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03/08/2026 ore 06.15
Sanità

Il brevetto calabrese che rivoluziona la diagnosi delle malattie cardiovascolari: «Vedere che funzionava è stata un’emozione grandissima»

VIDEO | La docente Unical Sandra Costanzo e il primario dell’ospedale di Cosenza Antonio Curcio raccontano la ricerca che ha portato alla messa a punto di una nuova tecnologia a microonde che consente di rilevare e monitorare patologie del cuore e del sangue in maniera non invasiva

di Mariassunta Veneziano

I campioni biologici, chiusi nelle provette, arrivano dall’ospedale di Cosenza poco dopo mezzogiorno. La professoressa Sandra Costanzo si precipita giù per le scale per andare ad accoglierli, dopo averli attesi tutta la mattina. È una scena che, meglio di mille parole, racconta il volto umano della scienza.

Ma le parole, quelle, ci sono pure a spiegare cosa succede, tra le mura di un laboratorio, quando tra le proprie mani prende forma qualcosa a cui nessuno aveva dato forma prima d’ora. Un dispositivo che permette di diagnosticare e monitorare patologie cardiovascolari in maniera non invasiva: niente prelievi ematici, solo microonde. «Una tecnologia che in tempo reale permette di identificare e quindi al medico di intervenire prontamente con la terapia più adeguata», spiega la professoressa Costanzo, docente di Campi elettromagnetici all’Unical e responsabile del laboratorio Ermias (ElectRomagnetics, MIcrowaves and Antennas for Sensing and diagnostics).

Nei giorni scorsi il deposito del brevetto nazionale, ma si guarda già oltre, a un brevetto internazionale per il quale sono già stati mossi i primi passi e che potrebbe arrivare entro la fine dell’anno.

Rilevare le malattie del cuore e del sangue senza prelievi ma con le microonde: il brevetto Unical che rivoluziona la diagnostica

Ed eccole le parole. «L'emozione è stata fortissima, ma non tanto nella ricezione della risposta positiva alla richiesta di deposito del brevetto, quanto alla vista del risultato, cioè quando ci siamo accorti che il metodo effettivamente funzionava. Ecco, lì veramente la gioia è stata immensa».

A quelle della professoressa Costanzo si affiancano le parole del professor Antonio Curcio. Primario della Cardiologia dell’ospedale Annunziata di Cosenza e direttore della Scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato cardiovascolare. È lui l’altro pilastro della ricerca. «È un'emozione grandissima perché consente di vedere davanti agli occhi la cura per l'ammalato che stai visitando e consente di rivedere con un po' di tristezza quelli che sono passati negli ultimi anni, che non avevano una diagnosi accurata. Ma dà sicuramente un'iniezione di fiducia per quelli che arriveranno d'ora in avanti».

Un’emozione grandissima che affiora tra le crepe che si aprono nella voce anche di chi è abituato a parlare dei propri successi scientifici. E che lega due campi che sempre più spesso camminano uno al fianco dell’altro. L’ingegneria e la medicina.

Una collaborazione definita «fondamentale» per lo sviluppo di nuovi percorsi, in termini sia di diagnosi sia di terapia. «Si possono sviluppare intere piattaforme che vanno al di là della semplice robotica di cui già si parla all'ospedale Annunziata di Cosenza – evidenzia Curcio –. Piattaforme che possono consentire di catalogare il paziente sulla base della patologia e quindi indirizzare le terapie, anche nuove terapie che possono nascere da collaborazioni come questa».

«Un risultato del genere non può che ottenersi dal lavoro sinergico delle due competenze – rimarca Costanzo –. Né l'ingegneria né la clinica da sole possono realizzare simili risultati».

Il brevetto nasce dall’incontro avvenuto poco più di un anno fa tra i due professori. «Tutto è partito dalla curiosità che lui ha avuto nell'osservare i sensori a microonde realizzati all'interno del mio laboratorio – racconta Costanzo –. Da qui l’idea di un utilizzo per questo tipo di monitoraggio, su cui abbiamo investigato scientificamente. Nell’arco di un anno siamo pervenuti a un protocollo di test fatto direttamente sui pazienti dell'Annunziata di Cosenza e pian piano si è sviluppato anche il protocollo di implementazione dell'algoritmo che ricostruisce e poi identifica queste patologie».

«Una patologia acuta vascolare o cardiaca sarà differenziata – sottolinea Curcio – perché riusciremo a individuare prontamente quali sono i pazienti con compromissione acuta cardiaca rispetto ai pazienti che hanno invece una patologia del sangue circolante».

Una diagnosi più precoce che permetterà non solo di intervenire prima, sottolinea il primario, ma soprattutto di orientare le risorse economiche e umane nella gestione del paziente: «Un ammalato che è cardiologico sarà nella Terapia intensiva cardiologica, un ammalato che invece magari ha una sepsi sarà gestito dalla Terapia intensiva rianimatoria».

Ora, la tecnologia aspetta di uscire dai laboratori ed entrare negli ospedali. «Speriamo di vedere concretamente realizzata la nostra idea in breve tempo, già sarebbe possibile con un prototipo laboratoriale – chiarisce Costanzo – testare direttamente in ospedale. Adesso i test vengono effettuati nel laboratorio di ricerca, ma auspichiamo tempi rapidissimi per questo tipo di applicazione».

«Bisognerà intanto creare un dispositivo che possa essere applicato a largo spettro in tutte le Terapie intensive cardiologiche del mondo – aggiunge Curcio – e questi passaggi prevedono il coinvolgimento di uffici per la gestione dei brevetti, per la gestione delle attrezzature. Quindi c'è una parte burocratica che deve interfacciarsi sia con il laboratorio di ricerca che con l'attività dell'ospedale».

C’è ancora un po’ di strada da percorrere, ma il cammino è già tracciato. E parte dalla Calabria. Dall’Unical. Dai corridoi di un laboratorio dove ogni porta che si apre svela un mondo misterioso e affascinante. Fatto di macchinari, materiali, intere stanze che raccontano la fatica della ricerca e la gioia del successo, quando meritatamente arriva. «Adesso l'Università della Calabria ha introdotto a livello nazionale, al momento, ma speriamo anche internazionale, la diagnostica a microonde per questo specifico tipo di applicazione – dice con orgoglio la professoressa Costanzo – quindi è un unicum che noi abbiamo realizzato all'interno del nostro ateneo».

Tra queste stanze, in cui la docente si muove come a casa, le tracce di trent’anni di studi, gli ultimi dieci passati, tra le altre cose, a preparare il terreno su cui poi è fiorito questo brevetto. Ma è un terreno su cui potrà fiorire molto altro quello delle microonde. «Dal punto di vista teorico la ricerca è a buon punto – afferma Costanzo –, non è invece a buon punto dal punto di vista della concreta applicazione. Ecco perché questa nostra ricerca è stata subito accolta positivamente e ha avuto l'esito positivo del brevetto. Ma abbiamo tutta una serie di campi applicativi, uno di questi di cui mi sono occupata è l’uso delle microonde per realizzare mammografie attraverso radiazioni non ionizzanti». Ne abbiamo già parlato, ricorda la professoressa. Sì. E speriamo di parlarne ancora.