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24/06/2026 ore 06.15
Sanità

Domiciliati in altre regioni ma residenti in Calabria, le cure mediche della mobilità apparente ammontano a 326 milioni

La Fondazione Gimbe conferma la «notevole incidenza negativa» sugli effetti economici della mobilità passiva. La Cittadella commissiona uno studio 

di Luana Costa

C’è una forte incidenza di mobilità apparente nel fenomeno che ogni anno drena ingenti risorse dal bilancio regionale. Lo scorso anno dal fondo sanitario sono evaporati 326 milioni di euro, pari al costo sostenuto dalla Calabria per consentire ai suoi pazienti di curarsi in altre regioni d’Italia. Una scelta legittima, se i casi si limitassero ad interventi ad alta complessità o a patologie trattate solo in centri altamente specializzati.

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Così non è. E a ben vedere il fenomeno non è neppure interamente da inquadrare come una “fuga” di pazienti dal sud al nord per ricevere adeguate cure mediche. È quanto emerso dallo studio affidato dalla Cittadella alla Fondazione Gimbe, che ha scandagliato a fondo le cause dell’elevata mobilità passiva. Secondo l’istituto, intanto, il fenomeno subisce «una notevole incidenza negativa» derivante dalla cosiddetta «mobilità apparente, sia in termini di erogazione delle prestazioni sanitarie che economiche».

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Insomma, larga parte delle somme che la Calabria paga ad altre regioni d’Italia è per prestazioni erogate verso pazienti domiciliati altrove ma che in Calabria mantengono la residenza. Nel campionario possono annoverarsi quindi studenti universitari, lavoratori fuori sede, familiari che raggiungono i figli impiegati in altre regioni d’Italia.

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È nota – e altissima – la quota di giovani, ma anche meno giovani, che ha lasciato la Calabria negli ultimi anni per lavorare in altre regioni, territori in cui vivono e dove chiaramente si curano. È questa larga fetta di popolazione – non più calabrese (perché nei fatti vive altrove) ma ancora calabrese (perché mantiene la residenza) – che adesso la Cittadella intende scandagliare per abbattere la mobilità passiva.

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Quella apparente in particolare, è uno degli aspetti che la Regione punta a scalfire per ottenere una immediata inversione di tendenza. Nell’ambito dello studio già affidato, il dipartimento Salute ha disposto una modifica commissionando alla fondazione una indagine supplementare «con particolare «per classi di età», riferiti proprio alla mobilità apparente.

Un ulteriore studio dovrà essere realizzato sui «fabbisogni sanitari della Regione Calabria, volto a ridurre i tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie». In entrambi i casi, l’obiettivo è unico: alleggerire gli effetti economici della mobilità passiva – che in Calabria pesa per l’8% del fondo sanitario - anche attraverso una riprogrammazione dell’offerta sanitaria.

La riprogrammazione dovrà essere «parametrata ai bisogni di salute espressi dalle singole aree territoriali». Bisognerà focalizzare «altresì l’attenzione sulle specifiche carenze dell’offerta e sui bisogni della popolazione non soddisfatti, anche con riferimento alla necessaria riduzione delle liste di attesa».