prevenzione, diagnosi precoce, presa in carico e continuità assistenziale. La proposta risulta tuttora all’esame del Consiglio regionale, mentre il Piano operativo ha già avviato il percorso di riorganizzazione dei servizi.

Il percorso intrapreso dalla Regione rappresenta un passaggio importante, ma evidenzia anche il punto di partenza. In assenza di strutture residenziali dedicate esclusivamente ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, il percorso assistenziale dei pazienti maggiorenni può ricondursi ai servizi della salute mentale, mentre il Piano regionale punta proprio a rafforzare percorsi multidisciplinari specifici, capaci di garantire continuità assistenziale, presa in carico dedicata e integrazione tra competenze mediche, psicologiche e nutrizionali. Parallelamente le Aziende sanitarie stanno attivando équipe dedicate e servizi territoriali, anche se non risultano ancora pubblicati dati epidemiologici regionali in grado di quantificare con precisione quanti siano i pazienti calabresi presi in carico, quanti siano i minori coinvolti e quanti, ogni anno, siano costretti a trasferirsi fuori regione per un ricovero residenziale.

È proprio in questo contesto che il modello sviluppato da Villa Giulietta assume un valore che travalica la singola esperienza clinica. La struttura ha costruito negli anni una filosofia terapeutica che mette al centro la persona prima ancora della malattia. I medici non indossano il camice, per abbattere la distanza tra professionista e paziente; ogni ragazzo può scegliere liberamente lo psicologo, il nutrizionista e lo psicoterapeuta con cui costruire il proprio percorso di cura, nella convinzione che la fiducia rappresenti uno degli strumenti terapeutici più efficaci; gli ambienti richiamano il calore di una casa piuttosto che quello di un reparto ospedaliero, perché anoressia, bulimia e disturbi della nutrizione non compromettono soltanto il corpo, ma colpiscono l’identità, le relazioni, l’autostima e la capacità di immaginare il proprio futuro.

«Accompagnare una nostra paziente a sostenere l’esame di maturità significa prenderci cura della persona nella sua interezza», sottolinea la direttrice sanitaria Angela Spalatro. «La terapia non riguarda soltanto il recupero clinico, ma anche la possibilità di continuare a vivere il proprio percorso di crescita, mantenendo vivi i propri obiettivi e il proprio futuro». Una visione condivisa da Tullio Marini, ideatore del modello sviluppato insieme alla professoressa Laura Dalla Ragione, direttrice scientifica per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione del Ministero della Salute, secondo cui la collaborazione tra sanità e scuola dimostra come sia possibile costruire reti capaci di garantire contemporaneamente il diritto alla salute e quello all’istruzione.

La storia della giovane maturanda calabrese non rappresenta dunque soltanto il racconto di un esame di Stato affrontato con coraggio. Diventa la rappresentazione concreta di una sanità che cambia, ma anche di una sfida ancora aperta. Da una parte una Regione che ha finalmente riconosciuto la necessità di costruire una rete dedicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione; dall’altra famiglie che, nell’attesa che quel percorso produca tutti i suoi effetti, continuano a percorrere centinaia di chilometri per trovare strutture capaci di offrire un’assistenza altamente specializzata.

La misura del successo delle politiche sanitarie non sarà affidata soltanto ai nuovi piani regionali o alle future leggi. Passerà soprattutto dalla capacità di fare in modo che, un domani, nessun ragazzo calabrese debba più lasciare la propria terra per ricevere cure adeguate e che il diritto alla salute possa essere garantito con la stessa qualità, la stessa competenza e la stessa dignità in ogni parte d’Italia.