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28/07/2026 ore 07.00
Sanità

Il 118 in Calabria non muore per mancanza di risorse, ma per il fallimento della politica

La regione non può più permettersi un sistema di emergenza ostaggio dell’immobilismo: è il momento di sostituire la logica del consenso con quella della competenza

di Domenico Oliva

Il 118 in Calabria è in affanno. Ormai non è più un'emergenza temporanea, ma una crisi strutturale che dura da diversi lustri. Una crisi annunciata, prevedibile e, soprattutto, evitabile. Continuare a parlare di fatalità o di carenza di risorse significa nascondere la realtà.

La verità è un'altra: il sistema dell'emergenza-urgenza è stato progressivamente indebolito da anni di assenza di una reale volontà politica, da una gestione incapace di programmare e da una classe dirigente che, troppo spesso, ha preferito conservare equilibri consolidati invece di riformare un servizio essenziale per la vita dei cittadini.

Il paradosso è evidente. Contrariamente a quanto si ripete da anni, le risorse economiche e le professionalità non mancano. Esistono medici, infermieri, autisti soccorritori, tecnici e manager in grado di costruire un sistema moderno ed efficiente. Esistono anche le tecnologie e gli strumenti organizzativi per far funzionare il 118 secondo criteri di efficacia e sostenibilità. Ciò che manca è la capacità – e troppo spesso la volontà – di utilizzarli nel modo corretto.

A frenare ogni tentativo di cambiamento sono logiche clientelari, burocrazie autoreferenziali, nomine non sempre ispirate al merito e una cultura amministrativa che considera l'innovazione un pericolo anziché un'opportunità. È un meccanismo che produce immobilismo, sprechi e disservizi, mentre cittadini e operatori continuano a pagare il prezzo di scelte sbagliate.

Eppure la strada da seguire è nota. Occorre ripensare completamente la rete dell'emergenza territoriale, redistribuire uomini e mezzi sulla base dei reali bisogni della popolazione, valorizzare le competenze esistenti e affidare la governance del sistema a professionisti con esperienza sul campo e capacità manageriali. Non servono rivoluzioni impossibili, ma decisioni competenti e coraggiose.

Un'organizzazione moderna del 118 consentirebbe non solo di garantire interventi più rapidi e una copertura realmente capillare del territorio, ma anche di eliminare sprechi milionari che oggi gravano sulle casse della sanità pubblica senza produrre servizi migliori.

Il tempo degli alibi è finito. La politica ha il dovere di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di lasciare spazio alle competenze. Perché quando il 118 non funziona non si perde soltanto efficienza: si mette a rischio il diritto costituzionale alla salute e, troppo spesso, la vita delle persone.

La Calabria non può più permettersi un sistema di emergenza ostaggio dell'immobilismo. È il momento di sostituire la logica del consenso con quella della competenza. Solo allora il 118 potrà diventare ciò che dovrebbe essere: un servizio pubblico efficiente, moderno e realmente al servizio dei cittadini da prendere ad esempio per altre realtà regionali.