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20/08/2026 ore 08.01
Sanità

Il miraggio della sanità calabrese tra giochi contabili, macerie territoriali e riforme a tavolino

Tra emergenze negli ospedali, carenza di personale e mobilità passiva, il sistema resta sospeso tra promesse e disservizi. A pagare il prezzo più alto sono cittadini e territori più fragili

di Domenico Oliva

La sanità in Calabria si misura su due piani che sembrano non incontrarsi mai: da una parte ci sono i numeri presentati nelle relazioni ufficiali, dall’altra ci sono i pronti soccorso presi d’assalto, con persone in attesa per giorni su una barella e liste d’attesa talmente lunghe da trasformare una semplice visita di controllo in una scommessa sulla fortuna. Da un lato la burocrazia rivendica pareggi di bilancio e quadrature contabili, dall’altro le Aziende Sanitarie provinciali continuano ad accumulare disavanzi e ad affondare sotto il peso di ritardi nei pagamenti e carenze di personale. Il vero dramma è che questa distanza non si colma, anzi si allarga ogni volta che qualcuno tenta di calare dall'alto l'ennesima soluzione geniale. Negli anni abbiamo visto sfilare piani di rientro, commissariamenti infiniti e riforme concepite a tavolino che sembrano scritte da chi non ha mai messo piede in un reparto o in un paese dell'entroterra. Si creano nuove strutture amministrative, si inventano sigle e aziende accentratrici, si riorganizzano le mappe sulla carta, ma nelle corsie la realtà resta immobile. L'ultimo esempio di questa logica astratta riguarda la rete dell'emergenza cardiologica e le nuove proposte per i servizi di emodinamica: progetti di riorganizzazione che ipotizzano di spostare, spezzettare o attivare punti di emodinamica senza considerare la copertura oraria H24, la disponibilità reale di cardiologi interventisti e le specificità geografiche del territorio. Aprire o spostare un'area di emodinamica sulla carta può sembrare una grande conquista politica, ma se poi manca il personale per garantire il turno di notte o se i tempi di percorrenza dalle zone montane restano proibitivi per un infarto in corso, si trasforma l'ennesima prestazione tempo-dipendente in una roulette russa per i pazienti. Il sospetto, sempre più forte, è che quello della sanità calabrese sia in realtà un problema che fondamentalmente non si vuole risolvere. Un sistema perennemente emergenziale fa comodo a troppi; garantisce nomine eccezionali, deroghe continue, flussi imponenti di risorse gestite al di fuori della normale programmazione e un bacino di consenso elettorale legato al bisogno primario della salute. Nel mezzo c'è un mosaico dalle tessere infinitamente complesse, dove devono incastrarsi equilibri politici, interessi della sanità privata, appetiti della criminalità organizzata e rendite di posizione burocratiche. Un reticolato di condizionamenti così fitto che far funzionare la sanità pubblica rischia di spezzare equilibri consolidati e scontentare troppi centri di potere. Così, mentre il mosaico degli interessi resta intatto, l'unica risposta concreta per i cittadini finisce per essere la fuga. Chi può permetterselo prende un treno o un aereo e va a curarsi altrove, alimentando una mobilità passiva che costa alla regione centinaia di milioni di euro ogni anno. Risorse pubbliche calabresi che vanno ad arricchire i sistemi sanitari di altre regioni, mentre a casa nostra si continua a discutere di tagli, accorpamenti e delibere di facciata. Uscire da questo circolo vizioso non richiede l'ennesimo super-consulente o una nuova sovrastruttura burocratica. Servirebbe prima di tutto la volontà politica e morale di smantellare quelle rendite di posizione, sbloccando le assunzioni per dare ossigeno a medici e infermieri stremati, facendo funzionare la medicina sul territorio per non far collassare gli ospedali e smettendola di trattare la salute dei cittadini come un semplice esercizio di bilancio o una merce di scambio. Finché le scelte verranno guidate dalla logica delle convenienze e non da quella dei bisogni reali, la sanità calabrese continuerà a rimanere un cantiere perennemente aperto sulle spalle dei pazienti.