Il 118 in Calabria non muore per mancanza di risorse, ma per il fallimento della politica
La regione non può più permettersi un sistema di emergenza ostaggio dell’immobilismo: è il momento di sostituire la logica del consenso con quella della competenza
Il 118 in Calabria è in affanno. Ormai non è più un'emergenza temporanea, ma una crisi strutturale che dura da diversi lustri. Una crisi annunciata, prevedibile e, soprattutto, evitabile. Continuare a parlare di fatalità o di carenza di risorse significa nascondere la realtà.
La verità è un'altra: il sistema dell'emergenza-urgenza è stato progressivamente indebolito da anni di assenza di una reale volontà politica, da una gestione incapace di programmare e da una classe dirigente che, troppo spesso, ha preferito conservare equilibri consolidati invece di riformare un servizio essenziale per la vita dei cittadini.
Il paradosso è evidente. Contrariamente a quanto si ripete da anni, le risorse economiche e le professionalità non mancano. Esistono medici, infermieri, autisti soccorritori, tecnici e manager in grado di costruire un sistema moderno ed efficiente. Esistono anche le tecnologie e gli strumenti organizzativi per far funzionare il 118 secondo criteri di efficacia e sostenibilità. Ciò che manca è la capacità – e troppo spesso la volontà – di utilizzarli nel modo corretto.
A frenare ogni tentativo di cambiamento sono logiche clientelari, burocrazie autoreferenziali, nomine non sempre ispirate al merito e una cultura amministrativa che considera l'innovazione un pericolo anziché un'opportunità. È un meccanismo che produce immobilismo, sprechi e disservizi, mentre cittadini e operatori continuano a pagare il prezzo di scelte sbagliate.
Eppure la strada da seguire è nota. Occorre ripensare completamente la rete dell'emergenza territoriale, redistribuire uomini e mezzi sulla base dei reali bisogni della popolazione, valorizzare le competenze esistenti e affidare la governance del sistema a professionisti con esperienza sul campo e capacità manageriali. Non servono rivoluzioni impossibili, ma decisioni competenti e coraggiose.
Un'organizzazione moderna del 118 consentirebbe non solo di garantire interventi più rapidi e una copertura realmente capillare del territorio, ma anche di eliminare sprechi milionari che oggi gravano sulle casse della sanità pubblica senza produrre servizi migliori.
Il tempo degli alibi è finito. La politica ha il dovere di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di lasciare spazio alle competenze. Perché quando il 118 non funziona non si perde soltanto efficienza: si mette a rischio il diritto costituzionale alla salute e, troppo spesso, la vita delle persone.
La Calabria non può più permettersi un sistema di emergenza ostaggio dell'immobilismo. È il momento di sostituire la logica del consenso con quella della competenza. Solo allora il 118 potrà diventare ciò che dovrebbe essere: un servizio pubblico efficiente, moderno e realmente al servizio dei cittadini da prendere ad esempio per altre realtà regionali.