Emergenza tumori nella Sibaritide, a Cassano all’Ionio medici di Milano a confronto con i cittadini
L’associazione Prevenzione Territorio e Salute punta a una rete con i medici di base per aumentare l’adesione agli screening, ancora bassa in un’area segnata da criticità ambientali
Il centro polifunzionale “Grotte di Sant’Angelo” di Cassano all’Ionio ha ospitato venerdì 9 ottobre la prima parte di “Emergenza tumori nella Sibaritide. L’evoluzione epidemiologica e l’azione del territorio”, il percorso dedicato alla crescita delle neoplasie nell’area e al diritto dei cittadini di curarsi senza allontanarsi da casa. La serata, aperta alla cittadinanza, ai comitati civici e alle associazioni di volontariato, aveva come tema “Il caso Cassano all’Ionio tra criticità ambientali e risposte assistenziali”.
A organizzarla è stata l’Associazione Prevenzione Territorio e Salute Alto Ionio Sibaritide Pollino, insieme alle amministrazioni comunali e alle associazioni del territorio. Dopo i saluti del sindaco Gianpaolo Iacobini, i lavori sono stati introdotti dal presidente dell’associazione, Pasquale Brunacci, nato a Trebisacce e per circa 44 anni in servizio all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. L’idea dei convegni, ha raccontato, è nata dalle richieste che gli arrivavano da chi vive in zona: «Tanta gente delle nostre parti mi chiedeva aiuto, aveva bisogno di andare da qualcuno che potesse risolvere i problemi, perché qui c’è effettivamente una situazione abbastanza difficile. Da lì è partito il messaggio di fare dei convegni per parlare di prevenzione, di screening, del territorio e della salute, cercando di creare una rete con i medici di base». Proprio i medici di famiglia sono stati coinvolti nella serata attraverso un tavolo tecnico con i colleghi di medicina generale della Sibaritide. Gli specialisti arrivati da Milano, ha spiegato Brunacci, intendono lavorare al loro fianco: «Non vogliono assolutamente creare un problema con i medici del posto, che lavorano tanto e si occupano della situazione, ma che avrebbero bisogno di supporto. Chi meglio dei professionisti con cui ho lavorato, e che conosco uno per uno, può dare una mano? Ecco, questo è l’obiettivo che vogliamo raggiungere».
Tra loro c’era Maria Di Bartolomeo, oncologa medica, rimasta all’Istituto Nazionale dei Tumori fino a due anni fa e già responsabile della struttura semplice di Oncologia gastrointestinale. Anche lei è partita dal collegamento tra il territorio e le strutture in grado di organizzare la prevenzione: «La prevenzione è fondamentale in questo posto, maggiormente perché ci sono documentazioni che indicano un certo livello di inquinamento. In questi casi il miglioramento della prevenzione e la diagnosi precoce migliorano sicuramente le aspettative di vita dei pazienti». Ai medici di base, secondo l’oncologa, spetta il compito di far sapere ai pazienti che esistono già programmi di screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon. I dati raccolti finora indicano una partecipazione bassa: «Quello che è stato visto e riportato nelle casistiche è una ridotta adesione a questi programmi di prevenzione. Dobbiamo stimolare la popolazione e far sapere che aderire agli screening è la cosa principale da fare».
Nella parte successiva del suo intervento Di Bartolomeo è passata dalla prevenzione alle terapie: «La ricerca sta facendo passi da gigante, soprattutto nel trattamento dei tumori — ha detto l’oncologa — e se facciamo il confronto con gli ultimi dieci anni la mortalità si sta riducendo. L’obiettivo è arrivare alla diagnosi precoce, così da portare il paziente a iniziare la cura il prima possibile». Con le terapie è cambiato anche il modo in cui il malato viene seguito: «Una volta il paziente oncologico passava prima dal chirurgo, poi dall’oncologo e infine dai terapisti di supporto. Adesso incontra contemporaneamente il chirurgo, l’oncologo e il terapista del dolore, che lavorano insieme. La multidisciplinarietà è uno dei grandi progressi della ricerca oncologica, insieme alla personalizzazione delle terapie, resa possibile dalla conoscenza dei profili biologici della neoplasia. Multidisciplinarietà e studio del profilo molecolare sono oggi i due grandi passi avanti».