«Il reparto di Rianimazione deve restare aperto»: Comitato annuncia mobilitazione con tende e sciopero della fame all'ospedale di Polistena
Paventata chiusura per mancanza rinnovo contratto ai liberi professionisti. Il gruppo a tutela della salute guidato da Marisa Valensise annuncia la mobilitazione: «Rimarremo a oltranza». Il sindaco Tripodi: «Senza personale la sanità della Piana non ha futuro»
Il reparto di rianimazione dell'ospedale di Polistena si troverebbe ad affrontare una significativa carenza di personale. Questa situazione critica potrebbe compromettere la qualità delle cure e suscita apprensione tra la popolazione. Con urgenza, si richiedendo interventi tempestivi da parte delle autorità sanitarie regionali per mantenere gli standard di sicurezza e assistenza.
Il Comitato a tutela della salute guidato da Marisa Valensise ha annunciato, quindi, una mobilitazione permanente «contro la paventata chiusura del reparto di Rianimazione dell’Ospedale di Polistena per mancanza di rinnovo del contratto ai liberi professionisti».
Gli attivisti sottolineano che «un reparto lasciato con pochissimi medici non può sostenere i turni necessari per garantire un servizio essenziale. Pare si voglia bloccare tutto. La rianimazione è in sofferenza, non riesce più a coprire i turni e la situazione è diventata insostenibile».
Per questo motivo, il comitato a tutela della salute afferma che «da domani, ore 17:00, inizia l’occupazione dei cittadini davanti all’Ospedale di Polistena. Saremo costretti a rimanere ad oltranza e ad avviare anche lo sciopero della fame, finché il Presidente Occhiuto e il Direttore Generale non individueranno una soluzione concreta che restituisca vita e dignità a questo ospedale, come è giusto che sia. L’ hub di Reggio Calabria non può sopperire da sola a un’offerta sanitaria così imponente: parliamo di un bacino di circa 180.000 abitanti. Invitiamo tutti a seguirci e a partecipare: da domani si parte e si resta, giorno e notte, in tenda davanti all’Ospedale Santa Maria degli Ungheresi. La salute non si chiude. La Rianimazione di Polistena deve restare aperta».
Il sindaco, Tripodi: «Senza personale, la sanità nella Piana non ha futuro»
Sulla questione, poche ore fa, è intervenuto anche il sindaco di Polistena, Michele Tripodi: «Esprimiamo forte preoccupazione in merito alle notizie, sempre più insistenti, dell’imminente chiusura del reparto di Anestesia- Rianimazione dell’Ospedale di Polistena. Da quanto ci viene segnalato, l’impossibilità di attivare nuove proroghe per i liberi professionisti sta determinando un grave disagio organizzativo. Senza anestesisti e rianimatori sono a rischio perfino gli interventi chirurgici».
Per il primo cittadino «siamo di fronte a una condizione di sofferenza che si aggrava ulteriormente per l’assenza temporanea di diversi medici cubani, a quanto pare attualmente in riposo per un periodo fino a febbraio. Questa situazione dà la misura dell’importanza e dell’indispensabilità del contributo dei medici cubani, i quali tuttavia non possono rappresentare una soluzione strutturale e permanente per i nostri ospedali. Al tempo stesso, essa evidenzia un limite programmatico che una visione politica miope da parte della Regione Calabria ha mostrato fino a oggi: non aver investito in soluzioni stabili e durature, accontentandosi di affrontare le emergenze “alla giornata”, senza strategie e prospettive certe per l’Ospedale di Polistena e per gli altri presìdi del comprensorio. Senza personale medico e paramedico la sanità della Piana non ha futuro. Altro che promesse di nuove strutture».
Michele Tripodi chiede con urgenza di sapere se «è fondata la notizia dell’imminente chiusura del reparto di anestesia rianimazione e, soprattutto, quali misure immediate e strutturali l’ASP e la Regione Calabria intendano assumere per garantire continuità assistenziale, sicurezza dei percorsi chirurgici e risposte concrete ai bisogni degli ammalati di tutto il territorio».
Intervenuto anche Michele Conia, presidente dell'associazione "Città degli Ulivi" che riunisce i sindaci della Piana di Gioia Tauro, il quale si è detto molto preoccupato e ha fatto un appello alle istituzioni per ottenere risposte celeri: «Scatta un problema serio di ordine pubblico. Chiudere rianimazione significa, di fatto, ammazzarci. È gravissimo, intollerabile».